On the road da Bologna a Firenze

1416691832-via-degli-dei-foto-1-1200x676 A piedi o in bicicletta lungo la via degli Dei. Domani, mercoledì 2 marzo alle 20 ritorna On the road, il programma della musica in viaggio di www.radiobarrio.it

Qui il podcast della puntata.

Il percorso attraversa località come Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario (Lua era la dea romana dell’espiazione). La Via degli Dei oggi è diventata una delle principali attrattive turistiche dell’Appennino: numerosi amanti del trekking e della mountain bike ripercorrono questo pezzo di storia gustando a pieno la bellezza incontaminata di questi luoghi.

L’intera traversata da Bologna a Firenze – che non presenta grandi difficoltà – si può compiere in quattro/sei giorni o più a piedi (a seconda dell’allenamento e dell’abilità del camminatore), oppure in due/tre giorni o più in bicicletta. È comunque possibile percorrere anche solo alcune tratte della Via degli Dei, per lasciare libertà a tutti i camminatori di costruire un proprio percorso personalizzato.

flaminiamilitarisSul crinale tra Setta e Savena, gli Etruschi percorsero per almeno 4 secoli (VII-IV sec. a.C.) un’antica strada che congiungeva Fiesole con Felsina, al fine di sviluppare i loro traffici e favorire il loro dominio sulla Pianura Padana. Poi i Romani, avendo fondato nel 189 a.C. la colonia di Bononia sui resti dell’antica Felsina, sentirono la necessità di garantire un collegamento con Arezzo e Roma attraverso gli Appennini: sul precedente tracciato etrusco costruirono nel 187 a.C. con il console Caio Flaminio una vera e propria strada romana transappenninica denominata Flaminia Militare.

Anche nel Medioevo non si perse l’abitudine di percorrere a piedi o a cavallo questo antico percorso, il più agevole che permettesse di attraversare questo tratto di Appennino. Tuttavia, al lastricato romano caduto presto in disuso e sommerso dalla vegetazione, si sostituì un semplice sentiero, una stretta mulattiera senza pavimentazione, utilizzata dai viandanti che avessero necessità di percorrere questo cammino. La Via degli Dei, percorso ideato alla fine degli anni ’80 del ‘900 da un gruppo di escursionisti bolognesi, ricalca prevalentemente questi antichi tracciati e, tra Monte Bastione e Monte di Fo’, passa accanto ad alcuni pregevoli basolati della strada romana, ora riscoperti.

via deiSi parte da Bologna, simbolo di questa Italia “minore” ma che offre tesori nascosti, si passa da San Luca con i suoi archi, che per noi sono fonte di sicurezza ma che emozionano i viaggiatori che arrivano al santuario con fatica ed entusiasmo.

bolognaPiazza Maggiore, crocevia di generazioni e provenienze, è circondata dai simboli di Bologna. Il Nettuno, la Basilica di San Petronio, il  Palazzo del Podestà, Palazzo Re Enzo e Palazzo d’Accursio fanno da sfondo al punto di partenza della Via degli Dei. La Piazza venne creata nel Medio Evo demolendo le case esistenti affinché potesse contenere l’intera cittadinanza bolognese.

I 666 archi del portico di San Luca. Il portico di San Luca fu costruito a partire dal 1674 ed è lungo quasi 3.800 metri. Secondo alcuni. i suoi archi simboleggiano il «serpente», ossia il Demonio (666 è il numero che lo rappresenta) sia per la sua forma sia perché, terminando ai piedi del santuario, ricorda la tradizionale iconografia del Diavolo sconfitto e schiacciato dalla Madonna del Santuario di San Luca.

La Madonna di San Luca. Nel 1433 il territorio bolognese fu colpito da continue piogge che stavano distruggendo i raccolti, preannunciando un anno di dura carestia. Gli Anziani di Bologna decisero quindi di portare in città l’immagine della Madonna custodita presso il Santuario e che la leggenda vuole sia stata dipinta dall’apostolo Luca; le piogge cessarono.

via dei2Ancora oggi, nei giorni di maggio che precedono l’Ascensione, la Madonna di San Luca viene portata per una settimana nella cattedrale di San Pietro anche se, ironia della sorte, i bolognesi sanno che in quei giorni regolarmente pioverà!

L’opera idraulica in muratura  più antica d’Europa tutt’ora in funzione. La chiusa di Casalecchio da ottocento anni “governa l’afflusso delle acque del fiume Reno alla Città di Bologna” attraverso un sistema di paraporti e di canali. Per secoli è stato il “motore” dell’industria bolognese ed in particolare dei famosi mulini da seta alla bolognese che consentirono a Bologna di diventare una delle capitali della seta europee. I tessuti di seta finemente lavorati prodotti in città erano infatti ricercati in tutte le corti europee.

dscn0439Il falco pellegrino che nidifica all’Oasi San Gherardo. Nata in seguito al recupero di una cava ai piedi dell’anfiteatro calanchivo di San Gherardo, in questa oasi naturalistica si possono ancora osservare gli uccelli delle zone umide e il falco pellegrino che nidifica sulla parete arenacea del Balzo dei Rossi. Il falco pellegrino in picchiata è uno degli animali più veloci al mondo raggiungendo i 300 km orari.

I fiori di Alchechengi all’entrata dell’acquedotto romano. All’interno dell’Oasi di San Gherardo si trova uno degli ingressi dell’acquedotto romano costruito nel I secolo a.C. durante l’impero di Augusto. Ancora oggi perfettamente funzionante (seppur rimasto inattivo per quindici secoli) porta l’acqua del fiume Setta alle case dei bolognesi per circa un quinto del loro fabbisogno. All’interno dell’Oasi in primavera si può osservare l’Alchechengi un bellissimo fiore con calici simili a lanterne di un vivace colore arancione.

I “passatori” del Ponte di Vizzano. Per attraversare il fiume Reno esistevano i “passatori”, barcaioli che trasportavano persone e merci sfruttando i punti più agevoli del fiume. Una tradizione millenaria rimasta immutata sino al 1930, quando una maestra fece una petizione per la costruzione del ponte in modo tale che i suoi alunni potessero attraversare il fiume per raggiungere la scuola in qualunque condizione climatica.

maxresdefaultUn pic nic ai Prati di Mugnano. Luogo della classica gita fuori porta per i bolognesi, il Parco Agricolo Naturale dei Prati di Mugnano offre la cornice ideale per una sosta panoramica da abbinare al cibo: sentieri che si perdono all’interno dei boschi, prati fioriti, aree attrezzate, una trattoria… cosa chiedere di più?

La mandragola del Giardino “Nova Arbora”. La mandragola cresce oggi presso l’”orto dei veleni”, una delle peculiarità del Giardino Botanico “Nova Arbora”, un’oasi incantevole in cui tra piante, frutti e fioriture ci si può concedere una meritata pausa ristoratrice. Se si decide di visitare il Giardino “Nova Arbora”, vale la pena seguire la deviazione prima dei Prati di Mugnano per dare un’occhiata anche alla centenaria “vite del Fantini”.

downloadIl mistero del Colombario di Monte del Frate. Ci sono due ipotesi per questa profonda cavità con due grandi aperture verso l’esterno e tante piccole nicchie scavate dall’uomo: sarà stato un luogo di sepoltura di epoca etrusca o romana per i defunti cremati oppure una struttura adibita all’allevamento di colombi? La deviazione è di circa 200 m ed è subito dopo l’Antica Hostaria di Badolo.

oasi-san-gherardo-sasso-marconi-by-ecosistemaSi scende poi giù dai bregoli (Casalecchio di Reno), che conduce al Parco Talon attraverso un bel bosco alberato. Proprio all’inizio del percorso, finita la strada sterrata, incontrate un bivio: entrambe le direzioni vanno bene ma il sentiero di destra è più breve e più ripido (meglio evitarlo in caso di pioggia). Arrivati al parco si prosegue costeggiando la riva destra del fiume Reno, la sinistra se venite da Bologna, la destra perché si considera la direzione dell’acqua, dove incontrerete i primi cartelli della Via degli Dei e del sentiero CAI 112. Proseguendo in direzione Sasso Marconi si raggiunge l’Oasi Naturalistica di San Gherardo. L’Oasi nasce dal recupero di una cava nei pressi di Palazzo de’ Rossi e oggi è un luogo di tutela e di conservazione della flora e della fauna locale. Offre la possibilità di praticare birdwatching, trekking e nordic walking e di approfondire la conoscenza degli aspetti geologici e morfologici del territorio. L’Oasi dispone anche di una “Casa della Natura”: un centro di documentazione e divulgazione scientifica attrezzato con spazi didattici e servizi di accoglienza a scolaresche e gruppi in cui approfondire lo studio delle specie autoctone e degli ambienti naturali delle zone umide.

Superate l’Oasi Naturalistica di San Gherardo e arrivate alla strada asfaltata. Continuate sempre dritto fino ad arrivare al bivio Sasso/Pontecchio e prendete verso Sasso. Risalite per Via Vizzano e arrivando alle “Ganzole” (CAI VD) si può raggiungere Sasso Marconi. Partendo dalla Stazione F.S. di Sasso Marconi si risale il sentiero CAI 122 che porta al parco dei Prati di Mugnano. Arrivati al ristorante Prati di Mugnano ci si dirige all’interno del Parco, si supera il parcheggio e si arriva alla “Piazza” dove si prosegue seguendo il sentiero CAI 110 VD (attenzione perché ci sono diversi bivi, il primo con la “Bologna- Firenze” ed il secondo con Monte Mario).

monzunoQuando il cammino riprende si riparte verso Monzuno (una fermata dal macellaio/salumiere Zivieri è d’obbligo perché l’Italia è anche i suoi sapori!) e poi verso Madonna dei Fornelli, località turistica per i nostri nonni che vive di una seconda giovinezza grazie alla Via degli Dei, si incontrano molteplici tratti della strada romana Flaminia Militare, il più grande cimitero tedesco in Italia (con 30.000 salme) al Passo della Futa ed immensi prati verdi che si alternano a boschi diversi uno dall’altro (i tanti castagni secolari lungo il percorso testimoniano di come un tempo questi alberi fossero importanti per le popolazioni delle nostre zone a cui davano nutrimento e calore).

Si prosegue fino ad arrivare al quadrivio de La Commenda. Qui ci sono due alternative: sentiero 122 VD: si prende il sentiero sulla sinistra e si prosegue lungo il sentiero. Si arriva in via delle Orchidee e si svolta a destra sulla Provinciale di Badolo fino ad arrivare al Giardino Botanico Nova Arbora. Si prosegue lungo la strada asfaltata fino ad imboccare il sentiero sulla sinistra che sale fino a Monte del Frate. Sentiero 110 VD: si prende il sentiero a destra e prosegue in direzione Rio Raibano-Brento (CAI 110), scendendo per una discesa abbastanza ripida. Arrivati alla statale, si raggiunge il bivio che sale a Battedizzo e poi per Badolo su strada asfaltata. Nei pressi del fosso Raibano si può prendere il sentiero del CAI 110 per raggiungere Badolo evitando l’asfalto. Appena passata la chiesa di Badolo, dopo una cabina dell’Enel riparte il sentiero CAI 110 VD (in direzione Monte Adone/Brento). I due sentieri si ricongiungono nei pressi di Monte del Frate.

agriturismo_firenze_1E ancora, ormai in Toscana, la Pieve del 1175 di Sant’Agata con i suoi musei di arte sacra e di arte contadina, come se le due attrazioni andassero in parallelo, la lunga strada che porta poi a San Piero a Sieve e a diversi luoghi suggestivi e nascosti (il convento Bosco ai Frati, uno dei più antichi della Toscana; il Castello del Trebbio, amato da Lorenzo il Magnifico ed abitato persino da Amerigo Vespucci; il convento di Monte Senario). Infine l’arrivo a Fiesole, con il suo teatro romano e la sua acropoli, ultima tappa prima di arrivare alla rinascimentale Firenze.

 

Il cuore di Firenze è Piazza della Signoria, col maestoso Palazzo Vecchio, con la galleria di capolavori scultorei nella Loggia dei Lanzi e la vicina Galleria degli Uffizi, uno dei musei d’arte più rinomati al mondo. Poco lontano si trova il centro religioso della cattedrale di Santa Maria del Fiore, con la maestosa cupola (la più grande mai costruita) che, ai tempi del Granducato, si diceva che con la sua ombra arrivasse a coprire tutta la Toscana; l’enorme Duomo è magnificamente corredato dal Campanile di Giotto, uno dei più belli d’Italia, e dal Battistero di San Giovanni, con le celebri porte bronzee tra le quali spicca la dorata porta del Paradiso.

firenze2Il fiume Arno, che passa in mezzo alla città, occupa un posto nella storia fiorentina alla pari con la gente che ci vive. Storicamente, la popolazione locale ha una relazione di odio-amore con l’Arno, il quale ha portato alternativamente i vantaggi del commercio, e i disastri delle alluvioni. Tra i ponti che lo attraversano il Ponte Vecchio è unico al mondo, con le caratteristiche botteghe di gioiellieri nelle casette costruite su di esso. Attraversato dal nobileCorridoio vasariano, è l’unico ponte della città ad essere passato indenne attraverso la seconda guerra mondiale.

Oltre agli Uffizi, Firenze conta altri musei che sarebbero l’attrazione artistica principale di ogni altra grande città del mondo: la Galleria dell’Accademia, ilBargello o la reggia di Palazzo Pitti con i suoi otto musei tra cui la Galleria Palatina. I fiorentini si vantano di possedere il migliore esempio di bellezza nell’arte sia femminile (la Venere del Botticelli) sia maschile (il David di Michelangelo).

firenzaRiconosciuto Patrimonio dell’Umanità  dall’UNESCO nel 1982, il centro storico di Firenze, conchiuso all’interno della cerchia dei viali tracciati sulle vecchie mura medievali, raccoglie i più importanti beni culturali della città. Delimitato dal tracciato della cerchia muraria del XIV secolo, edificata grazie alla potenza commerciale ed economica raggiunta, conobbe nei due secoli successivi il suo massimo splendore. Il centro storico può essere apprezzato nella sua interezza dalle colline d’intorno, in particolar modo dal Forte Belvedere, dal Piazzale Michelangelo con la Basilica romanica di San Miniato al Monte e dalla collina di Fiesole che offre uno dei panorami più suggestivi della vallata dell’Arno.

Firenze come “culla del Rinascimento” ha i suoi capolavori nelle opere di Filippo Brunelleschi (lo Spedale degli Innocenti, la chiesa di San Lorenzo e quella di Santo Spirito) e di Leon Battista Alberti (la facciata diSanta Maria Novella e Palazzo Rucellai), ma anche altri periodi artistici hanno lasciato i loro capolavori assoluti: dal romanico di San Miniato al Monte, al gotico di Santa Croce (dove si trovano le sepolture delle italiche glorie, come le definì Ugo Foscolo, pure lui ivi sepolto), alle stravaganze del Manierismo del Giambologna o di Bernardo Buontalenti (come la Fontana del Nettuno o ilGiardino di Boboli), fino ai capolavori dei grandi architetti italiani del Novecento come la stazione di Santa Maria Novella e lo Stadio Artemio Franchi, rispettivamente di Giovanni Michelucci e Pier Luigi Nervi.

firenze3La riva sinistra dell’Arno, (l’Oltrarno) è una zona ricca di monumenti dove ancora oggi si respira, tra le sue secolari botteghe artigiane, l’atmosfera della Firenze di un tempo, descritta per esempio da Vasco Pratolini. Ma numerosi sono gli spunti letterari in tutta la città: dai quartieri delle case torri, dove le lapidi ricordano i versi che proprio questi luoghi ispirarono a Dante Alighieri, alla serenità delle ville medicee, dove spesso si riuniva l’accademia neoplatonica di Lorenzo il Magnifico, fino ai teatri alla Pergola e del Giardino di Boboli, dove vennero messi in scene per la prima volta i melodrammi che portarono all’opera lirica.

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