On the road alla scoperta della Dublino letteraria

irlandaOn the road alla scoperta della Dublino letteraria, quella di James Joyce, di Bram Stoker e di altri scrittori. Domani, mercoledì 16 marzo ritorna On the road, il programma della musica in viaggio di www.radiobarrio.it

Qui il podcast della puntata.

Il viaggio inizia dall’aeroporto. Dove l’erba si confonde con il cielo d’Irlanda. Non è la terra raccontata in The Dark, il capolavoro di John McGahern, la penna più fine e struggente d’Irlanda moderna. Il bus per il centro di Dublino beccheggia come un grosso jumbo a due piani. Su O’Connell Street l’aria sa di pioggia fritta. Non è cambiato molto negli ultimi anni.

O'Connell StreetSituata nel centro di Dublino, O’Connell Street è parte di un grande crucivia creato nel XVIII secolo che passa attraverso il centro della capitale, comprendente Carlisle Brige (ora O’Connell Bridge), Westmoreland Street, College Green e Dame Street, che termina alla City Hall e al Castello di Dublino. Posizionata proprio nella riva nord della Liffey, la strada ha un posizionamento assiale perfetto verso l’orientamento nord-sud. In linea con molti edifici magnifici, O’Connell Street è la strada più monumentale tra le strade commerciali di Dublino, essendo stata ricostruita agli inizi del Novecento dopo una profonda distruzione nella lotta per l’indipendenza irlandese e nella seguente guerra civile. Essa possiede l’aria di un imponente boulevard degli anni venti, con la firma di edifici neoclassici come il centro commerciale Clarys integrato nella più fine venatura di eleganti banche e piccoli negozi. Nella O’Connell Street Upper invece si può notare maggiormente il suo stile settecentesco, con il lato ovest ancora conservato con il suo stile originale e i suoi edifici ancora intatti.

dublin3Lo schema della strada è semplice, ma elegante. Non molto differente dagli Champs-Élysées di Parigi, sebbene più modesto, con un largo marciapiede su entrambi i lati della strada a favore dei piccoli negozietti che si trovano lungo la via e un paio di carreggiate a due (quasi tre) corsie. Uno spazio pavimentato giace lungo il mezzo della strada, pieno di monumenti e statue dedicate ai vari politici irlandesi.

Il centro della strada è dominato dall’imponente presenza del General Post Office (GPO) del 1818 con il suo portico esostilo ionico esposto nella parte ovest e nel mezzo lo Spire alto 120 metri, una scultura a forma di ago eretta nel 2003.

O’Connell Street è stata spesso al centro degli eventi storici dell’Irlanda, tra i quali la Serrata di Dublino del 1913, l’Insurrezione di Pasqua del 1916, la Guerra civile irlandese del 1922, la distruzione del Nelson Pillar nel 1966 e molte altre celebrazioni pubbliche, proteste e manifestazioni attraverso gli anni – un ruolo che continua ad avere ancora oggi. La strada infatti ancora oggi ospita l’annuale parata del St. Patrick’s Day e la commemorazione del 1916 ogni Domenica di Pasqua. Inoltre è un’arteria centrale degli autobus della città.

Trinity CollegeIl solito via vai, i marciapiedi umidi e il rumore morbido del traffico. Mentre lo scrittore attraversa, il vento inumidito dalla Liffey, che pochi metri più in basso sembra un letto d’ardesia, sbuffa in faccia. Riconosce quelle sensazioni già quotidiane, nessuna emozione, nessuna nostalgia. Si avvicina alla sua università sicuro che stavolta non si salverà da un tuffo al cuore. E invece, nemmeno un sussulto quando si ferma a osservare il Front Gate del Trinity College. Al Trinity College  sono da sempre associati gradi nomi come Oscar Wilde, Jonathan Swift, Sameuel Becket ed i grandi nomi della politica irlandese fino ad oggi.

Il Trinity College fu fondato nel 1592 dalla Regina Elisabetta I su un terreno originariamente concesso al monastero Agostiniano di All Hallow. Nonostante la fondazione risalga al 1592, il college però crebbe molto poco fino al 1700, quando finalmente Dublino visse un periodo di splendore economico e sociale. Entrando all’interno del campus attraverso il Front Gate vediamo tanti imponenti edifici. L’edificio più antico all’interno del campus è il Red Bricks (o rubricks). Il Rubricks è l’unico edificio che rimane in piedi risalente alla fine del 1600, ancora adesso utilizzato come edificio residenziale dagli studenti ed i professori dell’università.

Trinity College2La Biblioteca è sicuramente uno degli edifici più belli. Risalente agli inizi del 1700, oltre ad ospitare numerosissimi libri provenienti da tutta Europa, ospita anche in esibizione permanente il Libro di Kells, una copia miniata dei quattro Vangeli. Poco lontano dalla Biblioteca vediamo la Examination Hall e la Cappella, entrambe ideate dall’architetto Chamber.Questi due edifici speculari sono uguali in tutto e per tutto. La ragione? Giudicati in terra, giudicati in cielo. l Campanile risale alla metà del 1800 disegnato dall’architetto Laynon, è una delle costruzioni più caratteristiche del Trinity College. Le statue in altro rappresentano le quattro materie che si studiavano nell’università: Giurisprudenza, Teologia, Medicina e Scienza.

Trinity non posso non parlare George Salmon eccellente matematico e fisico nonché prevost del Trinity College. George Salmon si oppose fino alla fine dei suoi giorni all’ammissione delle donne in campus! Finalmente nel 1904 la prima donna viene ammessa: Marion Weir Johnston. Da allora le cose cambiarono perché adesso le donne sono più del 50 % del corpo studenti ed il giorno della laurea, è d’obbligo andare a farsi la foto proprio lì di fronte la sua statua!

dublinCollege Green è mezza chiusa per lavori in corso. Questa antica piazza è il luogo ideale per iniziare il percorso alla scoperta di Dublino. Qui si trova il Trinity College, che ospita il famoso Book of Kells ma anche il vecchio Parlamento irlandese, mentre a  sud è delimitata da una serie di edifici del 19° secolo, per lo più le banche. Storicamente, fin dal 17° secolo, College Green è stato un luogo di incontro e di assemblee popolari e anche oggi è un importante punto di raccolta per i grandi raduni politici: negli Anni ’90 ha accolto il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton che si è rivolto alla nazione ed è qui che nel maggio 2011 il presidente Barack Obama ha parlato durante la sua visita in Irlanda. La Luas, il tram-astronave inaugurato nel 2004, sta per arrivare anche qui. Dublino oggi è una città moderna che ha sfruttato gli anni ruggenti della Tigre celtica per costruire infrastrutture e moltiplicare il benessere e che, dopo l’esplosione della bolla immobiliare alla fine del 2008, si sta rialzando alla grande. Una delle testimonianze letterarie più innovative e drammatiche degli effetti di quella crisi è Il cuore girevole di Donal Ryan: un omicidio nelle campagne dell’ovest, ventuno voci che si rincorrono per svelare il mistero della piccola ghost town fatta di villette a schiera disabitate, mini cattedrali nel deserto verde d’Irlanda. Si arrampica su Grafton Street e ritrova la solita folla di gente che naviga tra i negozi e i pub e qualche gruppetto di buskers.

Stephen’s GreenHa perso lo sguardo vergine e l’ingenuità del turista che si fa ammaliare dai trasognati luoghi comuni irlandesi: U2, reel, folletti, arpe e via dicendo. Ha smarrito quell’immaginario costruito a tavolino. Tira dritto fino al parco di St. Stephen’s Green, supera lo shopping centre, posa il bagaglio nella stanza e finalmente riparte per il tour de force che lo aspetta. Il parco ha forma rettangolare ed è circondato da 4 strade che un tempo formavano le principali arterie del centro cittadino e che si chiamano rispettivamente: St Stephen’s Green North, St Stephen’s Green South, St Stephen’s Green East e St Stephen’s Green West.

Sul lato Nord è possibile ammirare un laghetto dove le papere ed altri animali acquatici sono di casa. Vi è inoltre una piccola cascata artificiale sormontata dall’O’Connell Bridge. Di fronte, invece, vi è un gazebo ornamentale. Il lato Sud è spesso frequentato durante la pausa pranzo da studenti e lavoratori, nonché da numerosi turisti che approfittano delle giornate più miti per godersi un po’ di verde.  All’interno di Stephen’s Green è inoltre possibile trovare: Gruppo scultoreo dedicato alla Grande carestia irlandese, di E.Delaney; the Fusilier’s Arch, ad angolo con Grafton Street, per commemorare i Royal Dublin Fusiliers che morirono nella Seconda guerra boera; una scultura raffigurante tre donne ad emblema del Fato, vicino l’entrata da Leeson Street (un dono della Germania per ringraziare gli irlandesi che aiutarono i rifugiati dopo la Seconda guerra mondiale); un busto, sul lato Ovest, raffigurante Lord Ardilaun, l’uomo che donò il parco alla città; il giardino dedicato a William Butler Yeats, con una scultura ad opera di Henry Moore; un busto raffigurante James Joyce; l’opera dell’artista Edward Delaney in memoria della Grande carestia irlandese di cui Dublino e tutta l’isola soffrirono negli anni 1845-1850; un busto raffigurante Constance Markievicz, a sud del giardino centrale; una statua di Robert Emmet, eretta di fronte alla casa dove nacque (adesso demolita) al civico 124.

Kildare StreetSu Kildare Street le nuvole basse ovattano la sagoma circolare della National Library mentre al numero 30 una targa ovale gli ricorda che è in quell’edificio grigio che ha vissuto Bram Stoker, manager teatrale e autore di Dracula. Kildare Street (irlandese: Sráid Freddo Dara) è una strada ben nota a Dublino, la capitale dell’Irlanda nei pressi della principale area commerciale di Grafton Street e Dawson Street, a cui è affiancato da Molesworth Street. Alcuni dipartimenti governativi irlandesi hanno i loro uffici su questa strada, ma Leinster House, l’attuale sede del Oireachtas (Parlamento irlandese), costruito da Richard Cassels nel 1745 è l’edificio più importante di Kildare Street. La sezione di Archeologia e Storia del Museo Nazionale d’Irlanda e la Biblioteca Nazionale d’Irlanda si trovano su entrambi i lati del Leinster House e sono stati costruiti nel 1885.

Grafton streetGrafton street. È la via per eccellenza dello shopping dublinese e prende il nome dal figlio di Carlo II, il duca di Grafton, appunto. La via è interamente ad isola pedonale e l’atmosfera che si respira emana grande fascino, forse anche per le splendide case georgiane a quattro piani che regalano un’aria raffinata. Purtroppo la bellezza di questi palazzi è spesso offuscata dagli eleganti negozi che la punteggiano e dai numerosi artisti di strada che la animano. È meravigliosa sotto Natale: l’immagine delle sue vetrine addobbate e delle sue luminarie la rendono sfondo perfetto per una cartolina di auguri!

Duke streetSi affaccia da Ulysses su Duke street e occhieggia la solita prima edizione di Dracula, il cui prezzo è sempre più proibitivo. Fruga nella mente in cerca del posto in cui concedersi la prima pinta della giornata e ripensa a Leopold Bloom che nell’Ulisse si domanda se sia possibile attraversare Dublino senza incontrare un pub. Pare che un ricercatore dublinese abbia risolto l’arcano con un algoritmo e che appena pubblicata la soluzione qualcuno si sia sbrigato ad aprire un altro locale proprio sul passaggio indicato per restituire anche questa impossibilità al testo joyciano.

Ha’Penny BridgeHa’Penny Bridge. È uno dei luoghi più fotografati di Dublino. Il celebre ponte pedonale ad arco risale al 1816, costruito per unire le due sponde del Liffey. La sua costruzione venne richiesta a gran voce dalla popolazione, stanca del pessimo stato in cui vigevano i traghetti che trasportavano merci e persone da una parte all’altra del fiume. Deve il suo nome curioso al pedaggio di mezzo penny, indispensabile per poter attraversare il ponte e raggiungere l’altra sponda del Liffey. La struttura del ponte è completamente formata da ghisa e deve essere ciclicamente soggetta a restauri: l’ultimo risale al 2003, anno in cui il ponte è tornato al suo colore originale, il bianco.

Esiste un’altra passerella pedonale, il Millennium Bridge, costruito nel 2000: fino a quel momento l’Ha’Penny Bridge era l’unico accesso riservato ai pedoni sul Liffey. Entra al Duke pub ricco di foto di uno dei frequentatori storici del pub, Brendan Behan. Bombarolo, imbianchino, commediografo (L’impiccato di domani, L’ostaggio), conversatore e bevitore incallito, autore di romanzi come Borstal Boy, pubblicato all’inizio degli anni Sessanta da Feltrinelli nella collana “Le comete”, scrittori tradotti da scrittori e tradotto da Luciano Bianciardi, da noi è ormai quasi dimenticato. Sotto una foto dell’uomo col cuore più grande d’Irlanda con una scura in mano, campeggia uno dei suoi motti più spassosi: “Bevo soltanto in due occasioni, quando ho sete e quando non ce l’ho».

dublin2Il Palace, un pub stretto e lungo rivestito di legno, dove negli anni Settanta veniva a leggere e a bere Flann O’ Brien. Giornalista satirico che ha narrato il genio e la miseria del suo popolo sulla colonna dell’Irish Times intitolata Il boccale traboccante, è stato autore di pochi romanzi-antiromanzi surreali come Una pinta d’inchiostro irlandese, Il terzo poliziotto e La miseria in bocca. Nonostante la vicinanza al centro qui c’è già un’altra Dublino, lontana nel tempo ma ostinatamente persistente.

A dirglielo sono le voci di Christie Moore e Shane McGowan che cantano Spancil Hill rammentandogli che i tempi dell’emigrazione verso America e Australia sono distanti nel tempo ma indelebili nella memoria di questa gente. E che ci sono cantautori come Demien Dempsey (Colony il suo grido anticolonialista) che hanno riannodato i fili di quelle emozioni popolari rilanciandole in questo secolo. Segue i passi e i consigli del professional drinker, a tempo perso traduttore di James Joyce, che incontra per farsi accompagnare alla scoperta dei pub dublinesi più nascosti e sconosciuti. L’aroma del fine settimana nelle prime cinque stazioni della nostra via cervisiae è lo stesso di sempre, birra e moquette, palline di naftalina negli orinatoi.

RingsendUn giro fino a  Ringsend in cerca dello Yacht pub, l’odore della torba spunta dal nulla, nostalgico e rassicurante. Il posto è com’era trenta o quarant’anni fa, gli e lo dicono le foto sopra il bancone a baldacchino. Il silenzio dei venti locals all’interno è irreale, l’esatto contrario del frastuono di Temple Bar. L’opposto del loro concetto di pub come luogo d’intrattenimento al pari del cinema, del teatro o simili. Questa è una casa pubblica, invece, il luogo d’elezione delle proprie cose, delle proprie esistenze, il posto migliore dove restare in attesa dell’inevitabile, chiacchierando piano, guardando oltre le griglie alle finestre l’acqua immobile del Grand Canal.

Sulle pareti di quella che sembra una living room, con tanto di televisione muta che trasmette una inesorabile partita di golf, stoffe con motivi nautici sbiaditi. È tutto miniaturizzato, qui, a partire dal bagnetto fino ai pertugi che servono da salette, tutto ridotto alla misura di una tana, un posto dove ci si acquatta per ripararsi dalla vita esterna, reale, appunto.

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