On the road alla scoperta della Milano di Alda Merini

alda meriniOn the road alla scoperta della Milano di Alda Merini. Domani, mercoledì 30 marzo ritorna il programma della musica in viaggio di www.radiobarrio.it. Alle 20 andremo alla scoperta dei luoghi della poetessa milanese.

Qui il podcast della puntata.

Alda Giuseppina Angela Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano in viale Papiniano 57 in una famiglia di condizioni economiche modeste. Il padre, Nemo Merini, era dipendente presso le assicurazioni la “Vecchia Mutua Grandine ed Eguaglianza il Duomo” , la madre, Emilia Painelli, casalinga. Alda era secondogenita di tre figli, tra Anna, nata il 26 novembre 1926 ed Ezio, nato il 23 gennaio 1943, che la scrittrice fa comparire, sia pure con un certo distacco, nelle sue poesie.

mercatoDopo aver terminato il ciclo elementare con voti molto alti, frequenta i tre anni di avviamento al lavoro presso l’Istituto “Laura Solera Mantegazza” in via Ariberto a Milano tentando di essere ammessa al Liceo Manzoni, ma non riesce in quanto non supera la prova di italiano. a scuola professionale rappresenta l’ultimo sforzo sostenuto da Laura per consentire alla donna priva di risorse economiche di essere madre e di raggiungere un minimo decoroso di capacità professionali. Stupisce che una personalità come quella di Laura, così vicina alle istanze democratiche di Mazzini e di Garibaldi, non abbia accolto l’invito di altre donne come la Mozzoni ad accentuare nella sua opera la promozione civile e politica della donna. Questo compito verrà lasciato alla sua erede spirituale, Alessandrina Ravizza, che sarà la vera artefice dello sviluppo futuro della Scuola professionale.

Nello stesso periodo si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. Esordisce come autrice giovanissima, a soli quindici anni, sotto la guida di Giacinto Spagnoletti che scoprì il suo talento artistico. Nel 1947, la Merini incontra “le prime ombre della sua mente” e viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano. Quando ne esce alcuni amici le sono vicini e Giorgio Manganelli, conosciuto a casa di Spagnoletti insieme a Luciano Erba e David Maria Turoldo, la indirizza dagli psicoanalisti Fornari e Musatti.

merini1Vive per molto tempo in via Mangone, a Porta Genova, in una casa che venne distrutta dai bombardamenti, visse poi in Ripa di Porta Ticinese 47 dal 1986 fino al 2009 in un piccolo appartamento di ringhiera, al secondo piano. Sulle pareti della sua casa, Alda annotava a rossetto poesie e stralci di vita, accumulava quadri, fotografie e tutto il suo mondo; la sua casa scarabocchiata era frequentata da gatti, artisti, amici a cui dettava in una sorta di estasi poetica i suoi versi.

Proseguendo tra viuzze, ponti, librerie antiquarie e botteghe artigiane s’incontra il Caffè Chimera, bar molto frequentato dalla poetessa e da molti scrittori sui cui tavoli vennero alla luce alcune delle sue opere. Ora, in via Magolfa 42 (ex tabaccheria comunale) è stata allestita la Casa Museo con un percorso poetico-critico che ripercorre le tappe della sua vita e ricrea la camera da letto della poetessa con i suoi oggetti: uno spazio artistico riaperto in occasione del compleanno della poetessa il primo giorno di primavera che proporrà corsi, attività, una libreria e un caffè letterario per tenere viva la memoria di Alda nel suo quartiere, un punto di riferimento per tutti gli amanti della poesia.

 

vico lavandaiLungo il Naviglio Grande passando dal vicolo dei Lavandai, dalla Chiesa di San Cristoforo fino alla Darsena e a Porta Ticinese si susseguono gli scenari delle sue poesie e della sua vita in un rimando di amore odio per una città che sente profondamente sua ma che al tempo stesso stenta a riconoscere. La stessa Milano che la confinò all’allora manicomio Paolo Pini, dal quale uscì regalandoci una visione forte, acuta e lucida sulla vita. Il centro d’igiene mentale non riuscì a spegnere lo sguardo della Merini, la forza della poesia che ha vinto la violenza dell’elettroshock, dell’alienazione, dell’esilio e l’ha riconsegnata alle sue strade. A Milano, a due passi dal Naviglio Grande, c’è un vicolo meraviglioso dove il tempo si è fermato. Il Vicolo dei Lavandai è stato recentemente restaurato. Un grande lavatoio usato fino alla metà degli anni 50 dalle donne milanesi è ancora in piedi. C’è anche una vecchia centrifuga dell’inizio del ‘900 tuttora intatta.

Accanto al ruscello dove si lavavano i panni c’era la drogheria che vendeva sapone, candeggina e spazzole. Oggi ospita il ristorante El Brellin che ha mantenuto intatta l’atmosfera originaria, con i camini e i soffitti a cassettoni. Il vicolo è dedicato ai lavandai e non alle lavandaie, perché nell’Ottocento ad occuparsi del lavaggio erano gli uomini organizzati nella confraternita dei Lavandai di Milano. Il ruscelletto (“el fossett”, in dialetto milanese) è alimentato dalle acque del Naviglio Grande. Ci sono ancora i “brellin” di legno dove si inginocchiavano le donne e le pietre su cui strofinavano i panni.

navigli2Un rapporto spesso dimenticato, stratificato, quello tra poesia e città, ma che sa ancora parlare a una metropoli capace di dialogare con la sua storia, con i suoi quartieri popolari, con la sua anima più autentica. È una Milano dal volto umano quella di Alda Merini fatta di osterie, di artigiani, di barbieri, di amori travolgenti e grandi dolori, di grandi penne e di gente comune: la lavandaia, la verduriera, il prete esorcista, la donna che vende i numeri del lotto.

merini 4Lo sguardo della Merini su Milano l’attraversa dalla guerra alla modernità, dalla povertà da cui proviene e a cui ritornerà all’industria del lusso, dal cuore generoso della città agli egoismi del profitto, dall’intimità del suo Naviglio alla svergognata capitale della televisione. I suoi versi continuano a incarnare l’anima della città che seguita a cercarsi, a perdersi e a ritrovarsi; Alda Merini donna, amante, madre, figlia, provocatrice, il suo dolore e la gioia di vivere, la sua poesia così naturale, inevitabile, inscindibile dalla sua vita come la sua Milano, la “donna altera e sanguigna” che non ha mai lasciato.

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