On the road da Berlino a Gaza

mappa-muri_emb8I muri. Pareti reali e virtuali nate e costruite per dividere. I muri virtuali sono quelli che si alzano per limitare la comunicazione, per difendersi dagli “attacchi esterni” e per porre fine a relazioni ormai stanche o mai iniziate. I muri reali sono quelli eretti per dividere etnie e interi territori. I muri dividono, isolano e impediscono la libera circolazione e lo sviluppo di un territorio. A volte, come nel caso di Gaza, i muri letteralmente imprigionano. I muri violano i diritti fondamentali delle persone, a partire dalla libertà di movimento, che comporta ricadute negative sulla maggior parte degli altri diritti individuali: alla salute, all’istruzione, al lavoro; i muri separano comunità e famiglie, limitano l’accesso all’acqua e al cibo e quindi ad un adeguato standard di vita.

Domani sera, mercoledì 1 aprile alle 21 ritorna su www.radiobarrio.it On the road, il programma della musica in viaggio. Qui i link per

ciproCerto, nessun muro è eterno: i muri servono solo a prendere tempo, ci ammoniscono gli storici. Eppure sessant’anni dopo la sua costruzione, il muro che divide le due Coree sembra irrimediabilmente incastonato nel territorio e destinato a rimanere. Similmente, proprio in questi giorni è trapelata la notizia che i negoziatori israeliani avrebbero proposto di trasformare il tracciato della “barriera di separazione” nel confine permanente tra Israele e lo Stato palestinese. Da notare è che questo tracciato è stato dichiarato illegale dalla Corte internazionale di giustizia dell’Onu già nel 2004 e sarebbe quindi da smantellare piuttosto che da rendere permanente.

Come affermato dallo storico Frederick Taylor a proposito del muro di Berlino: “Puoi fermare le persone, puoi porre loro dei limiti ma troveranno sempre una via. I muri mostrano che i politici hanno finito le idee in merito a cosa fare in una situazione difficile con il vicino, che non sono in grado di trovare una alternativa”.

385862_2697713526531_2022461078_nIl più famoso è il muro di Berlino, ma il mondo è pieno di barricate che dividono Stati e territori. Se quello di cui si parla maggiormente, per le critiche internazionali, è quello israeliano, esistono però numerosissime altre “frontiere” erette quasi tutte dopo la creazione del muro tedesco, che fino al 9 novembre 1989 separava la zona est della Germania, sotto controllo sovietico, da quella ovest, di influenza occidentale. Si va infatti dal muro che separa Stati Uniti e Messico, costruito in funzione anti-immigrazione clandestina, a quello che protegge l’enclave spagnola di Ceuta nel territorio marocchino. Ecco poi il muro che divide Corea del Nord e Corea del Sud, o ancora l’Oman dagli Emirati Arabi.

321421_10201192807166740_348332233_nIn realtà, da quando il muro di Berlino è finalmente caduto quasi un quarto di secolo fa, anziché accorciarsi com’era auspicabile, la lista si è costantemente allungata. Basta visitare la mostra fotografica che è stata allestita proprio sull’ultimo pezzo rimasto (a mo’ di cimelio) del muro che un tempo divideva l’attuale capitale tedesca, e che raccoglie le potenti immagini dei vari muri e barriere che Kai Wiedenhöfer, fotografo berlinese, ha scattato negli ultimi sette anni in giro per il mondo, in posti difficili da raggiungere e pericolosi da visitare, quali Baghdad e Gaza.

I giornalisti del Guardian si sono concentrati in particolare su dieci situazioni, ciascuna delle quali è graficamente rappresentata attraverso immagini satellitari.

usa e messicoOvviamente c’è la barriera di separazione che divide Stati Uniti e Messico, con i suoi (finora) 555 kilometri fatti di acciaio, cemento e filo spinato, sempre più fortificata e militarizzata; c’è il muro che Israele sta costruendo dal 2002, dichiaratamente a fini di sicurezza, che divide un popolo e sottrae illegalmente terre al territorio palestinese; c’è poi il muro che dal 1953 segna la demarcazione tra due mondi, più ancora che tra due paesi, la Corea del Nord dalla Corea del Sud; e ci sono i novantanove muri che dividono le comunità protestanti e cattoliche di Belfast in Irlanda del Nord.

Policemen patrol next to a wall being built by Rio de Janeiro city hall to limit the expansion of the Dona Marta slum from encroaching on the forest in Rio de Janeiro May 29, 2009.Esistono poi comunità “murate”, ma al contrario, nel senso che il muro anziché essere prigione è una sorta di volontaria protezione dal mondo che c’è fuori, come il muro di Alphaville in Brasile dove dal 1978 l’élite metropolitana cerca sicurezza dalla criminalità di San Paolo. Altri muri recentemente eretti dividono e isolano vari quartieri della città di Homs nella Siria di oggi, devastata dalla guerra civile. L’ultima frontiera, avamposto politico dell’Europa, è quella che divide la Grecia dalla Turchia, lungo la quale il governo greco sta ora costruendo un muro lungo circa diecimila metri per impedire l’immigrazione in Europa da paesi del Terzo mondo.

ceuta1Impressionante e altamente tecnologica è la barriera che si trova a Ceuta e Melilla, territorio appartenente politicamente alla Spagna ma geograficamente al Marocco, che segna idealmente la linea di divisione, invalicabile, tra l’Africa e l’Europa e che lo scrittore spagnolo Lorenzo Silva ha definito “un simbolo del fallimento dell’Europa e del genere umano in generale … una barriera che separa due mondi”. Si estendono per oltre 4000 kilometri le barriere di filo spinato che l’India ha pianificato e sta costruendo per circondare e isolare da sé il confinante Bangladesh, mentre circa 2700 kilometri di sabbia, pietre, filo spinato e mine costituiscono la più antica barriera di separazione ancora in funzione, che corre nel deserto del Sahara in un territorio conteso tra Marocco Algeria e Mauritania.

maroccoNel bacino del Mediterraneo esistono, poi, la barriera elettrificata costruita dalla Spagna (e costantemente vigilata) che marca il confine tra l’enclave spagnola di Ceuta e il Marocco, e la “cintura di sicurezza” di 2.700 km nel Sahara, voluta dal Marocco per proteggersi dalle incursioni dei terroristi del Fronte Polisario. Le cose non cambiano, poi, se ci si sposta nel nord Europa e precisamente nell’Irlanda del Nord: sono molti qui i muri che separano cattolici da protestanti, non solo nella “calda” Belfast.

Oltre a quelli già menzionati, altri muri esistono, più o meno conosciuti, più o meno lunghi, più o meno militarizzati. Costruiti con i più vari pretesti e giustificazioni.  Ma tutti accomunati da una cosa: la paura. E l’incapacità di trovare una soluzione diversa.

La lista dei muri, che si sono aggiunti o hanno “sostituito” quello da 155 metri appunto a Berlino è lunghissima, a testimoniare come le barriere storiche non solo non sono cadute, ma sono persino aumentare dopo la Seconda Guerra mondiale. A censire tutte le costruzioni erette dall’uomo a protezione dei propri territori e Stati sovrani è stata l’associazione UQAM, Chaire Raoul Dandurand en études stratégiques et diplomatiques dell’Università del Quebec a Montreal , che ha realizzato una mappa.

wset bank west bank2E’ il caso – forse il più noto – del muro costruito dagli israeliani lungo il confine con la Cisgiordania. La barriera, che nel progetto originale dell’allora ministro dell’Edilizia Sharon doveva essere di 790 chilometri, rappresenta uno dei muri più grandi, ma soprattutto contestati al mondo. A separare gli Stati Uniti dal Messico è invece un muro di 3.140 km, costruito a partire dal 1994 lungo la frontiera di confine.

Tra Corea del Nord e Corea del Sud esiste poi un altro muro, che si aggiunge ad una zona di separazione, demilitarizzata, monitorata in modo costante anche grazie a sofisticatissimi apparecchi, come il Kinect: secondo il giornale coreano Hankooki, infatti, questo dispositivo è in grado di distinguere persone, animali e oggetti, grazie alla rilevazione di battiti cardiaci e fonti di calore.

zimbabweSempre in Asia c’è un’altra “barricata” poco nota, che separa Thailandia da Malaysia (ex Malesia), edificata dalla prima per impedire ai terroristi islamici di raggiungere il proprio territorio. Tra Zimbawe e Botswana, in Africa, c’è invece una barriera elettrificata che corre lungo la frontiera tra i due paesi. In questo caso, il motivo ufficiale è quello di impedire che gli animali selvatici passino da un Paese all’altro, ma in realtà fa comodo al Botswana per arginare l’immigrazione di profughi in arrivo dallo Zimbawe.

ciproTra India e Pakistan è stato costruito un muro lungo 3.300 km, lungo la frontiera contesa tra i due Stati, mentre poco lontano c’è anche un muro che separa il Pakistan dall’Afghanistan, lungo 2.400 km. Quello al confine tra Uzbekistan e Tagikistan è dotato di sensori e videosorveglianza e serve a impedire il passaggio di migranti, così come quello tra Yemen e Arabia Saudita, che se ne è dotata contro l’immigrazione clandestina, nonostante sia tra i principali oppositori al muro israeliano. Anche tra Oman ed Emirati Arabi Uniti esiste una “frontiera cementificata”, così come tra Kuwait e Iraq (215 km, rinforzati dopo la guerra del Golfo) e tra la Turchia e Cipro, per delimitare i territori rivendicati da Ankara.

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