Je suis Charlie Hebdo

10891586_759929710726729_6691231091175754963_nJe suis Charlie Hebdo.

532948_10153538098193135_475095823604422795_nUccido in nome di un Dio. Che poi dovrebbe essere uguale per tutti.

Uccido in nome della religione. La stessa religione che fa del rispetto e dell’amore fraterno i suoi valori cardine.

Uccido in nome dei diritti. Quelli di una piccola parte di popolazione che ha il potere e che comanda sulle minoranze.

Uccido in nome dell’economia. Perché diciamocela tutta conviene a tutti acquisire il potere su aree ricche di materie prime. In questo modo posso far sviluppare le tecnologie.

Uccido in nome dei valori del fondamentalismo. Dell’interpretazione che ognuno sceglie di darsi e di dare alle scritture. Che siano sacre poco importa.

Uccido in nome della libertà. Non quella di espressione, ma quella individuale che cerco di imporre in giro per il mondo.

Uccido perché sono la guerra. Di religione, di libertà, di espressione. Uccido perché non so fare altro. Se non mettere un uomo contro l’altro. In nome di elementi astratti. Uccido perché non posso fare altrimenti.

10906222_10152631579141864_7726107205274799359_nAll’indomani della strage nella redazione di Charlie Hebdo cosa rimane? Una guerra intellettuale nata per condannare l’islam. Forse è troppo. Sarebbe come dire che tutti i meridionali sono mafiosi e che tutti gli arabi sono terroristi. Si chiede il dialogo alla comunità islamica, come se fosse colpevole di quanto accaduto a Parigi. Si chiede alla stessa comunità di prendere le distanze. Poco importa che tre uomini armati di  kalashnikov per le strade di Parigi siano  andati ad assassinare la satira in nome di Maometto. Nessuno si è chiesto chi fossero, da chi fossero stati mandati e dove sono stati addestrati. Si parla solo di Islam, di fondamentalismo e di intolleranza. Le parole di Salvini, di Gasparri e di altri esponenti politici hanno fatto male. Alla democrazia, all’uguaglianza e alla tolleranza tra i popoli.

Assassinare la satira, quella del settimanale francese che non ha mai guardato in faccia colori politici e religioni è un assassinio alla democrazia e alla libertà di espressione.

10429413_373039372877654_5801799915876948164_nSiamo e continueremo ad essere lontani da Charlie Hebdo. Noi non siamo CH. Purtroppo. Fino a quando un giornalista non riceverà più minacce, fino quando  una redazione non subirà più attentati, fino a quando la cultura del “pensiero giusto è solo quello mio”, allora potremo dire di essere Charlie Hebdo. Fino a quel momento siamo solo una facile preda della cultura dell’odio.

 

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