Odio il Capodanno

capodannoOgni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno“.

Cos’è il 31 dicembre? Di certo non la fine di un’era, non il termine di una vita. Ma solo un limite temporale che, diciamocela tutta, serve per accantonare gli eventi negativi dell’anno passato e infondere speranza che nel 2015 tutto possa essere migliore. Il 31 dicembre è un paletto che serve per farci stare meglio e trovare una vena di speranza per l’anno appena iniziato.  

In fondo siamo sempre scontenti. Della nostra vita, delle scelte prese nel corso dell’anno, delle opzioni non prese in considerazione. Siamo sempre troppo prodighi nel giudizio negativo di quanto è successo. Sempre pronti a fare le vittime della situazione, perché il 2014 “è stato un anno di merda”, “un anno da dimenticare”. E se dimenticassimo veramente il 2014? Siamo sicuri che saremmo gli stessi? Siamo sicuri che tutti gli eventi negativi che hanno “costellato” questo anno “infausto” non siano riusciti a dare una bella lezione? Una lezione di vita, si intende.

orologioVedete io del 31 dicembre non capiscono una cosa, non capisco come si possa pensare che allo scoccare della mezzanotte tutto possa cambiare magicamente. In fin dei conti è un giorno che finisce e un altro che inizia. Allo scoccare della mezzanotte non siamo di certi più bravi, più belli, più coraggiosi. Solo più sbronzi.

Una lancetta che va avanti non è il motore propulsore del cambiamento. È solo la fine di un’ora, di un giorno, di un anno. Non porta con sé il tanto agognato mutamento. E non siamo sempre gli stessi. Scontenti, delusi. Come se l’anno appena iniziato possa cambiare le nostre vite. E non ci vogliamo rendere conto che solo noi possiamo sbloccare il meccanismo del cambiamento. Ecco perché mi trovo d’accordo con Antonio Gramsci: “odio il Capodanno”.  “Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore”. Con questo non intendo seguire il copione del Grinch del Capodanno, ma solo dire che ogni giorno è quello giusto per il cambiamento. E ogni giorno può essere Capodanno. Il nostro.

cena_con_gramsci_copertina-42491140Di seguito il testo integrale.

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno.Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati”.

 

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