On the road alla scoperta del percorso arabo – normanno dell’Unesco

On the road alla scoperta del percorso arabo normanno sulle strade siciliane. Domani, mercoledì 3 maggio, ritorna il programma della musica in viaggio di http://www.radiobarrio.it con una puntata dedicata al progetto dell’Unesco per far conoscere le bellezze artistiche di Palermo, Cefelù e Monreale.

Palermo segna una data importante nel calendario infatti il 3 luglio a Bonn il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco ha dichiarato l’itinerario Arabo Normanno “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” inserendolo quindi di diritto nella World Heritage List. Lo stile Arabo-Normanno è unico nel suo genere ed esclusivo di Palermo, Cefalù e Monreale e si caratterizza per l’unione di due mondi opposti: quello arabo – musulmano e quello normanno – cattolico. I due secoli e mezzo di dominazione araba (dall’827 alla fine del XI secolo) resero la città una tra le più ricche ed importanti dell’epoca: splendidi palazzi, moschee, minareti, giardini e fontane vengono eretti.

I palazzi arabi spariscono, infatti, con l’arrivo dei Normanni, che se ne appropriano per riallestirli e modificarli, rendendo impossibile distinguerne l’antica funzione. I Normanni decidono di emulare il grande sfarzo degli arabi e riconoscono alle maestranze musulmane una notevole bravura: da questo connubio nasce, appunto, lo stile arabo-normanno. Gli elementi tipici di questo stile per le chiese e le costruzioni civili sono: pianta basilicale a croce latina o greca, torri e portale sulla facciata, coro spesso sormontato da cupole, abbelliti da mosaici bizantini realizzati da artisti greci e da ornamenti arabi (archi a ferro di cavallo, decorazione fatta di arabeschi); i palazzi sono immersi in grandi parchi con distese d’acqua e provviste, nel loro interno, di due caratteristiche aree: l’iwan (sala a tre esedre) e il cortile all’aperto, circondato da portici e abbellito da una o più fontane, decorati da pavimenti marmorei o costituiti da mattoni disposti a spina di pesce, pareti ricoperte da mosaici con motivi arabizzanti e infine soffitti ed archi adorni di muqarnas (decorazione ad alveoli o a stalattiti) scolpiti e dipinti.

Palazzo Reale (Palazzo dei Normanni), fronte Nord-Est:

A Palermo. Palazzo Reale o dei Normanni. ostruito intorno al X secolo dagli emiri arabi. Dai re normanni, che lo scelsero come residenza, fu concepito come una fortezza, ma anche come dimora di eccezionale sontuosità e raffinatezza. Essi utilizzarono, per le proprie architetture, la padronanza tecnica delle maestranze musulmane facendo nascere così “l’arte araba-normanna”. L’insieme degli edifici che costituisce l’odierno Palazzo Reale è il risultato delle aggiunte eseguite tra il XVI e il XVII secolo, che hanno dato al complesso un aspetto unitario. All’interno è possibile ammirare, oltre alla splendida Cappella Palatina, la Sala d’Ercole, costruita nel 1560 ed è così chiamata per la presenza di dipinti che rappresentano scene dell’eroe mitologico realizzate da Giuseppe Velasquez; la Sala del Duca di Montalto decorata da affreschi eseguiti da Pietro Novelli; la Sala dei Vicerè dove sono esposti ventuno ritratti di vicerè, presidenti e luogotenenti del regno; la Sala di Re Ruggero dove alle pareti e sulle volte sono stati collocati dei mosaici a motivi naturalistici su un fondo di tessere dorate; la Sala della Regina, in stile pompeiano con pitture eseguite da Giuseppe Patania etc. La Torre Pisana ospita dal 1791 l’Osservatorio Astronomico. Dal 1946 il Palazzo dei Normanni è sede dell’Assemblea della Regione Sicilia e vi si riunisce il Parlamento Siciliano che si gloria di essere il più antico d’Europa, essendo stato istituito da re Ruggero nel 1140.

 

Cappella Palatina. Ubicata al primo piano del Palazzo dei Normanni, fu realizzata tra il 1130 ed il 1132 ai tempi del regno di Ruggero, come cappella del Palazzo Reale. Nel 1132 fu elevata a Parrocchia e fu intitolata a SS. Pietro e Paolo, ma col passare del tempo la doppia intitolazione venne dimenticata e la Parrocchia viene chiamata semplicemente di S. Pietro. Ma sta di fatto che la navata laterale di destra è decorata con episodi della vita di S. Paolo e quella di sinistra con episodi della vita di S. Pietro. Essa rappresenta la sintesi, ben riuscita, dell’aspirazione dei re normanni a ripristinare il mondo culturale della religione cristiana, attingendo nel contempo al collaudato mondo musulmano per decorazioni sfarzose degne del potere regio. La cappella è interamente coperta da una incantevole decorazione musiva in oro eseguita da maestranze bizantine che riporta temi iconografici religiosi, nella cui cupola troneggia un maestoso Cristo pantocratore attorniato da Angeli ed Arcangeli.

La Cappella ha tre navate separate da dieci colonne, cinque per lato, di granito egiziano. Il pavimento è di mosaico secondo un disegno che reca motivi uguali e continuamente ripetuti; particolarmente interessante e ricco è quello posto ai piedi della cupola, dove è presente un disegno geometrico, chiaramente di ispirazione bizantina. Il ricchissimo soffitto è a stalattiti, con pitture di stile islamico: due file di grandi cassoni a forma di stella a otto punte, che chiudono una cupoletta lobata a otto spicchi curvi; la stella è formata da due facce, l’interna è adorna di decorazioni geometriche, l’esterna , invece, da caratteri (cufici) dell’antica scrittura araba.

Cattedrale. E’ considerata il “libro di storia di Palermo”, poiché tutte le dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli hanno lasciato traccia del loro passaggio; la costruzione risale al 1184. Suggestivo è il prospetto meridionale (quello posto su via Vittorio Emanuele) con il bellissimo portico realizzato nel 1453, il quale rappresenta un capolavoro del gotico fiorito catalaneggiante e la balaustra in marmo che circonda il piano della Cattedrale del 1574, realizzata da Vincenzo Gagini e successivamente ornata da statue di santi e sante siciliane. L’ ampio interno fu radicalmente trasformato tra gli anni 1781 e 1801, donando alla spazialità barocca una corretta proporzionalità neoclassica in cui la cupola è l’elemento essenziale d’equilibrio. Di ragguardevole interesse sono le tombe reali in porfido rosso, in particolare quella di Federico II; la cappella con l’urna argentea di Santa Rosalia, patrona di Palermo, che viene portata in processione ogni 15 luglio;l’acquasantiera realizzata da Domenico Gagini del ‘500 con conca a conchiglia e rilievi rappresentanti il Battesimo di Gesù e l’Annunciazione; l’Altare Maggiore in pietre semipreziose e legni pregiati del 1794 e il tesoro, ricco di paramenti sacri, calici, breviari, ostensori etc., per la maggior parte dei secoli XVI, XVII e XVIII, sicuramente di notevole interesse è la tiara appartenuta a Costanza d’Aragona, rinvenuta nel suo sepolcro.

Chiesa di San Giovanni degli Eremiti. La Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, uno dei più insigni edifici medievali di Palermo e uno dei monumenti-simbolo della città, fu costruita in epoca normanna, tra il 1130 e il 1148, sotto il regno di Ruggero II, ma radicalmente restaurata nel 1882 da Giuseppe Patricolo. Il modulo costruttivo interno della chiesa è dato da una struttura cubica sormontata da una cupola. Tale modulo si ripete cinque volte: due nelle campate dell’unica navata, tre nel transetto. L’accostamento del quadrato, che rappresenta la terra, al cerchio, che rappresenta il cielo, ricorre sia nella cultura islamica fatimita sia in quella bizantina. L’interno è nudo e raccolto. La navata centrale è suddivisa trasversalmente da un robusto arco ogivale uguale all’altro che limita anteriormente il transetto. Questo ha tre absidi semicircolari delle quali solo la centrale si pronunzia all’esterno oltre la struttura del muro. Annesso alla chiesa, vi è il Chiostro, di datazione problematica, verosimilmente del XIII secolo. Esso si presenta di forma rettangolare, con gli archi a sesto acuto su colonnine binate.

Ponte dell’Ammiraglio. Costruito tra il 1130 e il 1140 da Giorgio d’Antiochia, ammiraglio di re Ruggero. Il ponte, che si trova sul luogo dove scorreva il fiume Oreto prima di essere deviato, rappresentava un elemento di grande importanza per la viabilità di quel periodo, quando Palermo era raggiungibile solo dal mare. La struttura è costituita da due rampe poggianti su cinque arcate in terrotte da quattro arcatelle più piccole, tutte ad ogiva e disegnate da ghiere piatte. Presso questo ponte, nella notte del 27 maggio 1860, le truppe garibaldine piegarono, in una dura battaglia, quelle borboniche che s’opponevano al loro ingresso in città.

 

A Monreale. Duomo. Costruito a partire dal 1174 per volontà del re normanno, Guglielmo II. L’esterno è quello tipico delle chiese normanne: un edificio fortificato, affiancato da due torri, di cui quella di destra e divenuta campanile nel ‘600. Il portico, che si affaccia sulla piazza, nasconde uno splendido portale del 1186, detto “Porta Regia”, in bronzo, decorato con immagini a rilievo, con le cornici chiuse da una fascia bordata di foglie di acanto e gli stipiti contenenti quaranta quadretti raffiguranti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. L’esterno, modificato nei secoli XVI e XVIII, nell’area absidale conserva intatta l’impronta normanna ed è ornato a vari disegni formanti una serie di archi di pietre bianche e nere con cerchi al di sotto, assai ben combinati e disposti tra loro. La decorazione delle tre absidi, caratterizzata dal fitto intreccio di archi acuti, evoca atmosfere arabeggianti esaltate dalla decorazione policroma creata dall’alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica. L’interno è vasto, a croce latina, con tutte le pareti interamente coperte da uno straordinario rivestimento musivo, su fondo in oro, che si sviluppa su una superficie di 6300 mq, al quale lavorarono maestranze bizantine, dove viene rappresentato l’intero ciclo biblico sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, il tutto dominato dall’immensa figura del Cristo Pantocratore, il quale occupa l’intera superficie del catino absidale. L’altare maggiore barocco è una raffinata opera del 1711, eseguita dall’argentiere romano Luigi Valadier. I soffitti sono a travature scoperte, dipinti nelle navate e a stalattiti di tipo arabo nella crociera, quest’ultimi rifatti nel 1811 dopo un incendio che aveva distrutto parte del tetto. Il pavimento, completato nel XVI secolo è musivo, con dischi di porfido e granito e con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate. Il duomo è dedicato a Santa Maria la Nova.

 

Chiostro. Il chiostro appartenente al complesso dell’abbazia benedettina di S. Maria la Nuova, fondata nel 1174 per volere del re normanno Guglielmo II, funge da perno di tutto il complesso abbaziale che si sviluppa intorno ad esso e rappresenta uno splendido esempio di architettura bizantina. Si tratta di una costruzione prettamente romanica, a pianta quadrata di 47 metri per lato, con portico ad archi ogivali a doppia ghiera su colonne binate, le quali presentano ornamentazioni alterne, talune intagliate ad arabeschi tal altre con intarsi a mosaico; ricca e varia è anche la decorazione dei capitelli dove si ritrovano temi legati all’iconografia religiosa del Vecchio e del Nuovo Testamento, animali tratti dal bestiario medievale e della tradizione mediorientale a motivi fitomorfici. Nell’angolo meridionale vi è un recinto quadrangolare delimitato da tre arcate per lato. Al centro vi è una fontana la cui acqua scaturisce da una colonna riccamente intagliata a forma di fusto di palma stilizzato, con figure in piedi, teste e foglie a rilievo. L’acqua fuoriesce in sottili getti da bocche umane e leonine. Le basi delle colonne del chiostro raffigurano un’amplissima varietà di motivi: foglie stilizzate, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole. Dopo un lungo restauro, è possibile anche ammirare il Dormitorio dei Benedettini.

A Cefalù. Cattedrale. Fu fondata nel 1131 da re Ruggero, che ripristinò, nel 1145, il vescovado di rito latino, col disegno di riportare alla cristianità questa parte di territorio già fortemente islamizzata. La costruzione proseguì lentamente con molte incertezze fino a rimanere incompiuta; tuttavia, il tempo ne ha ricostituito quella organicità che lo rende una delle più insigni testimonianze dell’architettura siciliana del XII secolo. Il prospetto è caratterizzato da due massicce torri campanarie aggettanti rispetto alla parte centrale e aperte da quattro ordini di finestre. L’interno, basilicale, ha tre navate divise da 16 colonne con capitelli variamente figurati, che sostengono archi a sesto acuto con doppia ghiera. Le navate hanno copertura lignea. La curva dell’abside, le pareti del presbiterio e la volta costolonata sono rivestite dai mosaici che, eseguiti nel 1148, costituiscono la parte più preziosa e più interessante dell’intero edificio. Secondo l’iconografia bizantina, le figure allungate e ieratiche sono disposte in processione seguendo i principi della gerarchia liturgica: nel catino dell’abside centrale, la figura solenne e severa del Cristo Pantocrator benedicente; nella fascia sottostante, la Vergine e quattro Arcangeli; nelle due zone inferiori, ai lati della profonda finestra ogivale, i 12 Apostoli.

Chiostro. Vi si accede da una porta posta nella navata di sinistra. Fu realizzato nel XII secolo: a pianta quadrata, è chiuso per tre lati da un portico a colonne binate e capitelli figurati che sostengono archi ogivali. Questo suggestivo ambiente è stato fortemente danneggiato nel tempo: nel XVI secolo un incendio distrusse il lato orientale del portico; della fontana che ornava l’angolo nord-ovest sono rimaste soltanto le fondamenta. Restaurato nel 2003 dalla Provincia regionale di Palermo, è oggi fruibile ai visitatori.

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