On the road in bici alla scoperta del Pollino

 

monte-pollinoUn itinerario di 50 chilometri lungo strade poco trafficate, che parte dalle Gole del Raganello di Civita, comunità albanese ai piedi del Massiccio del Pollino, paradiso per escursionisti e arrampicatori in tutte le stagioni, e arriva ad Acquaformosa, in Calabria. Un percorso all’interno del Parco Nazionale del Pollino, dal 2016 riconosciuto patrimonio Unesco. Il nome del massiccio, le cui cime raggiungono gli oltre 2.200 metri di altitudine, secondo alcuni studiosi deriva dal latino Mons Apollineus, ovvero monte di Apollo, dio del Sole e della Salute, che, si narra, in epoca magno-greca ne fece una delle sue dimore.

Qui il podcast della puntata.

ponte-civitaCivita (Çiftit nell’albanese antico) è una sorta di fortezza naturale. Panorami mozzafiato e persone accoglienti hanno trovato ai piedi di questa montagna il luogo ideale dove mettere radici. E’ uno dei posti più belli e suggestivi della Calabria, che sembra rimasto fermo nel tempo. I tetti hanno comignoli diversi l’uno dall’altro, il borgo è animato dalle simboliche case Kodra, case antropomorfe (dal volto umano) che animano e colorano i rioni; in questo posto da fiaba le donne chiacchierano ancora nella gjitonia, la più arcaica forma di vicinato, luogo fisico e sociale sede di funzioni domestiche e di scambi.

 

 

frascinetoAll’incrocio con la SP 263 prendete la strada in direzione Frascineto – Castrovillari. Qui la maestosità del Pollino si fa ammirare con la falesia di Eianina, una parete rocciosa da arrampicata tra le più importanti nel meridione d’Italia.  Frascineto si trova alla base delle pendici della Serra di Dolcedorme dell’imponente massiccio del Pollino, accostato dall’autostrada A3. Prima denominato “Casale Novo” o “Casal San Pietro”, fu ripopolata da una colonia di profughi albanesi nel XV secolo, accolti dall’Abate del vetusto monastero greco di San Pietro, ai quali vennero assegnate terre dell’Abbazia stessa. Nel 1552 i due casali si fusero assumendo il nome di Frascineto. Da allora i suoi abitanti mantengono la loro identità etnica culturale, linguistica e religiosa. Gli abitanti di Frascineto/Frasnita hanno da sempre avuto rapporti con il vicino paese Eianina, frazione di Frascineto, altro antico centro di provenienza albanese, ed entrambi hanno simili costumanze linguistiche e religiose.  In occasione della festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno, a Frascineto si svolge un mercato, famoso per i genuini formaggi tipici del Pollino. La seconda domenica successiva la Pasqua (Pashkët) si celebra la festa della “Madonna di Lassù” (Shën Mëria Kë’tje lartë) e il popolo vi si reca in processione. Si pranza ai piedi del santuario e, nello scendere l’erta, intrecciano le ridde, cantando antiche rapsodi e strambotti popolari albanesi. È consuetudine, il lunedì e martedì dopo Pasqua eseguire le vallje (tipiche danze, o ridde, albanesi) con la cattura dei “lëinjt” (i non albanesi, ossia i latini), che un apposito gruppo di untori ha già provveduto ad individuare annerendogli il volto.

castrovillariSuperate Frascineto (altro paese arberëshë con un centro storico piccolo, ma ben curato) e lo svincolo autostradale della A3. Passo davanti un cementificio oramai in disuso e dopo un tornante arrivo sul rettilineo che mi porta nel centro abitato di Castrovillari. Il bar / tabacchi / alimentari alla fine del rettilineo può darvi informazioni utili su come raggiungere un piccolo laghetto artificiale alle spalle delle case che costeggiano la SP 263.

Il paesino non attira molto l’attenzione, a parte la via principale con la Chiesa ed alcuni edifici nobiliari, ma l’imponenza delle montagne, guardando verso nord, è spettacolare. Su queste cime e nel vicino Orsomarso ha trovato da secoli il suo habitat naturale il Pino Loricato, un “relitto” preistorico che vive fino a 900 anni. L’albero deve il nome alla sua corteccia che somiglia alla corazza dell’esercito Romano (la lorica), al secolo Caput Mundi.

 

 

pollino-bikeSan Basile è uno dei comuni di origine greco-albanese presenti sul territorio calabrese. Fu fondato da una comunità di albanesi verso il 1475-1480, giunti in Italia al seguito di Giorgio Castriota Scanderbeg per sfuggire alla conquista turca dei Balcani e della Grecia. Sorse intorno al cenobio di San Basilio Craterete, da cui deriva anche il nome, e popolò intorno al monastero basiliano oggi Santuario di Santa Maria Odigitria, uno dei soli tre monasteri di rito greco-bizantino esistenti in Italia. Il primo documento che testimonia la presenza di albanesi sono i Capitoli stipulati con il Vescovo di Cassano allo Ionio (Marino Antonio Tomacelli) risalenti al 1510. Il paese andò costituendosi a nord dell’antico cenobio, e le prime abitazioni vennero costruite al di sopra del rione (gjitonia) Kroj che in arbëresh significa sorgente. Proprio per le sue origini la maggioranza della popolazione parla la lingua albanese (arbëreshë) e professa la religione cattolica con rito greco-bizantino. Fu feudo dei duchi di Castrovillari, di Nicola Interzato da Cariati, di Francesco Campolongo di Altomonte ed ancora della famiglia Rende di Bisignano. Nel 1617 passò al duca di Saracena, quindi all’abate di Castrovillari e infine, ai principi di Scalea. La coscienza di appartenere ad una stessa etnia, ancorché dispersa e disgregata, si coglie tra l’altro in un motto molto diffuso, che i parlanti albanesi spesso ricordano quando si incontrano: “Gjaku jonë i shprisht”, che vuol dire “Il sangue nostro sparso”.

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Pedalate in lieve salita per qualche chilometro, con i Monti dell’Orsomarso di fronte, e arrivate a Saracena, unica qasba araba della Calabria, situata su una collina rocciosa, il cui antico nucleo del centro urbano è caratterizzato da un intricato dedalo di viuzze di concezione islamica. Se vi piacciano i vini liquorosi chiedete a qualsiasi bar o ristorante un bicchiere di Moscato di Saracena, un vino passito da meditazione dal caratteristico profumo ottenuto dai vitigni Malvasia, Guarnaccia e Odoacra. La notte del 19 febbraio, in occasione della festa di San Leone, santo patrono del paese, il sacro ed il profano si mescolano, inebriati da musiche tradizionali e fiumi di vino.

Dopo gli ultimi sforzi in salita, per circa 10 chilometri si scende dagli oltre 600 metri di Saracena, ai circa 200 del fondo Valle dell’Esaro, dove la strada incrocia la SP 271. Da questo punto in poi la SP 263 è quasi tutta in salita fino agli oltre 700 metri di Acquaformosa. Saracena è situata su una collina rocciosa che si sviluppa sul versante est della valle del fiume Garga ai piedi dei Monti di Orsomarso, questi ultimi appendice meridionale del Parco nazionale del Pollino.

A pochi chilometri dal centro abitato, quasi di fronte ad esso, si trova la Grotta di San Michele Arcangelo detta comunemente Grotta di Sant’Angelo, un’ampia cavità carsica che si apre a 750 metri circa s.l.m. nella parete calcarea ad ovest del fiume Garga, abitata dal Neolitico antico fino alla media Età del bronzo.

 

 

monte-pollino2Firmo (Ferma in lingua arbëreshe, Fìrmu in calabrese) è un comune italiano di 2.183 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria. È situata sulla falda sud-est della catena appenninica che digrada verso il mar Ionio. Giace su un altopiano di 369 metri sul livello del mare ed ha un’estensione territoriale di 11,53 km². È un centro delle comunità d’etnia albanese della Calabria, che mantiene lingua, rito religioso, cultura, usi e costumi degli antenati. Nata dagli esuli delle terre albanesi che dal XV secolo dovettero abbandonare a causa delle persecuzioni turche, ancora oggi è consapevole di appartenere ad un popolo con una precisa identità. Ne fanno fede modelli culturali che si rispecchiano ancora nei valori dell’arbëresh attuale, quali la mikpritia (ospitalità), la ndera (onore), la besa (fedeltà) e la vellamja (fratellanza). ella zona centrale e dominante del paese l’antico Convento dei Domenicani (ka këllogjerit, ossia letteralmente “dai monaci”), punto di riferimento storico della nascita del paese e destinato a diventare un centro importante per il recupero delle tradizioni e della cultura degli arbëreshë. Una tappa d’obbligo è la visita alla chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, che presenta una torre campanaria a pianta quadrata, munita di cella ottagonale cuspidata. È di interesse, inoltre, la cappella dedicata alla Madonna di aprile, in cui in rilevanza significativa assumono le funzioni religiose che si svolgono in rito greco-bizantino e le manifestazioni folcloristiche di maggio denominate “vallje” (balli) in cui si sfoggiano i preziosi costumi albanesi di gala.

 

downloadSuperato Firmo, altro paese albanese, dove ancora oggi le donne lavorano i centrini all’uncinetto davanti le porte di casa, si arriva a Lungro, anch’esso borgo arbëreshë e capitale del mate. La bevanda consumata principalmente nel Sud America, qui è stranamente presente in tutte le case ed i negozi. Non si può lasciare il paese senza bere un sorso di mate dalla bonbija (la tipica cannuccia). A Lungro è sinonimo di accoglienza ed ospitalità, un buon pretesto per concedersi una sosta e rubare qualche storia da questa piccola comunità.

Gli ultimi 150 metri di dislivello in salita fino a Acquaformosa mi consentono di pensare ancora per qualche minuto a questa suggestiva pedalata a mezzacosta tra l’Italia e l’Albania, ai paesaggi visti, spettacolari e differenti tra loro, alle imponenti pareti del Pollino, alternate a colline di uliveti, vigneti e distese di campi di grano, alle meravigliose comunità arberëshë. I costumi, le tradizioni, il rito e la lingua sono una ricchezza che gli abitanti di Acquaformosa hanno mantenuto inalterati nel tempo. Di generazione in generazione i giovani del paese, si sono impegnati alla fondazione di gruppi folcloristici per salvaguardate e trasmettere le tradizioni. Il gruppo folcloristico di Acquaformosa, nato nel 1986, si chiama “Shkëmbi”; celebre è la loro ricerca di canti e danze arbëreshë.

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