Alla scoperta del Liberty milanese

libertyFoglie e decorazioni floreali, maioliche colorate e statue imponenti. Sono queste le caratteristiche del Liberty a Milano. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, la città meneghina ha conosciuto una forte espansione. La città inizia infatti ad assumere il ruolo di guida industriale ed economica di tutto il paese. E nel periodo di forte ascesa per la borghesia cittadina,  i nuovi imprenditori, industriali e commercianti acquistano potere all’interno della vita economica e sociale  così iniziano a costruire dimore e nuovi quartieri, per mostrare la propria agiatezza e il nuovo potere, imponendo un nuovo stile che differenziasse i loro palazzi da quelli patrizi, che sino ad allora avevano dominato lo sviluppo architettonico della città.

exopo libertyMotivo di impulso è l’Esposizione universale del 1906, definita grande occasione per mostrare il progresso raggiunto dal paese ospitante. Grazie a questo evento, la città viene arricchita da palazzi liberty, stile dominante in Europa e nelle precedenti esposizioni. Per tutta questa serie di motivi, Milano presenta opere liberty sia di carattere pubblico che privato.

stazione centraleL’itinerario ha inizio nella Stazione di Milano, opera di Ulisse Stacchini (1931), dove si ritrovano particolari architettonici in stile Liberty e Art Déco. La facciata, che affaccia su piazza Duca D’Aosta è larga 200 metri, dietro e parallelamente ad essa, corre la “Galleria delle Carrozze“. Sul terrazzo della “Galleria delle Carrozze”, spiccano due cavalli alati, che rappresentano il “Progresso, guidato dalla volontà e dalla intelligenza” opere di Armando Violi.

stazione centrale milanoLa stazione non ha uno stile architettonico definito, ma è una miscela di diversi stili, in particolare Liberty e Art Deco uniti alla monumentalità dell’architettura fascista. I grandi ambienti pubblici della stazione (galleria di testa, Biglietteria centrale e Galleria delle Carrozze) richiamano le architetture monumentali romane; a dispetto dell’apparente monumentalità essi sono realizzati con economia di mezzi: le parti superiori delle pareti sono in cemento decorativo che imita il marmo di rivestimento delle parti inferiori, le grandi volte non sono strutturali, ma appese e gli elementi decorativi sono in gesso (fregi della biglietteria, pannelli con simboli zodiacali) o cemento (statue, protomi leonine). La tettoia, che copre i suoi 24 binari, è  composta da cinque volte in ferro e vetro e lunga 341 metri, è opera dell’ingegnere Alberto Fava. Al binario 21 si trova la “Sala Reale”, sala d’attesa della famiglia Savoia e della corte, divisa in sala reale e sala delle armi.

cinema dumont milanoIn via Frisi 8 è ancora conservato il Cinema Dumont. Costruito tra il 1908 e il 1910 su un lotto precedentemente occupato dal lazzaretto, il cinema Dumont è l’edificio dalla storia più nostalgica dell’itinerario.  Inaugurato come cinema d’eccellenza, con il tempo ha subito gli effetti del degrado, fino ad arrivare alla demolizione dell’abitazione dei primi proprietari e alla conversione in rimessa per automobili. Nonostante le manomissioni all’impianto, il cinema Dumont, il secondo costruito in Italia dopo il Lumière di Pisa (1905), è tornato recentemente alla luce. Aperto al pubblico come biblioteca di quartiere all’interno conserva ancora parte dei sostegni originali, mentre dall’esterno le decorazioni in cemento armato modellato in medaglioni, elementi vegetali e maschere collocano lo stile dell’edifico in un pieno periodo liberty.

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Si prosegue con una passeggiata nella zona limitrofa, la più intensamente Liberty della città. Oltre all’Hotel Diana, all’11 di Viale Piave, si trova Casa Bossi, costruita nel 1904 da Giovanni Battista Bossi. Originariamente l’hotel era una delle prime piscine pubbliche di Milano per essere quindi  trasformata in una pista di ghiaccio. Soltanto in un secondo momento è stato trasformato in hotel, nel Kuursal Diana, oggi Diana Majestic.

Casa Berri-Meregalli2In via Cappuccini 8 invece svetta Casa Berri-Meregalli, in cui l’eclettismo esasperato del progetto del 1911-1913 di Giulio Ulisse Arata, si manifesta nell’esuberante concentrazione di stili architettonici. Questi si fondono dalle logge romaniche con il verticalismo gotico alla leggerezza del Liberty, così da segnare insieme alla Stazione e al Castello Cova la chiusura dell’esperienza liberty milanese. Per la realizzazione di questo edificio hanno lavorato i migliori artigiani, primo fra tutti Alessandro Mazzucotelli a cui si deve il prestigio degli apparati decorativi in ferro battuto.

Casa Berri-MeregalliGli effetti cromatici dovuti all’uso del cemento armato, del mattone e del mosaico sottolineano l’articolazione delle volumetrie, la soluzione d’angolo con il portone d’ingresso e le decorazioni. In quest’ultime il tema animale prevale su quello vegetale con pesci, rane, teste d’ariete, gufi, bovini e sculture a tutto tondo di putti.

Casa GuazzoniSu via Malpighi, ci sono altri due edifici in stile liberty progettati dallo stesso architetto: Casa Guazzoni (civico n. 12) costruita tra il 1904 e il 1906 e la bellissima Casa Galimberti (civico n. 3) del 1931. Casa Guazzoni si riconosce grazie ai  gargoyles e i cherubini presenti sulla facciata così come i suoi magnifici affreschi restaurati nel 1997.  Si compone di un corpo doppio a forma di “L” su un lotto trapezoidale ed è situato all’angolo tra via Malpighi e via Melzo, mentre la struttura è composta da murature portanti in mattoni. Il solaio tra cantina e piano terra è in cemento armato. L’edificio interpreta il liberty milanese usando il cemento e mescolandolo con il ferro battuto. La struttura con gronda molto aggettante ha sull’angolo due balconi sovrapposti e collegati. I balconi sono collegati ai primi da colonnine di ferro binate ed hanno pure parapetti lavorati in ferro con espressiva coerenza stilistica. L’effetto cromatico è ottenuto tramite l’impiego di materiali diversi: cemento e ferro costituiscono al tempo stesso struttura e decorazione. Anche in questo caso i balconi e le aperture delle finestre si vanno alleggerendo verso l’alto, così come il rivestimento decorativo, più marcato al piano terreno e primo, si va semplificando verso i piani alti: il fitto intreccio di putti e ghirlande, scolpiti in cemento sui contorni delle finestre e sulle balaustre dei balconi del primo piano, si snellisce nelle trame vibranti e incisive dei ferri battuti sovrastanti. La composizione architettonica e decorativa risulta felicissima ed estremamente proporzionata nei suoi elementi. Il corpo scale è esagonale, con ringhiera in ferro battuto e gradini di marmo a sbalzo. È stato restaurato nel 1997 lo zoccolo marmorizzato e le decorazioni floreali sul soffitto e sui lati. Le decorazioni riprendono il disegno del ferro battuto e seguono l’andamento delle porte di ingresso agli appartamenti.

Casa GalimbertiCasa Galimberti ha negozi e locali pubblici al piano terreno e 4 appartamenti per piano negli altri quattro piani. È formato da due parti non perpendicolari tra loro all’angolo di via Malpighi con via Sirtori, lunghi rispettivamente 32 e 33 metri. Sotto l’angolo del palazzo passa la Roggia Gerenzana, che porta acque pulite dalla Martesana a Rogoredo per irrigare i terreni agricoli dei Conti Brivio Sforza. Un tratto ancora scoperto lungo 20 metri è visibile nel cortile dell’edificio di via Spallanzani 10 (Unes). La roggia dava acqua alle scuderie della S.A.O. Il basamento della facciata è quasi tutto in ceppo gentile della cave di Brembate e Trezzo, fornito dalla ditta Corda e Malvestiti di Vaprio d’Adda.

Casa Galimberti 2Le balaustre del primo piano sono interamente in cemento, quelle del secondo hanno gli angoli in cemento e la parte centrale in ferro battuto, dal terzo piano in poi le balaustre sono interamente in ferro battuto. La ricca decorazione in ceramica ricopre quasi tutta la facciata per circa 170 metri quadrati ed è eseguita in ceramica dipinta a fuoco su motivi disegnati dall’architetto Bossi.La tecnica della pittura a fuoco su ceramica consiste nel dipingere sul prodotto già cotto e verniciato e richiede un’ulteriore cottura del pezzo.  Al primo piano sono raffigurate delle formose figure femminili mentre negli altri piani vi sono motivi floreali. Le decorazioni in ferro battuto sono state eseguite dalla Ditta Arcari e Bellomi con sede in corso Magenta 66. Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso un sapiente restauro dell’androne d’ingresso e del vano scala, ha riportato in luce la decorazione interna che, a partire dal vano portineria richiama i motivi floreali presenti nelle facciate esterne.

Casa CampaniniSempre del Bossi, in via de Bernardi 1, è Casa Alessio, esempio del liberty milanese. Rimanendo in zona, su via Pisacane, sorgono diversi edifici in stile secessionista nel tagli ascensionali delle finestrature, nella decorazione contenuta e nel coronamento del frontone. Oltre Porta Monforte, in Via Bellini, si trova Casa Campanini (civico n. 11), realizzata tra il 1904-1905 su progetto di Alfredo Campanini, e Casa Tosi. Casa Campanini è stata edificata tra il 1904 e il 1906 dall’architetto Alfredo Campanini, per diventare la sua residenza: il palazzo, assieme a Palazzo Castiglioni rappresenta uno dei migliori esempi del liberty milanese. Di immediato impatto sono le cariatidi di cemento all’ingresso, realizzate dallo scultore Michele Vedani: nonostante rappresentino un chiaro omaggio alle cariatidi originariamente poste all’ingresso di Palazzo Castiglioni di Sommaruga, sono meno austere e monumentali.

Casa Campanini 2Il cancello d’ingresso in ferro battuto, disegnato dallo stesso Campanini e realizzato da Mazzucotelli, riprende i motivi floreali tipici della scultura liberty; queste trame si possono ritrovare anche nei ferri battuti all’interno del palazzo e nella gabbia dell’ascensore. Il palazzo complessivamente, rispetto al più monumentale Palazzo Castiglioni, assume forme meno maestose, ma più attente alla vita quotidiana. All’interno dell’edificio sono presenti numerosi vetri policromi, fregi e affreschi tipici del gusto liberty; ancora conservati sono gli arredi originali e le ceramiche. Degno di nota è il soffitto del portico del cortile, in cui il tema floreale del liberty viene interpretato mediante disegni di mazzi di ciliegie rosse, e il lampadario in ferro battuto. Allontanandosi dal palazzo, si possono osservare i comignoli sul tetto, simili a pinnacoli di sabbia.

Palazzo CastiglioniSpostandosi in corso Venezia 47 si può vedere il Palazzo Castiglioni Sommaruga (1900-1903), opera di Giuseppe Sommaruga. Quando è stato inaugurato  nel 1903,  il suo intento era di mostrare la ricchezza di una delle strade più alla moda di Milano. La facciata è magnifica grazie alle statue di Ernesto Bazzaro e l’interno del palazzo è pluridecorato in ferro battuto e statue veriste, che sono state profondamente influenzati dallo stile Art Nouveau. Le due statue, opera di Ernesto Bazzaro, hanno suscitato non poche polemiche, tanto da far pubblicare vignette satiriche sulla vicenda del palazzo Castiglioni sul giornale Il Guerin Meschino nei mesi successivi all’inaugurazione (17-24-31 maggio e 11-14 giugno e 19 luglio). Le figure femminili purtroppo sono risultate incomprensibili nel loro significato simbolico (in realtà ben rappresentavano l’una la pace e l’altra l’industria), secondariamente sono state criticate perché non avevano un ruolo preciso, non erano cariatidi a sostenere il portale o un balcone, e in ultimo  eranotroppo procaci e nude. Le due statue furono così trasferite nei magazzini della ditta Galimberti, l’impresa a cui era stata affidata la costruzione del palazzo, e successivamente poste su un fianco di villa Luigi Faccanoni, sempre a Milano. Il portale, rimasto privo di questi due elementi importanti, dovette essere modificato: fu rialzato occupando parte della finestra superiore, che nella restante parte è stata tamponata da un bassorilievo: il risultato finale è stato quello di togliere forza all’elemento centrale del palazzo, ovvero il portale e il gruppo di finestre del piano nobile che lo sovrastavano, che adesso risulta della stessa enfasi del portale laterale di servizio, che è arricchito superiormente da una bella finestra tripartita.

Villa Necchi CampiglioVilla Necchi Campiglio in  via Mozart 14, è stata progettata da Pietro Portaluppi tra il 1932 e il 1935, ed è stata la raffinata abitazione di Angelo Campiglio e di Gigina e Nedda Necchi, imprenditori pavesi noti per le macchine da cucire, dal 2001 proprietà del Fai, il Fondo ambiente italiano. Immerso in un ampio giardino, l’edificio dialoga con l’elemento naturale attraverso le ampie vetrate del giardino d’inverno, in cui la modernità e l’agiatezza vengono affiancati a un ricercato uso dei materiali e dell’apparato decorativo. In un angolo appartato della casa, la veranda o giardino d’inverno si apre verso il giardino, mentre l’elemento naturale entra all’interno dell’abitazione attraverso le pareti vetrate, le aiuole interne e la pavimentazione in marmo verde. Le linee esterne ispirate al nascente razionalismo in Villa Necchi Campiglio vengono spezzate dal sapore Decò, evidente soprattutto negli elementi decorativi interni.

Castello CovaUltimo esempio di architettura liberty a Milano è il Castello Cova, noto anche come Casa Viviani Cova, il progettista Adolfo Coppedè, fratello di Gino Coppedè, abbandona ogni forma di decorazione a favore di uno stile neo medioevale in cui le differenze cromatiche e gli elementi architettonici costituiscono l’apparato decorativo dell’edifico. L’eccentrico progetto, eseguito tra il 1910 e il 1915, segue il tracciato delle mura medievali e quasi di fronte alla porta urbica della Pusterla di Sant’Ambrogio ne richiama la struttura con l’uso della muratura non intonacata. Le finestre a bifora o trifora, le merlature guelfe e la torretta spiegano il neo medioevalismo di quest’opera, ancora legata al Liberty milanese solo per il gusto eclettico del bugnato al piano terra e della loggia angolare. Trentacinque anni dopo la costruzione del Castello Cova, proprio la loggia coperta ispirerà la progettazione della Torre Velasca.

galleria vittorio emanueleOvviamente non si può non passeggiare in uno dei più famosi esempi di liberty a Milano, la Galleria Vittorio Emanuele II, una galleria commerciale che collega piazza Duomo a piazza della Scala. Per la presenza di eleganti negozi e locali, fin dalla sua inaugurazione è stata sede di ritrovo della borghesia milanese, tanto da essere soprannominata il “salotto di Milano. Costruita in stile neorinascimentale, è tra i più celebri esempi di architettura del ferro europea e rappresenta l’archetipo della galleria commerciale dell’Ottocento.

Casa LaugierTappa fondamentale è quindi Corso Magenta dove si possono osservare  numerose testimonianze dell’epoca tra cui la Casa Frisia e l’unico esercizio commerciale in stile ancora in attività: la farmacia Santa Teresa. E non solo, perché proprio in corso Magenta 96 si erge Casa Laugier. L’edificio, progettato da  Antonio Tagliaferri abbandona la frivolezza dell’Art Nouveau per esprimersi in toni più classicisti, lasciando comparire  sulla facciata degli innesti in mattone rosso, a memoria della tradizione edilizia lombarda.

Casa Laugier2L’uso decorativo del cemento armato alternato all’applicazione di maioliche, dipinte con teste di leone al primo piano e con motivi vegetali nei successivi, crea dei contrasti cromatici che lasciano risaltare le balconate in ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli. Casa Laugier è l’unico edificio di questo itinerario a vantare ancora l’originalità degli arredi e le vetrate (1910) della farmacia Santa Teresa che occupa i locali commerciali del piano terreno.

palazzina LibertySi trova invece all’interno del Parco Vittorio Formentano (ex Parco di Largo Marinai d’Italia), la palazzina Liberty milanese. Progettata nel 1908 dall’architetto Alberto Migliorini, faceva originariamente parte del Verziere, l’antico mercato ortofrutticolo esistito dal 1911 al 1965. È l’unica struttura ancora oggi rimasta dell’antico complesso. È caratterizzata dalle ampie vetrate, da una facciata in classico stile art nouveau e dai motivi decorativi interni delle piastrelle in ceramica. In origine era sede di un caffè-ristorante all’interno del Verziere, e rappresentava un punto di riunione per le varie contrattazioni tra i mercanti.

palazzina Liberty 2Dopo il trasferimento del mercato in un’altra zona di Milano, la Palazzina Liberty ha versato in stato di abbandono per diversi anni. Nel corso degli anni settanta (1974-1980) l’edificio è stato concesso in uso al “Collettivo teatrale la Comune” di Dario Fo, che l’ha adottato come sede teatrale per i propri spettacoli. Nel 1980 la Palazzina è diventata sede della Civica Banda di Milano. Nel 1992 sono stati completati i lavori di ristrutturazione e la Palazzina Liberty è stata destinata ad iniziative di carattere ricreativo e culturale.

edicola GiudiciL’itinerario si conclude con la visita del Cimitero Monumentale dove si trovano tutti gli artefici del Liberty milanese. Il Cimitero Monumentale, realizzato da Carlo Maciachini a partire dal 1863, può essere annoverato tra le strutture della città moderna e quando, nel 1895, viene riservato alle sepolture perpetue, i ricchi borghesi desiderosi di consolidare il proprio prestigio hanno cercato di dare una spinta notevole alla produzione degli arredi funebri e incrementarne lo sviluppo. Tra tutte, l’edicola Giudici, progettata da Paolo Mezzanotte e realizzata nel 1905, è un vero paradigma del Liberty a Milano. La struttura non è particolarmente innovativa: un parallelepipedo ingentilito dalla sporgenza dello zoccolo e dell’attico nella parte alta, mentre la decorazione è esuberante; rose e rami appassiti si intrecciano come la vita e la morte nella lunetta centrale a mosaico e abbondanti rami di alloro in bronzo si propagano sui lati. Il contrasto cromatico, enfatizzato anche dai marmi policromi lucidi e opachi, è l’elemento chiave della composizione, tra le più citate nelle pubblicazioni d’inizio secolo dedicate all’ architettura.

l’edicola OriggiEspressione di un Liberty più fantasioso ed evocativo è l’edicola Origgi, del 1909, risultato del lavoro comune dell’architetto Boni e dello scultore Grossoni; un monumento pesante che termina a cupola, rinserrato dall’incrociarsi sui lati delle linee rette e curve. Gli elementi scultorei sembrano incastonati nella griglia architettonica e raffigurano foglie di palma e semi di papavero, che raccontano la morte come sogno. Sulla porta bronzea una figura femminile accede all’interno della sepoltura tra foglie di alloro e corolle di girasoli simbolo di gloria e luce divina.

IM000124.JPGVa citata infine l’edicola Toscanini, realizzata dallo scultore Bistolfi nel 1911, che propone una versione ancora differente dello stile. La struttura, costituita da un semplice parallelepipedo in marmo bianco era destinata ad accogliere le spoglie del figlio del direttore d’orchestra, morto a soli 4 anni. Il decoro, che si limita ad un bassorilievo piatto e stilizzato, racconta le fasi della breve vita del bimbo: la nascita, i giochi dell’infanzia, il dolore e il viaggio.

 

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