On the road alla scoperta della Roma nascosta

On the road alla scoperta della Roma nascosta. Domani, mercoledì 8 giugno, ritorna il programma della musica in viaggio di www.radiobarrio.it, con una puntata dedicata ai luoghi poco conosciuti della capitale.

Qui il podcast della puntata.

casina civetteCasina delle Civette. Il Museo della Casina delle Civette si trova all’interno del parco di Villa Torlonia a Roma ed è una delle bellezze nascoste della Capitale. Il suo nome deriva dal fatto che le civette sono uno decori ricorrenti nelle vetrate e nelle maioliche. Fino al 1938 la Casina delle Civette era stata la dimora del principe Giovanni Torlonia junior, all’epoca era conosciuta come Capanna svizzera per via del suo aspetto molto simile a quello di un rifugio alpino. Oggi è invece, è un museo che sembra uscito da un libro di favole. Ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, la Casina delle Civette è si è trasformata nel tempo, infatti se prima l’architettura appariva rustica adesso ha un aspetto raffinato con porticati, torrette e logge.

Giardino degli aranciGiardino degli aranci. Con quasi 8 mila metri quadrati, il Giardino degli aranci (Parco Savello) è stato realizzato nei primi anni del 1900 dall’architetto Raffaele De Vico ed è uno dei tre belvedere romani assieme al Pincio e al Gianicolo.  lo splendido belvedere della Capitale che tornerà agli antichi albori grazie all’opera di riqualificazione della fondazione Sorgente Group, in collaborazione con le autorità comunali e la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Roma. E’ la prima volta che un’area verde sottoposta a tutela viene adottata da privati, il tutto è possibile grazie a un accordo firmato proprio nei giorni scorsi che da’ il via ai lavori di manutenzione ordinaria, cura del verde e rimozione dei rifiuti sia nel bellissimo giardino che si affaccia sul lungotevere Aventino che nell’antica strada di Clivo di Rocca Savella. La riqualificazione rientra tra gli obiettivi di Roma sei mia, un progetto che vuole restituire a cittadini e turisti zone della città per tanto tempo, vittime di degrado e vandalismo. La Fondazione si occuperà quindi dell’apertura e della manutenzione di Parco Savello, a tutti noto appunto come il Giardino degli aranci per la presenza di alberi di aranci amari.

L'orologio ad acqua del PincioL’orologio ad acqua del Pincio. E’ l’unico modello di idrocronometro collocato all’interno di un giardino pubblico in Italia e si trova nel viale dell’Orologio del Pincio a Roma. La particolarità di questo orologio a quattro quadranti, sta nel suo funzionamento che è garantito dall’acqua sottostante che aziona sia il pendolo che la suoneria. Inventato nel 1867 da padre Giovan Battista Embriaco e presentato addirittura all’Esposizione universale di Parigi. La particolarità di questo orologio a quattro quadranti, sta nel suo funzionamento che è garantito dall’acqua sottostante che aziona sia il pendolo che la suoneria. Chi passeggia per il Pincio non potrà fare a meno di notare una piccola torre su un isolotto al centro di un lago, è lì che domina l’orologio d’acqua che purtroppo, è spesso oggetto di atti vandalici, in ultimo quello del febbraio scorso. Dopo l’ennesimo gesto vile in cui appunto, era stato fatto in frantumi il vetro della torretta che nasconde l’orologio, il capolavoro di ingegneria è stato restaurato ed è tornato a segnare il tempo. L’orologio ad acqua donato al comune di Roma, dal 2007 grazie a una convenzione è stato adottato dalla Scuola Elis – Sezione orologeria, che ne cura gratuitamente la manutenzione sia ordinaria che straordinaria.

 

Villa AldobrandiniVilla Aldobrandini. Villa Aldobrandini è un giardino pensile seicentesco, vicino al Rione Monti e in prossimità dei Mercati di Traiano. Acquisita dagli Aldobrandini, la Villa ospita antichi marmi e notevoli dipinti, ma è sicuramente la ricca vegetazione a dare un tocco in più a questo splendido giardino purtroppo poco conosciuto. Dal 1926, Villa Aldobrandini è proprietà dello Stato, proprio in quegli anni, durante i lavori di rimodernamento fu scoperto un vasto complesso archeologico. Oggi i suoi cancelli si sono riaperti grazie alla Sovrintendenza Capitolina con il recupero delle antiche fontane da anni senza acqua, il rinnovo degli arredi, il ripristino dell’impianto di irrigazione, il rifacimento della pavimentazione e la sistemazione dei sentieri.

 

Street art sul LungotevereStreet art sul Lungotevere. Il Lungotevere torna a risplendere grazie a un fregio lungo 550 metri e composto da 80 figure alte fino a dieci metri. “Triumphs and Laments” è il nome dell’opera dell’artista sudafricano William Kentridge inaugurata nel mese di aprile a Piazza Tevere.  Il Lungotevere torna a risplendere grazie a un fregio lungo 550 metri e composto da 80 figure alte fino a dieci metri. “Triumphs and Laments” è il nome dell’opera dell’artista sudafricano. Un’opera d’arte su larga scala realizzata rimuovendo la patina biologica dai muraglioni di travertino che costeggiano la banchina del fiume Tevere a Roma. Kentridge, artista noto a livello internazionale rappresenta trionfi e sconfitte dell’antica città eterna, a cavallo tra mito e realtà, con una serie di figure che animano gli argini tra Piazza Tevere, Ponte Sisto e Ponte Mazzini. Le vicende millenarie in sequenza non cronologica, vanno a riqualificare un’area che soffre per il degrado. Il progetto in fase di realizzazione, è inserito all’interno di Tevereterno che da tempo si occupa della creazione di .

Cimitero acattolico per stranieriCimitero acattolico per stranieri. In un angolo di Roma a lato della Piramide Cestia, c’è il cimitero acattolico per gli stranieri al Testaccio, un luogo che come indica il nome stesso, accoglie le spoglie dei non cattolici stranieri. Il cimitero acattolico è nato dopo l’emanazione di una legge pontificia che impediva la sepoltura in terra consacrata di tutti i non cattolici e quindi di ortodossi, ebrei, protestati e così via, ma anche dei suicidi che venivano inumati fuori dalla mura delle città. Per questo viene anche conosciuto come il cimitero protestante o il cimitero degli inglesi, tra le sue tombe ci sono cipressi centenari, fiori e prati verdi. All’orizzonte, il cimitero acattolico è incorniciato dalla Piramide che svetta dietro le mura romane, mentre non sarà strano trovare sulle lapidi, i gatti sdraiati al sole. In questo piccolo cimitero ogni tomba è diversa dalle altre, sono però tutte accomunate dall’assenza di fotografie.

L’apertura ufficiale del cimitero acattolico è datata 1821 e resa necessaria dall’aumento di decessi di persone straniere e non cattoliche nella Capitale. All’epoca non si potevano utilizzare croci o iscrizioni, esse furono “liberalizzate” solo dopo il 1870. Tra le tombe di personaggi illustri ci sono John Keats, poeta inglese e uno dei principali esponenti del romanticismo e il poeta Percy Shelley; lo scultore statunitense William Wetmore Story sepolto insieme alla moglie sotto una sua scultura in marmo e pietra chiamata “Angelo del dolore” e ancora generali, archeologi, scrittori, pittori. Tra gli stranieri però ci sono anche nomi illustri italiani, sebbene infatti il cimitero acattolico sia stato istituito per ospitare gli stranieri, sono sepolti qui anche uomini che per varie vicende della loro vita sono stati costretti ad essere stranieri in terra propria. È ’ il caso del politico Antonio Gramsci, non solo italiano ma anche cattolico, sposato però con una donna sovietica di confessione ortodossa o dello scrittore e poeta Dario Bellezza, gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Luce d’Eramo e pochi altri. Il cimitero sembra non essere un luogo di tristezza ma un omaggio monumentale ai defunti, così come quello del Verano, nel quartiere tiburtino.

Istituto_di_Cultura_Giapponese_a_Roma_le_nuove_aperture-tSa-1200X0Giardino giapponese. L’istituto Giapponese di Cultura a Roma ha un famoso giardino che apre al pubblico solo in alcuni periodi dell’anno per delle visite gratuite che registrano sempre il tutto esaurito. il giardino ha delle belle particolarità, ma sarà per il fatto di dover prenotare molto in anticipo, o per la grande curiosità che ruota intorno al Giappone e ai suoi caratteristici spazi verdi (o anche per alcune foto fuorvianti che si trovano sul web), le aspettative di chi lo visita sono superiori rispetto a quella che è la realtà. alberi di ciliegio, la cascata, le rocce, il ponticello, la lampada di pietra, le piccole isole. Elementi sapientemente combinati insieme secondo lo stile sen’en, ovvero del giardino con laghetto. Questo spazio verde in stile nipponico, il primo realizzato in Italia da un architetto giapponese (Nakajima Ken) ospita diverse piante come ciliegi, iris, pini nani e glicine. Grazie a un foglio che all’ingresso viene dato a tutti coloro che partecipano alla visita, è possibile scoprire qualcosa in più sulle caratteristiche del giardino giapponese. E in particolare su come vengono posizionate le piante e su quale è il ruolo dell’acqua e della pietra (quella che forma la cascata del giardino di Roma proviene dalla campagna Toscana). Gli alberi adulti vengono piantati in modo tale da rispecchiare la veduta che l’architetto intende ottenere, in particolare si considera la direzione, l’inclinazione e il volume dell’albero considerando l’effetto che si vuole ottenere combinandolo con gli altri elementi presenti nel giardino.

Per quanto riguarda invece la presenza delle pietre, elementi fondanti nei giardini giapponesi, queste vengono utilizzate per diversi scopi: per realizzare la cascata, posta al centro del disegno architettonico; per il bacile; per il sentiero che permette ai visitatori di percorrere il giardino, ma che ha anche la funzione di collegare visivamente diverse zone. Insomma, francamente è stata una visita comunque interessante, che vi consigliamo di fare per scoprire qualche cosa in più sulla cultura nipponica. L’istituto organizza, tra l’altro, diverse iniziative culturali, come un cineforum gratuito dedicato alle pellicole giapponesi in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Roseto comunale di RomaRoseto comunale di Roma. Il Roseto Comunale di Roma, ad ingresso libero e gratuito, ospita oltre 1000 varietà di rose botaniche, antiche e moderne, provenienti da tutto il mondo. Ogni anno nel mese di maggio qui si svolge il Concorso Internazionale Premio Roma, dedicato alle più belle nuove varietà di rose. Il Roseto Comunale di Roma, ad ingresso libero e gratuito, ospita oltre 1000 varietà di rose botaniche, antiche e e moderne, provenienti da tutto il mondo. Ogni anno nel mese di maggio qui si svolge il Concorso Internazionale Premio Roma, dedicato alle più belle nuove varietà di rose. Le rose sono tra i fiori più amati e tra i doni più preziosi che la natura può offrirci. Il Roseto Comunale di Roma si trova nelle vicinanze del Circo Massimo. Il luogo in cui ora sorge il roseto fin dal III secolo a.C. era dedicato ai fiori e in seguito fu un luogo di coltivazione di orti e vigne. Ha una forma ad anfiteatro e segue la pendenza del terreno. Le rose che possiamo ammirare qui provengono da tutto il mondo, perfino dalla Nuova Zelanda e dalla Mongolia. Alcune delle varietà più curiose sono la Rosa Chinensis Virdiflora, dai petali di colore verde, e la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni. La prima apertura del roseto avvenne nel 1932, sul colle oppio, e già nel 1933 fu istituito il Premio Roma, dedicato alle rose più belle. La sezione più ampia del roseto ospita circa 1200 esemplari di rose botaniche antiche e moderne, in una collezione rinomata in tutto il mondo per la sua straordinaria bellezza. Una delle rose più particolari è la Omeiensis Pteracantha Lutea, una rosa botanica cinese le cui spine, a forma di ala, nei nuovi rami sono rosse e trasparenti. Fra le più curiose troviamo la Rosa Foetida, bellissima ma maleodorante.

Ecomuseo casilinoEcomuseo casilino. Dal Parco di Centocelle della Casilina fino a Villa Gordiani sulla Prenestina, senza dimenticare Torpignattara, Acqua Bullicante e Tor de’ Schiavi. Un progetto ambizioso, quello voluto dall’Associazione per l’Ecomuseo Casilino “Ad Duas Lauros” insieme ad altre realtà territoriali che ha come obiettivo quello di creare appunto, un Ecomuseo.  Dal Parco di Centocelle della Casilina fino a Villa Gordiani sulla Prenestina, senza dimenticare Torpignattara, Acqua Bullicante e Tor de’ Schiavi. Un progetto ambizioso, quello voluto dall’Associazione per l’Ecomuseo Casilino “Ad Duas Lauros” insieme ad altre realtà territoriali che ha come obiettivo quello di creare appunto, un Ecomuseo. Un’idea che parte da lontano e si articola in diverse fasi grazie alla supervisione di un Comitato scientifico formato da antropologi, archeologi, urbanisti e architetti che, dal 2009 portano avanti la progettazione di uno spazio fisico che valorizzi ed esalti la bellezza delle meraviglie romane.

Mission del progetto è, infatti, quella di decodificare il patrimonio partendo dalla rilettura dei documenti già esistenti, passando da laboratori partecipati con associazioni e singoli cittadini per arrivare alla creazione di sei percorsi: quello archeologico, lo storico, il paesaggistico-urbanistico, l’artistico, l’antropologico, e infine lo spirituale e i relativi hot spot, ovvero luoghi simbolo dell’intero quartiere che riprendano la storia, la cultura e l’arte. Percorsi e luoghi che non rimarranno solo sulla carta ma, diventeranno sentieri nei quali fare walkaround, ovvero passeggiate esplorative. Il tutto sarà possibile anche grazie alla creazione di un’App e di un portale web che indicheranno la geolocalizzazione degli itinerari.

Via Nicolò PiccolominiVia Nicolò Piccolomini. Via Nicolò Piccolomini è posizionata nei pressi del Gianicolo e nasconde un’illusione ottica davvero straordinaria. Infatti qui, si può ammirare la cupola di San Pietro come non si è mai fatto. Percorrendo la via, osservando la cupola, ed ecco che più ci si avvicina, più il Cupolone si allontana. Si tratta di un curioso effetto ottico, dovuto alla disposizione degli edifici e al punto di osservazione. Fontana coperchio.  un papa per preservare un monumento dall’incuria cittadina ha deciso di coprirlo con un marmoreo opercolo, così che i cittadini per reagire all’affronto nei loro confronti hanno deciso di chiamare la fontana “Zuppiera“ in modalità canzonatoria. Difatti, questa polla che oggi sorge da sotto il livello stradale in Corso Vittorio, originariamente era posizionata a Campo de’ Fiori. Ma nei giorni del mercato, i commercianti erano soliti lavarci dentro frutta, verdura, pesce e chi più ne ha più ne metta. Ad un certo punto, Gregorio XV considerò il fatto tanto oltraggioso da decidere di porvi rimedio. È per questo che decise di dotarla del curioso coperchio. Mi sa che però alla fine hanno vinto i commercianti di Campo de’ Fiori se a forza di chiamarla Zuppiera di qua, Zuppiera di là è stata dapprima rimossa e poi collocata nel luogo dove si trova oggi, lontana da simili angherie.

 

Fontana con la palla di cannoneFontana con la palla di cannone in viale Trinità dei monti. Pare che una mattina, Cristina di Svezia andasse avanti e indietro per Castel Sant’Angelo in preda alla noia, senza sapere cosa fare. A un certo punto ebbe l’illuminazione: andare a caccia. Semplice, sparando una palla di cannone in direzione di Villa Medici, così da svegliare il padrone di casa e farlo partecipare alla caccia (a testimonianza, rimane un’ammaccatura sul portale di bronzo).

Porta Magica di Piazza VittorioLa Porta Magica di Piazza Vittorio. Porta-Magica-Alchemica-Piazza-Vittorio-Misteri-a-Roma. È l’unica superstite delle porte d’accesso a Villa Palombara, che sorgeva in zona, ed oggi svetta nel bel mezzo di Piazza Vittorio, gettando un velo esoterico sulla stessa. Eh sì, perché questa porta, protetta da due statue del dio egizio Bes, racchiude in sé un messaggio in codice non ancora svelato, che forse permetterebbe di trasformare i vili metalli nel più prezioso oro. A piazza Vittorio, nel centro del giardino posto all’interno della piazza, si trova parte di una struttura eretta dal marchese Palombara intorno alla metà del 1600: la Porta Magica anche conosciuta come Porta Alchemica. Questa porta faceva parte di una vera e propria villa, della quale nulla è rimasto se non la famosa Porta. Il marchese fu un famoso alchimista dell’epoca, amava circondarsi di persone e studiosi alla ricerca della pietra filosofale, con la quale sarebbe stato possibile trasformare i metalli in oro.  si tramanda che un giorno si presentò alla villa del Palombara un pellegrino, il quale domandò al marchese di poter  offrirgli riposo nel suo giardino. Il marchese accettò, ma poco dopo il pellegrino iniziò a manipolare alcune erbe per poi sparire magicamente attraverso la Porta generando dietro di sé polvere d’oro, e lasciandosi dietro un foglio con stranissime iscrizioni. Il marchese non riuscendo con i suoi a interpretare l’enigmatico messaggio, pensò di inciderlo sulle porte della sua villa affinché qualcuno in futuro potesse riuscire nell’ardua impresa di interpretarli.

 

Cupola piatta della chiesa di Sant’IgnazioCupola piatta della chiesa di Sant’Ignazio. Quale magnificenza deve apparire agli occhi del visitatore la gigantesca cupola di Sant’Ignazio, non appena varcato l’ingresso. Si accinge dunque a percorrere la navata per scorgerla da vicino ma si ha la sensazione che la struttura si appiattisca.  In realtà la cupola grandiosa prevista per la chiesa non venne mai realizzata per alcuni problemi tecnici. E così Andrea Pozzo, per non lasciare l’edificio sacro incompleto, decise di dotarlo ugualmente di una cupola, anche se fittizia. Dipinse dunque lo spazio piatto su cui la stessa avrebbe dovuto essere edificata mediante la tecnica del trompe-l’oeil, con un’illusione ottica che permettesse di percepirla tridimensionale se guardata da un determinato punto di vista segnato sulla pavimentazione.

 

Galleria SpadaGalleria Spada. Francesco Borromini per accontentare il suo committente Bernardino Spada decise di creare una galleria che desse l’illusione di essere alquanto lunga, mentre in realtà misurava appena otto metri e mezzo. In pratica, tale illusione ha origine perchè i piani su cui si sviluppa la galleria convergono verso un unico punto di fuga, dando alla stessa la forma di un “cannocchiale”: dunque, il soffitto scende, il pavimento sale, e l’occhio rimane ingannato tanto da credere la galleria in realtà lunga più di 20 metri. Ad acuire l’illusione, venne in seguito posta al termine del corridoio chiuso fra i due colonnati una statua di Marte che sembra gigante, mentre in realtà è alta appena 80 cm.07

 

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