On the road alla scoperta della comunità hippies in giro per il mondo

hippyOn the road alla scoperta della comunità hippies in giro per il mondo. Domani, mercoledì 24 febbraio, ritorna il programma della musica in viaggio di www.radiobarrio.it, con una puntata dedicata ai villaggi che conservano ancora lo spirito peace&love.

Qui il podcast della puntata.

Peace, Love, Freedom, Happiness cantava il celebre musical Hair. E sulle tracce dell’intrigante mondo degli Hippies andiamo alla scoperta degli insediamenti hippie del mondo. Arembepe – A 20 km da Salvador de Bahia, il villaggio, abitato da circa 80 persone, tra cui artigiani e artisti continua ad essere un paese che si rifiuta di modificare il paesaggio. Non esistono cartelloni pubblicitari ed è un viavai di musicisti in cerca di ispirazione, si narra che anche i Rolling Stones camminarono lungo le sue spiagge.

Arembepe

Poeti, artigiani, musicisti, vivono senza un cartellone pubblicitario attorno ma solo palme, lago, mare. Chilometri e chilometri di spiagge bianche e oceano tumultuoso con pochissime presenze qua e là. Camminando sulla spiaggia, si può andare avanti per molto tempo senza incrociare anima viva, o magari vi capiterà di incontrare allegre e numerose famigliole coi bambini nudi che scorrazzano per la spiaggia e si divertono in totale libertà. Si può trovare ospitalità nelle tende a poco prezzo, piantate sulla sabbia a poca distanza dall’oceano. Oltre a qualche tenda sparsa radunata attorno al lago, troverete una piccola struttura dove pranzare e una casetta più grande dove stanno i ragazzi che gestiscono il posto. Se volete avere qualcosa per cena senza dover fare i chilometri per arrivare al paesino più vicino, dovete dirlo in anticipo all’ora di pranzo, in modo che la spedizione dei gestori comprenda anche le vostre richieste.

Un salto al paesino fatelo, a curiosare e incontrare le poche facce in giro, e magari anche per fare rifornimento di acqua e cibo. Dopodiché sono passeggiate sulla spiaggia, bagni (anche al lago, nella foto a destra), e giornate completamente libere e pensierose dove prendersela con calma, leggere, entrare in armonia con la natura e rilassarsi. Insomma, una comune fuori dal mondo, dove la sera è possibile mettersi in quella specie di casetta/capanna con i ragazzi che ci vivono e chiacchierare, sentire le loro storie, cantare, suonare la chitarra e lo djambè, conoscere persone che chissà come sono finite lì e tante altre sorprese o casualità che vi renderanno veramente difficile lasciare questo posto, a parte forse la scomodità della tenda sulla sabbia se non avete un materassino.

Capita di provarlo in diversi lati del mondo, probabilmente anche in Italia, ma vivere anche solo per alcuni giorni senza elettricità, alzandosi alle 7 e andando a dormire alle 22, lontani da computer, televisioni e telefoni, è rigenerante. Farlo da soli può essere un’esperienza fantastica ma anche duretta viste le giornate fuori dal tempo, farlo in compagnia di amici o del partner di sicuro vi agevolerà nelle iniziative avventurose e nel trascorrere divertendosi quelle giornate fatte di spiaggia e mare, con la possibilità di mangiare pesce appena pescato.

christianiaChristiania, Copenaghen. Conosciuta anche come Città Libera di Christiania, è un quartiere parzialmente autogovernato della città di Copenaghen.  Fondata nel 1971, quando un gruppo di hippie occupò una base navale dismessa alle porte della capitale danese costituita da edifici militari abbandonati. Più di una cinquantina di collettivi diversi esercitano attività artigianali, culturali, teatrali ecc. Christiania ha il suo asilo, la panetteria, la sauna, la fabbrica di biciclette, la tipografia, la radio libera, degli atelier di restauro, il cinema, bar, ristoranti, luoghi di spettacolo.

Christiania si trova nel centrale distretto di Christianshavn, uno dei 15 in cui si divide Copenaghen. La stazione della metropolitana più vicina è quella di Christianshavn, sulla grande strada Knippelsbro Torvegade dalla quale si accede alla strada Prinsessegade, che dopo circa 50 m porta all’ingresso principale di Christiania in Pusher Street. Il territorio, costeggiato dalle strade di Prinsessgade e Refshalevej, si trova lungo un canale che dà verso il porto cittadino e conta, lungo di esso, 3 bastioni: Il Vilhelms Bastion, il Sofie Hedevigs Bastion e l’Ulriks Bastion. Vicino a quest’ultimo bastione si trova l’isolotto di Kanino, appartenente al territorio christianita. La parte meridionale, al di là del canale è una striscia di terra separata dal resto della città da un altro canale. Il quartiere è accessibile solo attraverso due ingressi principali, e non è permesso l’accesso agli autoveicoli.

Una delle persone più influenti del gruppo era Jacob Ludvigsen, che pubblicava un giornale anarchico, che ufficializzò la proclamazione della Città Libera, in danese Fristad. Per anni lo status legale della zona è rimasto avvolto nel limbo, mentre il governo danese tentava, senza successo, di rimuovere gli occupanti.

Famosa per la sua via principale, nota come Pusher Street, dove l’hashish viene venduto da chioschetti. Christiania ha comunque delle regole che vietano le droghe pesanti. Christiania ha comprato il proprio territorio nel maggio 2011, ed ora i suoi membri dispongono di più libertà esecutiva.

BisbeeBisbee, Arizona. Una piccola comunità dell’Arizona, dove una comunità hippie si è spostata e anciora permane sin dagli inizi degli anni ’70. E’ casa di numerosi artisti, musicisti che si sono stabiliti intorno all’area del deserto.

slab citySlab City– Nel bel mezzo del deserto del Colorado esiste un accampamento fuori dal mondo. Slab City è una città fatta di roulotte e autobus dismessi, che dagli anni 60 accoglie uomini e donne uniti dai soli principi di uguaglianza e rispetto che hanno voluto abbandonare la società e le sue regole. Il campo è nato negli anni cinquanta, dove una volta sorgeva una base militare attiva durante la seconda guerra mondiale. Dopo la chiusura della base i primi campeggiatori iniziarono ad insediarsi in questo luogo che diventò in poco tempo un vero e proprio villaggio. A Slab City non c’è elettricità, acqua corrente o altro tipo di servizio, ogni camper è munito di un generatore e di pannelli solari.

SALVATION MOUNTAINSalvation Mountain – Nei pressi del villaggio si trova la Salvation Mountain creata da un artista visionario di nome Leonard Knight, che dopo la guerra decise di dedicare la sua vita a Dio, costruendo questa una montagna che iniziò ad attirare curiosi da tutto il mondo.  Salvation Mountain compare sulle copertine di due album dei Kyuss , ma a renderlo famoso è stato il film Into the Wild diretto da Sean Penn. Ci sono circa 2500 persone che vivono a Slab City tra novembre e marzo, un numero che tende a dimunuire fino a 150-200 residenti a tempo pieno durante il periodo esitivo.

 

Taylor CampTaylor Camp e fu una delle ultime comunità hippie degli Stati Uniti negli anni Settanta. Nella primavera del 1969 tredici ragazzi furono incarcerati sull’isola di Kauai, nello stato americano delle Hawaii, con l’accusa di vagabondaggio. Howard Taylor, fratello dell’attrice americana Elizabeth Taylor, riuscì a farli uscire di galera e li invitò ad accamparsi permanentemente sulla sua spiaggia privata, a nord dell’isola, in una delle località più belle di Kauai. Ben presto ondate di hippie, surfisti e veterani che avevano combattuto in Vietnam raggiunsero la comunità, trasformando il piccolo insediamento in un villaggio di circa 120 abitanti. Le case, alcune costruite sugli alberi, erano fatte di bambù. Non c’era elettricità e molti di loro vivevano nudi.

Nel 1977 il governo requisì il terreno dove sorgeva l’accampamento per costruire un parco di proprietà dello stato. Gli abitanti furono evacuati e la polizia diede fuoco al villaggio, che sparì per sempre, inghiottito dal tempo. Di questo paradiso resta però una meravigliosa collezione di fotografie scattate da un ex residente di Taylor Camp, John Wherheim. Le immagini sono state raccolte in un libro intitolato Taylor Camp.  Qui sotto il documentario che racconta la storia di Taylor Camp.

OjaiOjai è stato per molto tempo il posto preferito da John Lennon e Yoko Ono, dove si rifugiavano quando volevano evadere dallo stress della vita di tutti i giorni. O almeno è quello che si racconta. la città è fuori dai circuiti turistici. Ojai è una vibrante città funky, dove potrete godervi il lato più autentico della California. a Valle Ojai è stata per tanto tempo rifugio per artisti solitari. La famosa ceramista Beatrice Wood, amica intima di Marcel Duchamp, viveva ad Ojai, il suo studio può anche essere visitato in alcune occasioni speciali. Ad Ojai tutti si conoscono, non è una esagerazione. Qui vivono meno di 8000 persone. Perdetevi nei campi e nei vigneti di Ojai: la città odora letteralmente di fiori d’arancio, tutta la valley è circondata da agrumeti. Potrete aggiungere al vostro itinerario una visita a chi produce l’olio di oliva: i contadini offrono un tour gratuito con degustazione ogni Mercoledì e Sabato.

Un pò di Provenza in California: La lavanda è un altro prodotto tipico locale. Fate visita a una delle aziende agricole di lavanda che è inoltre venduta al mercato settimanale. E già che ci siete fermatevi ad ascoltare la Mountain Boys Bluegrass Band.

 

NisyrosNisyros, Grecia. L’isola greca frequentatissima da hippie che si radunano in un baretto sulla strada ballando raegge e sorseggiando birra dormendo nelle tende sulla spiaggia. Si tratta di un’isola vulcanica che richiama, per colori e bellezza Santorini, ma quella di 20 anni fa, lontana dal turismo di massa. Nel paese principale, Mandraki, pittoresche stradine si aprono su piazze obreggiate da alberi secolari dove i locali si riuniscono la sera per bere, chiacchierare e, perché no, guardare la televisione. Il paesino non ha spiaggia e di giorno è affollato dai turisti che fanno l’escursione organizzata al vulcano dalle isole vicine, principalmente da Kos e Tilos. Per respirare pienamente l’aria sonnacchiosa dell’isola quindi, consiglio di dormire nel vicino villaggio di Pali, a pochi chilometri da Mandraki raggiungibile con il motorino e con l’autostop. Il porticciolo di Pali ha un’ampia spiaggia di sabbia, frequentatissima dai greci molti dei quali sono emigrati negli Stati Uniti e tornano solo d’estate. Pali poi ospita una piccola marina per le imbarcazioni ed accoglie i pescherecci che scaricano le casse di pesce fresco per i ristorantini e le taverne della zona. Proseguendo con il motorino sulla costa si raggiungono le spiagge nere, incastonate dalla montagna, alcune raggiungibili solo a piedi o in barca, sono la meta ideale per chi ama fare nudismo o per i campeggiatori liberi. La zona è frequentatissima da una comunità hippy, prevalentemente sono greci che si radunano in un baretto sulla strada ballando raegge e sorseggiando birra e dormono nelle tende sulla spiaggia, una delizia per chi ama il genere.

E’ imperdibile la gita al vulcano ed ai paesini appollaiati sulla montagna. Ricordatevi di portare un cappello perché il calore d’estate è quasi insopportabile e andate dotati di scarpe comode per camminare; visitare il vulcano con gli infradito non è una scelta saggia se desiderate abbandonare il sentiero principale! Per evitare le gite organizzate, l’ora migliore sembra essere il pranzo quando il sole picchia fortissimo

 

NimbinNimbin, Australia. Un piccolo villaggio situato nello stato del New South Wales, ha visto una rivoluzione del 1970. La città è stata location del festival Aquarius nel 1973 e sembra che molti dei visitatori apprezzano il clima che acnora esiste. I cittadini di questa piccola comunità hanno istituito una Ambasciata della canapa, il cui scopo è quello di diffondere informazioni riguardanti l’utilizzo di marijuana oltre a fornire l’armamentario essenziale. . Con una popolazione di 352 persone, questo paesello di campagna sorge nell’entroterra del New South Wales, tra le colline dell’area di Lismore. Originariamente conosciuta, o sconosciuta, come una minuscola località avente come principale attività l’agricoltura biologica, si è oggi trasformata in “un fumoso borgo di Amsterdam, piazzato in mezzo alle colline” (cit. Austin Pick), dalla parte sbagliata del mondo, da quando, nel 1973, l’Aquarius Festival ha radunato qui centinaia di hippie che hanno deciso di piantare le tende, nel più vero senso del termine. Oggi Nimbin e i suoi edifici dai colori arcobaleno sono un’attrazione turistica per i molti backpackers di passaggio, la coltivazione, il possesso e la vendita di marijuana sono illegali, ma a Nimbin queste sono attività quotidiane.

 

Gili TrawanganGili Trawangan, Indonesia. In mezzo all’isola, tra piantagioni, in case-palafitte vivono gli abitanti delle città. Trawangan, si gira a piedi, a cavallo o in carrozza e in bici. La quiete è anche dovuta alla mancanza di mezzi di trasporto a motore: a Trawangan, o si gira a piedi, o ci si muove a cavallo, in carrozza e in bici; non esistono infatti nè automobili nè scooter. I soli rumori degli zoccoli dei cavalli al tramonto rendono ancor più mistica l’atmosfera del villaggio dove sembra di vivere negli anni ’50, alla penombra di pochissime luci soffuse. I rossi tramonti sul mare aprono le porte alle notti ‘magiche’ dei funghi allucinogeni venduti in molti locali dell’isola insieme ad altre sostanze da sballo

Sapendo che in Indonesia vige la pena di morte per il possesso di droga mai ci si aspetterebbe di trovare un isola hippie dove ci vengono spesso proposte droghe di tutti i tipi, fortunatamente senza troppa insistenza: basta declinare gli inviti con gentilezza e sorrisi e nessuno insisterà.  I villaggi degli abitanti locali sono al centro dell’isola, tra piantagioni di cocchi e praterie, con piccole case sollevate come palafitte. Lungo la costa invece si trovano resort, camere, negozietti, bar e soprattutto tanti ristoranti. I ristoranti sono davvero tipici e molto interessanti: si sceglie il pesce nelle ghiacciaie che viene grigliato e servito, accompagnato da verdure a buffet, il tutto per pochissimi euro.

Il lungomare è una via buia per metà isola, illuminata dalle sole luci dei locali e molto viva e luminosa per l’altra metà dove la vita notturna è più vivace. Il dubbio che viene vedendo il clima generale è come possano tremila persone sopravvivere su quest’isola quando nei periodi di bassa stagione il turismo non riesce a sfamare tutti.

McLeod GanjMcLeod Ganj, Himachal Pradesh. A due passi da Dharamsala, immerso tra le irte montagne dell’Himachal Pradesh, si nasconde McLeod Ganj, da oltre 50 anni residenza forzata del Dalai Lama.  In quelle terre, luogo di pellegrinaggi mistici si è vive una grande comunità hippie europea che si adatta ad ogni mestiere pur di non lasciare la meta dove sono arrivati per il loro cammino mistico. villaggio nove chilometri più a monte dove, tra l’altro, ha sede il governo in esilio del Tibet. Qui, a casa del Dalai Lama, il tempo sembra davvero essersi fermato agli anni ’70 e al flower power. Merito anche di «his Holiness», visto che molti occidentali arrivano qui sognando di incontrare il sovrano del Tibet, giunto in India dopo l’occupazione cinese di Lhasa, di cui quest’anno cade il 50esimo anniversario. Spesso chi arriva qui per fermarsi pochi giorni si ferma più a lungo, e finisce per dare una mano come volontario nelle strutture messe in piedi per accogliere i rifugiati che, ancora oggi, continuano ad arrivare dall’altra parte dell’Himalaya. Il passo successivo è il corso di meditazione, e c’è chi non si ferma a recitare il mantra Om mani padme hum, ma persiste e sposa la causa a tal punto da vestire il colorato abito dei monaci buddisti e votarsi alla divinità della compassione, Avalokitesvara, o Chenrezig per i tibetani, di cui appunto il Dalai Lama è la manifestazione. Ma se la spiritualità «indotta» del luogo è il movente, altri carburanti fanno sì che qui, e altrove ai piedi dell’Himalaya, come nella non lontana Manali, si sia creata una comunità occidentale piuttosto radicata, che va in giro con i dreadlock (l’acconciatura rasta) in testa e i sandali ai piedi, indossando magliette psichedeliche e, spesso, gestendo attività commerciali, col risultato che qui sembra di stare in un generico «sotto casa», visto che i minimarket locali vendono praticamente qualsiasi prodotto occidentale per soddisfare la domanda di turisti e residenti non indigeni.

Il risultato è un posto insolitamente schizofrenico, dove la mattina ci si sveglia al suono delle campane e dei canti dei monaci tibetani, che passeggiano sussurrando mantra tra le vacche e i tori che popolano le strade del villaggio, mentre di notte è la musica techno a rendere difficile addormentarsi. Un posto dove le buste di plastica sono bandite nel nome di una sacrosanta attenzione all’ambiente, ma dove a bordo dei sentieri di montagna non è difficile imbattersi in grandi discariche abusiveQualcuno, appunto, disegna, produce e vende vestiti. Molti organizzano corsi di tango (?), di cucina e di musica, lezioni di inglese, tatuaggi, arraggiandosi a fare qualsiasi cosa produca un minimo reddito, se non hanno una rendita da casa. Perché vivere qui, anche se ci sono internet, le feste after hours e la Nutella, non è proprio come vivere nelle nostre città. Una dignitosa stanza d’albergo per due persone costa dai 2 ai 7 euro a notte, una cena costa un euro scarso, e ne bastano 3 per noleggiare una moto Royal Enfield per 24 ore, assicurazione compresa.

AlteaAltea, Alicante. E’ conoscita come il campo hippy per eccellenza. E’ un grosso centro culturale visto che attrae moltissimi artisti da tutto il mondo attrae molti artisti. Pittori e musicisti vengono alla grande comune internazione che si trova in questo pittoresco paese sul Mediterraneo. Durante años, Altea ha sido refugio de poetas, cantantes, pintores, escultores y ceramistas. Entre ellos, de artistas como el pintor Benjamín Palencia, quien pasó sus últimos años en la localidad, el pintor donostiarra Rafael Ruiz Balerdi, que falleció victima de un incendio en su casa de Altea, Eberhard Schlotter o españoles como Rafael Alberti, Vicente Blasco Ibáñez, Sergio Dalma o Josh Rouse. Altea is full of little white houses built on top of a hill overlooking the Mediterranean. One of the prettiest views of the village can be seen from a new promenade built from Albir beach (in the village Alfaz del Pí) to Altea port.

ChefchaouenChefchaouen, Marocco. Con un nome così esotico non c’è da meravigliarsi che hippies hanno trovato questo posto affascinante. La città blu ha sviluppato una reputazione grazie all’artigianato della città. La città fu fondata nel 1471. La sua popolazione originaria era composta principalmente da esiliati andalusi, tanto musulmani quanto ebrei, ragion per la quale la parte antica della città ha un aspetto molto simile a quella dei paesi andalusi, con piccole vie dal tracciato irregolare. Chaouen si adagia su di una piccola valle. La parte più antica della città cresce verso l’alto della montagna, e nel punto più alto si trovano le sorgenti di Ras al-Ma. Il centro della città è la piazza di Uta al-Hamman, dove si trova la fortezza e una moschea con torre di base ottagonale. La città nuova è stata costruita più in basso.

La città fu durante secoli considerata come una città sacra, dove era proibita l’entrata agli stranieri. I cambi sono molto recenti. Furono le truppe spagnole che aprirono Chaouen una volta preso il controllo della zona nord del Marocco per instaurare il loro protettorato. Chaouen fu una delle principali basi dell’esercito spagnolo, e in questa città si alzò l’ultima bandiera spagnola nel 1956. Come in altre città che facevano parte del protettorato spagnolo, gran parte dei suoi abitanti parla la lingua spagnola. Oggigiorno, Chaouen è un importante centro turistico.

 

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