Il mio viaggio ad Expo

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Palazzo Italia

È l’Expo bellezza. O forse no. Dipende dai punti di vista, se pensate di entrare in un grande mercato gestito da persone straniere in cui poter assaporare multiculturalismo, allora avete sbagliato completamente visione. Perché l’Expo, con i suoi 140 padiglioni, è una grandissima struttura all’aperto molto costosa. Pasti compresi. Nonostante il main theme dedicato alla nutrizione e al cibo, molti padiglioni sono bar o mercati che male hanno sviluppato il tema. Forse per mancanza di finanziamenti, forse per l’opportunità di farsi conoscere in Italia. Fatto sta che l’Expo deve essere vissuta per quello che è. Una grande operazione commerciale. Una grande fiera che non è riuscita a sviluppare il tema della nutrizione e della necessità di evitare gli sprechi.

I PADIGLIONI DA VEDERE.

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Padiglione 0

Il padiglione zero. È il primo padiglione dall’entrata Ovest di Triulza ed è idealmente il primo da visitare, per entrare nello spirito dell’evento, perché all’interno si fa un viaggio attraverso la storia alimentare dell’uomo, dagli inizi a oggi. La finta biblioteca che i visitatori si trovano davanti appena entrati è molto d’impatto: simboleggia la memoria dell’umanità sull’alimentazione. Poi c’è una parete con tutti i principali semi del mondo e un impressionante “muro digitale” che raccoglie le fluttuazioni dei valori degli alimenti. A seguire l’evoluzione della produzione del cibo e l’eccessivo spreco. Usciti da questo padiglione vi sentirete molto tristi e depressi e cercherete di non sprecare.

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Padiglione Azerbaijan

Il Padiglione Azerbaijan . Progettato da Simmetrico Network con l’idea di condurre i visitatori all’interno di tre sfere di vetro distribuite su più livelli per rappresentare diverse biosfere, la struttura si sviluppa su un’area di 887 metri quadri. È realizzata in legno e pietra, vetro e metallo, con un controllo passivo del microclima ottenuto lasciando più libero il fronte nord della struttura.

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Padiglione Kazakistan

Il padiglione Kazakistan. Nato come percorso di emozioni, creatività e contenuti innovativi, il padiglione del paese, che ospiterà l’Esposizione universale nel 2017, tenta di spiegare il tema della nutrizione con 15 rotonde: agricoltura, animali da allevamento, meraviglie del Kazakhstan, ecologia, acquacoltura e agricoltura sostenibile. Anche se il pezzo forte è il  video in 4D proiettato in una sala con poltroncine dinamiche che rispondono alle sollecitazioni del filmato. Il video porta gli spettatori dallo spazio cosmico alle steppe kazake, in un’esperienza davvero emozionante.

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Padiglione Uk

Il padiglione Gran Bretagna. Per scegliere a chi affidare il progetto del suo padiglione la Gran Bretagna si è affidata a una competizione. Il vincitore è stato Wolfgang Buttress, che ha realizzato una struttura ispirata agli alveari per sottolinearne l’importanza nel nostro ecosistema. L’obiettivo (raggiunto) è quello di colpire il visitatore e lasciare il segno, grazie a una costruzione dal forte impatto visivo che unisce design a ecologia su una superficie di ben 1910 metri quadrati.

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Padiglione Slovenia

Il padiglione della Slovenia. Si estende su un’area espositiva di 1910 metri quadri, in cui si cerca di spiegare il forte collegamento tra un ambiente sano e un cibo sano prodotto a livello locale con metodi che non pesano sull’ecosistema: le risorse naturali sono infatti la chiave per un cibo sostenibile e per una buona qualità della vita. Cinque piramidi di legno e vetro ripropongono il tipico paesaggio montuoso della Slovenia. Al termine della visita, che culmina in uno spazio aperto con viti, ulivi e una mini-foresta vengono donati a ciascuno cinque chicchi di grano saraceno. E non dimenticate di camminare sul sale marino all’interno della struttura.

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Padiglione Svizzera

Il padiglione della Svizzera. La Svizzera ha fatto del concetto il suo padiglione Expo. Ha puntato sul significato, riassunto nella scritta sulla torre centrale: “Ce n’è per tutti?”. In poche parole: un grande magazzino di sale, acqua, mele e caffè, da cui ognuno può attingere quanto vuole, prelevando gratuitamente le quantità desiderate di alimenti. Una piramide nata per porre l’accento sulla finitezza delle risorse. Queste non bastano per tutti.

expo22Il padiglione dell’Angola. L’Angola ha avuto una crescita economica fortissima, basata principalmente sul petrolio e sui diamanti. Oltre alle belle installazioni contenute all’interno, che spiegano la cultura e l’alimentazione angolana, è possibile avviare installazioni interattive che spiegano i modi per evitare di sprecare cibo.

expo giapponeIl padiglione del Giappone. È uno dei più tecnologici di Expo – c’è per esempio una stanza buia che viene illuminata da immagini e luci proiettate sulle pareti formate da specchi (tramite una nuova tecnologia di projection mapping), in cui viene ricreato in modo molto scenografico l’ambiente tipico delle risaie giapponesi – ma non dimentica la tradizione locale. Lo spettacolo finale del ristorante del futuro è un po’ kitsch. Nei primi spazi si viaggia attraverso suggestioni belle ma un po’ inutili, poi il percorso diventa più interessante (le soluzioni per il pianeta), fino ad arrivare al ristorante del futuro, dove si interagisce con un paio di bacchette.

expo germaniaIl padiglione della Germania. Quello tedesco è forse il padiglione di Expo con più contenuti all’interno ed è uno di quelli più interattivi. Sembra quasi uno Science center, un museo della scienza di ultima concezione. I tedeschi hanno cercato di spiegare i concetti legati all’alimentazione del futuro, alla conservazione della biodiversità, all’importanza del clima, dell’acqua e della terra, nel creare un percorso che coinvolge grandi e piccoli (attraverso un semplice ed efficace stratagemma tecnico, il seedboard). Si passa poi al Giardino delle idee, dove si mostra come ognuno di noi può modificare attivamente il rapporto con la natura; e si finisce con lo show, che prende spunto dalle api, con lo slogan “Bee active”.

expo13Il padiglione della Repubblica Ceca. Si presenta a Expo Milano 2015 come un Paese che ha una ricca tradizione nel campo della produzione agricola e alimentare, e nel contempo come leader mondiale in alcuni campi specifici. Vuole presentare l’esperienza e l’innovazione nella gestione delle risorse idriche e del loro uso, i risultati degli istituti di ricerca biochimica e nanotecnologici di ricerca applicata nella cura dell’ambiente, nella salute umana e animale e nella produzione di alimenti sicuri. L’acqua è l’elemento principale dell’Esposizione, in linea con il Tema dell’evento Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. L’acqua accomuna il mondo della scienza, la nutrizione, la cultura e la vita della gente ed è concretamente presente nello specchio d’acqua che diventa l’epicentro del padiglione.

PADIGLIONI DA EVITARE.

expo15Il padiglione del Brasile. Il padiglione ospita  installazioni poco interessanti. I motivi sono riconducibili alla rete che è diventata una delle attrazioni più apprezzate dell’Expo.  La passeggiata sulla rete sospesa sopra alle piante tipiche brasiliane simboleggia in teoria la varietà di tradizioni, paesaggi, culture e cibi che caratterizza il paese, ma soprattutto è un divertimento. Né più né meno.

expo19Il padiglione degli Emirati Arabi Uniti. C’è un video in 3D che spiega come le esperienze delle generazioni passate sono molto importanti anche nel presente, c’è una stanza dedicata alla prossima Expo che si terrà proprio negli Emirati Arabi, a Dubai nel 2020. A parte la bellezza architettonica, il padiglione offre installazioni interattive che si bloccano. Il messaggio è blando e poco efficace.

expo franciaIl padiglione della Francia. La struttura sembra un mercato con i prodotti appesi al soffitto. All’ingresso è possibile vedere le piante che la Francia coltiva all’interno dell’orto mediterraneo. Nonostante i video in cui si tenta di spiegare come risolvere il problema della malnutrizione, la Francia punta troppo sul nazionalismo.

expo usaIl padiglione degli Stati Uniti d’America. Il Padiglione – al quale si accede tramite una passerella in legno recuperato dal lungomare di Coney Island – si ispira a un tradizionale granaio americano e si sviluppa come una struttura aperta su più piani. L’elemento distintivo del Padiglione è la grande ‘fattoria verticale’, da cui si dovrebbe ottenere un raccolto quotidiano. Tuttavia il tema non è sviluppato come dovrebbe, anche perché gli Stati Uniti sono gli spreconi mondiali di alimenti.

expo27Il padiglione del Vietnam. Bella è bella, peccato sia poco funzionaleepoco aderente al tema. Al suo interno una semplice rivendita di souvenir.

Il padiglione del Bahrain.  Al suo interno potrete visitare dieci micro frutteti che dovrebbero dare prodotti diversi nei sei mesi dell’esposizione. Peccato che la struttura sia anonima e poco attinente al tema della nutrizione.

expo24Il padiglione dell’Argentina. Silos e installazioni interattive accompagnano la visita. Purtroppo il padiglione non si attiene al tema, nonostante la presenza di schede esplicative.

CONSIGLI PER LA VISITA AD EXPO.

Come vestirsi. Expo è all’aperto. I padiglioni sono strutture chiuse, ma si raggiungono percorrendo un viale, il Decumano, coperto solo da teloni, che in alcuni punti si interrompono. I padiglioni sono ai lati del viale, dove i teloni finiscono, e Piazza Italia è scoperta. Controllate il meteo. E vestitevi di conseguenza.

Le scarpe. Macinerete tanta strada. Il Decumano è lungo “solo” un chilometro e mezzo; il Cardo, che lo attraversa all’altezza di Piazza Italia (e alla cui estremità si trovano Padiglione Italia e Albero della Vita), 350 metri: detti così, non sembrerebbero tanto, ma entrerete e rifarete decine di volte il Decumano. Infilate scarpe comode.

Come arrivare e come andarsene. Usate i mezzi, meglio i tram. Potrete prendere il 12 e il 19. Certo il tragitto è lungo ma risparmierete tempo e soldi, perché la fila per entrare dalla biglietteria di Roserio è molto poca e il prezzo del biglietto è 1.50. Se proprio non volete fare a meno dell’auto, usatela ma solo per il serale. Perché se deciderete di parcheggiare ad Arese avrete diritto a due ingressi serali gratuiti.

Le code. Rassegnatevi a fare tante file, più o meno ordinate. Non cadete nell’equivoco che coda significa padiglione imperdibile: spesso, infilandovi in siti all’apparenza deserti potrete scoprire angolini interessanti.  Il consiglio è uno: decidere quale padiglione visitare e fare la fila. Sappiate però che verso sera (dalle 18 in poi) la calca diminuisce.

Dove mangiare. I prezzi sono medio alti. Potrete tuttavia assaggiare le specialità dei paesi nei chioschi di strada, come le patate belga e olandesi e la birra ceca. Se siete celiaci o intolleranti al glutine come la sottoscritta evitate il carretto, a meno che vogliate spendere tanti euro per un panino e una birra. Il consiglio è quindi quello di assaggiare i piatti unici dei paesi africani. Bontà e sicurezza assicurate.

Un ultimo consiglio: visitate i cluster. Lì potrete trovare mostre dedicate al tema scelto e piccoli mercati gestiti direttamente dai cittadini del paese. Fate un salto nel cluster delle terre aride, ogni giorno potrete trovare feste e balli. E assaggiate i piatti del Nepal.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. stefiste ha detto:

    grazie dell’articolo!devo ancora andare e sono combattuta sul da farsi (vivendo in Austria diventa una bella spesa, essendo architetto mi sento in dovere di andare!)

    Piace a 1 persona

    1. Enrica Tancioni ha detto:

      È una bella esperienza… ti consiglio l’ingresso da Roserio (tram 12 e 19) così eviti code. Entra con le idee chiare sui padiglioni da vedere… potresti beccare ore e ore di fila…

      Piace a 1 persona

      1. stefiste ha detto:

        avevo quasi quasi pensato un’escursione serale…ma no credo mi basti il tempo!

        Mi piace

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