Napul’è

napoli-golfo-1024x682Bella, bellissima. Con i suoi odori, i suoi sapori e la sua vista. Hanno ragione poeti a cantanti a regalare parole d’amore a Napoli. Perché la città del pizza, del babà e dei Jackal è sorprendente.

Ritorno a Napoli dopo 14 anni di assenza. La prima volta in occasione di un concerto, quello sponsorizzato dalla Coca-Cola e grazie al quale ho visto, con tre ottimi compagni di viaggio, Piero Pelù, Baustelle e Starsailor. Meraviglioso, come l’accoglienza del popolo napoletano e le sue bontà: sfogliatelle, pizza e chi più ne ha, più ne metta. Ho girato tra i vicoli e mi sono innamorata dell’identità napoletana. Quella delle tradizioni vive e popolari e dell’amore verso la propria città.

download (3)Dopo 14 sono ritornata. Il Vesuvio a fare da sfondo al profondo amore che nutro per Napoli. Io e la mia “anima gemella di viaggio”, nonché il compagno della mia vita: Gabriele, decidiamo di andare in macchina. Nel tragitto mettiamo una tappa importante: Pompei. Nessuno dei due ha mai visto gli scavi della città sepolta dal Vesuvio, così decidiamo di visitarla in lungo e in largo.

Lei è splendida. Nonostante gli anni passati a osservare pellegrini e condottieri, è meravigliosa con le sue strutture e i suoi mosaici. Ci osserva sorniona, mentre giriamo tra i vicoli senza cartina. Questa è data qualora decidiate di acquistare l’audioguida, altrimenti potete scaricare l’app sul vostro cellulare. Rispettate l’ambiente ed evitate così di buttare cartacce lungo il tragitto.

10811691_10205509543962462_164440819_n

Mentre camminiamo tra le ville, la necropoli e i numerosi edifici ci sembra di sentire le voci dei romani, le urla delle persone quando nel 78 dopo Cristo sono state sepolte da cenere e lapilli. Lei certo è bella, ma è come una donna che a una certa età decide di lasciarsi andare. In alcuni tratti è abbandonata, non solo per i numerosi crolli che l’hanno investita, distrutta e lasciata a terra, ma anche per piccoli esempi di incuria, come l’assenza di vere indicazioni e la presenza di sporcizia lasciata qua e là. Dal Tempio di Apollo all’anfiteatro, passando per le terme e gli edifici dei nobili, Pompei è veramente splendida, così tanto che è difficile lasciarla. Ma Napoli ci aspetta, così come la nostra amica Carmen. Così ci rimettiamo in viaggio e alle 16 siamo nella città cantata da Pino Daniele.

download (4)La prima cosa che salta agli occhi è il traffico. Tanto, troppo, quasi da far venire una crisi isterica. Arriviamo alla stazione centrale e ci dirigiamo verso piazza Carlo III che ospita l’albergo dei poveri, struttura bianca che un tempo era un ricovero per i minori e oggi è la casa di numerose associazioni, oltre che “casa” per numerose famiglie.

Dopo aver parcheggiato l’auto, ci dirigiamo verso l’albergo. È in pieno centro a pochi passi dalla stazione. L’albergo prenotato con un pacchetto viaggio è l’unico che ha risposto alla richiesta di prenotazione. Quindi se intendete acquistare un pacchetto viaggio assicuratevi che sia il migliore in circolazione. Per evitare di non poter usufruire del regalo.

La nostra villeggiatura a Napoli inizia quando mettiamo piede fuori dall’albergo. A novembre l’aria è calda. È il bello del sud Italia. Insieme a Carmen ci dirigiamo verso il centro storico. Trovare parcheggio è un’impresa, poi riusciamo a trovare un piccolo buco. E quindi via verso le vie addobbate a festa per il Natale. Prima tappa: bar. Per prendere un caffè. Lo ammetto sono drogata di caffeina. Ne ho bisogno. Anche adesso, mentre digito parole al computer ho una bella tazza di caffè accanto.

download (5)Ci inoltriamo quindi tra i vicoli del centro storico, arriviamo nella patria del Presepe: san Gregorio Armeno, dove arte, cultura, tradizione e modernità si mescolano tra loro. Da una parte i presepi tradizionali, sistemati in una sfera di vetro, dall’altra quelli più contemporanei con un Matteo Renzi a grandezza naturale che stringe tra le mani una banconota da 80 euro. Gli stessi che aveva promesso agli italiani. Ma questa è un’altra storia. Rimaniamo incantanti a osservare gli artisti lavorare, quando a un tratto la fame ci coglie. La tappa successiva ci porta in un piccolo bar per assaggiare le sfogliatelle. Abbiamo attraversato Spaccanapoli, e vistole architetture barocche, stile, lo ammetto, che non apprezzo molto. Dopo numerosi giri per il centro storico ci siamo diretti in una pizzeria: il figlio del presidente. Pizza con salsiccia e friarielli, per continuare a dire sì al colesterolo. Cibo squisito e prezzi imbattibili, circa 7 euro a persona.

La serata prosegue verso piazza Bellini, ritrovo di numerosi giovani che suonano, scrivono, parlano e bevono l’apertas: aperol e cedrata. E poi ancora passeggiate verso piazza del Gesù, dove tra locali  universitari si intravedono spazi occupati, nel segno di quella sinistra che intende reagire.

images (5)Napoli è anche questo. È la città in cui Zulù e i 99 posse hanno suonato in nome della libertà del popolo palestinese, di Carlo Cucchi, e di tutte le violenze in giro per il mondo. Ma Napoli è anche la città della camorra, dell’attentato a Giancarlo Siani, della micro criminalità. Quella città colpita nella sua essenza e nel suo essere calda e accogliente dagli attentati. Città ben raccontata da Francesco Rosi, scomparso ieri, che narra con immagini dure e impietose e con parole severe le mani dei corrotti sulla città. Napoli è anche la città dei Di Lauro, degli scissionisti, di Scampia, dei quartieri borderline. Quei quartieri che esistono anche in Calabria e in molti altre aree del Sud del mondo.

images (4)Il giorno dopo ci dirigiamo alla stazione. Tappa della mattina è il bar. Caffè e sfogliatella, per poi immergerci nelle atmosfere napoletane, quelle del centro storico e dei sotterranei. Perché a quaranta metri di profondità sotto le vie del centro storico, si trova un mondo a parte, una sorta di viaggio nel tempo lungo 2400 anni. L’ingresso al sottosuolo è in piazza San Gaetano, vicino la Basilica di San Paolo Maggiore. Al costo di 15 euro abbiamo girato tra le “grotte” della Napoli sotterranea, per due ore abbiamo visitato le cisterne usate dalla popolazione come rifugio durante la seconda guerra mondiale. Il secondo appuntamento è la visita al Teatro Greco Romano, attraverso il pittoresco ingresso, in un basso in Vico Cinquesanti.

Vicino lo stesso vico troviamo una trattoria in cui mangiare. Ordiniamo pasta e patate e pasta e ceci, specialità tipiche del luogo, e in piena atmosfera Jackal “duj frittur”. Di pesce ovviamente. Quindici euro a persona.

download (6)Il giro prosegue in via Toledo, dove dopo aver ammirato una delle metropolitane più belle al mondo, decidiamo di camminare. Passiamo accanto alla Galleria Umberto I, nello stesso punto in cui mesi fa un ragazzo è stato colpito in testa da un calcinaccio. images (2)E poi decidiamo di vedere le vetrine dei negozi ed entrare al Disney Store, dove incontriamo Fabio Balsamo, uno degli attori dei The Jackal, Noemi per intenderci. Dopo i selfie e le foto di rito proseguiamo verso piazza del Plebiscito. La stessa che ho visto 14 anni prima. Questa volta vuota, senza ragazzi deliranti e folle oceaniche. Sola con le sue colonne.

chiaia-napoliIl viaggio a Napoli prosegue sul suo lungomare, e la riviera di Chiaia. In lontananza spicca il castel dell’Ovo, il castello più antico della città di Napoli. Dopo un giro tra i locali della movida napoletana ci dirigiamo nell’aristocratico quartiere di Chiaia e San Ferdinando. Palazzi maestosi, anche troppo, che gridano la proprie imponenza. Non me ne vogliate, ma le atmosfere preppy non fanno per me.

download (7)Si prosegue lungo la strada piena di negozi, gente in ghingheri per fare gli acquisti di Natale e poi siamo di nuovo in via Toledo. Arriviamo in piazza Dante, dove nella via attigua molte librerie stanno chiudendo. E con l’amarezza nel cuore ritorniamo in albergo. Prima però ci dedichiamo a un’altra bella pizza. L’ultima della vacanza.

 

 

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anghessa ha detto:

    Grazie per la gradevole passeggiata,naturalmente suscitando melanconiche nostalgie. Non dico quali ristoranti e Hotel frequentavo,con la simpatica consuetudine di farmi preparare,gustosi “gatteau” alla napoletana,certo l’origine “era” francese,ma a Napoli é stata completamente rivisitata,tanto da essere un nuovo piatto.Saluti

    Mi piace

    1. Enrica Tancioni ha detto:

      Grazie a te. Ps il gateau, nonché gattó, si fa anche in Calabria

      Mi piace

      1. Anghessa ha detto:

        Grazie,ho frequentato molto la Calabria,ma non ho mai provato il ‘gatto'” calabro,rimango legato a quello Napoletano!!sauti

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.