On the road alla scoperta del progetto della ciclovia che parte a Ventimiglia e termina a Roma

Dalla Francia sino alle porte della Capitale, 1200 km di pedalata “sicura” fra le bellezze di Italia. Un sogno per gli appassionati delle due ruote: una ciclabile continua da Ventimiglia fino a Civitavecchia che, se le promesse saranno mantenute, potrebbe presto diventare realtà.  Domani, mercoledì 10 maggio, ritorna On the road, il programma della musica in viaggio di http://www.radiobarrio.it.

E’ infatti andata in scena l’importante tappa di un lungo percorso per la realizzazione del progetto  “Ciclovia Tirrenica” e a Firenze gli assessori di Liguria, Toscana e Lazio hanno firmato il protocollo d’intesa del progetto che coinvolgerà 11 province italiane.  Obiettivo, la realizzazione di una ciclopista che attraversi luoghi suggestivi (e turistici) come il parco Beigua, quello delle Cinque Terre, il lungomare toscano con vista Apuane, la costa degli Etruschi sino ad arrivare a Civitavecchia.  Cento milioni a Regione per un totale di 300milioni di euro di progetto finanziati con fondi definiti nella Legge di Stabilità e  fondi europei.

Delle tre regioni per ora la Toscana e la Liguria –quest’ultima con il 60% di tratti già completati o avviati e 400 km di pista – sono quelle che hanno già avviato la maggior parte delle procedure mentre il Lazio, ultima annessa al progetto, rincorre per completarle a stretto giro. Questa ciclovia avrà anche contatti con le ulteriori vie ciclabili presenti nelle regioni e questo rappresenta una grande opportunità. Nella parte del Lazio avremo la risalita su Roma e Fiumicino attraverso le due aree protette di Focene e la riserva del litorale fino ad arrivare sul Tevere. Speriamo che questo nostro progetto, la cui progettazione è in parte già avanzata, possa avere il finanziamento del Mit”. Se realizzata, la nuova ciclovia non solo soddisferà per 1200 km le esigenze di cicloamatori e turisti, ma sarà anche inserita e intersecata in altri importanti itinerari europei come Eurovelo 8 Mediterranea e Eurovelo 5 Francigena, o il Grande Raccordo Anulare in Bici, ma anche Cilovia degli Appennini o ciclovia Salaria e tante altre.

Liguria – Circa 460 km tra i Balzi Rossi, Ventimiglia, Albenga e Luni, parchi quali il Parco Nazionale delle Cinque Terre e quello regionale di Monte Marcello Magra. Il percorso attraversa tre siti Unesco: Beigua Geopark, Centro storico di Genova e Cinque Terre.

Il Geoparco comprende l’intera superficie classificata come “Parco Naturale Regionale del Beigua” oltre ad una vasta porzione di territorio funzionalmente connessa al medesimo Parco. Di fatto il Beigua Geopark rappresenta un comprensorio formato da 10 territori comunali che interessano due diverse province (Genova e Savona). Complessivamente il territorio del Beigua Geopark si estende per 39.230 ettari coinvolgendo i comuni di: Arenzano, Campo Ligure, Cogoleto, Genova, Masone, Rossiglione, Sassello, Stella, Tiglieto e Varazze.  Si tratta di uno spettacolare balcone naturale formato da montagne che si affacciano sul mare: ventisei chilometri di crinali montuosi che costituiscono una delle zone più ricche di geodiversità e biodiversità della regione a due passi dalla Riviera Ligure. Le iniziative di conservazione e di valorizzazione del patrimonio geologico del Beigua Geopark si inseriscono nell’ambito di una più ampia e complessa strategia di tutela del patrimonio naturale e storico-culturale. Ciò si realizza attraverso specifiche misure di pianificazione e di gestione del territorio   finalizzate alla protezione attiva delle risorse ambientali ed al contestuale sviluppo socio-economico locale.

Il centro storico di Genova è il nucleo della città vecchia organizzato nel dedalo di vicoli (caruggi) di origine medievale che si sviluppa – da est ad ovest – dalla collina di Carignano alla stazione FS di Genova Piazza Principe, a ridosso di quello che era il Palazzo del Principe, residenza dell’ammiraglio Andrea Doria. Urbanisticamente la zona fa parte del Municipio I Centro-Est.  I Rolli di Genova – o, più precisamente, Rolli degli alloggiamenti pubblici di Genova – erano, al tempo dell’antica Repubblica, le liste dei palazzi e delle dimore eccellenti delle nobili famiglie che ambivano a ospitare – sulla base di un sorteggio pubblico – le alte personalità in transito per visite di stato.In epoche successive, le medesime abitazioni hanno ospitato viaggiatori illustri che includevano il capoluogo ligure nei loro Grand Tour culturali o turistico-economici. I Rolli costituiscono un unicum dei palazzi più prestigiosi del centro storico genovese, specialmente lungo le antiche Strade Nuove (via Garibaldi, dove ha sede il Comune, già Via Aurea, e via Balbi, sede della cittadella universitaria).

 

Le Cinque Terre (Çinque Tære in ligure) sono un frastagliato tratto di costa della riviera ligure di levante situato nel territorio della provincia di La Spezia tra Punta Mesco e Punta di Montenero, nel quale si trovano cinque borghi o, come si diceva anticamente, terre, qui elencati da ovest verso est: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore. Sono parte della Riviera ligure e più precisamente del tratto della Riviera di levante (Riviera spezzina).Dal 1997 fanno parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Toscana – In tutto 560 chilometri, compresi collegamenti multimodali con stazioni ferroviarie e porti, tra cui Piombino che permetterà l’approdo all’Isola d’Elba. Tra i luoghi di interesse toccati ci saranno Populonia, i borghi toscani, la Versilia, la Costa degli Etruschi, Pisa, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e quelli regionali di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e della Maremma.

Populonia fu un antico insediamento etrusco, di nome Fufluna (da Fufluns, dio etrusco del vino e dell’ebbrezza) o Pupluna, l’unica città etrusca sorta lungo la costa. Era una delle dodici città della Dodecapoli etrusca, le città-stato principali che facevano parte dell’Etruria, governate da un lucumone. L’acropoli della città storica corrisponde agli odierni Poggio del Castello e Poggio del Telegrafo, posti all’estremità sud-occidentale del Golfo di Baratti. Già in epoca arcaica, probabilmente, l’abitato si estese anche alle alture limitrofe e all’area del golfo, dove, oltre alle principali necropoli della città, è localizzato anche il quartiere industriale. Insieme a Volterra fu uno dei centri di maggiore attività mineraria e dell’industria metallurgica degli Etruschi.

La Versilia è la parte della Toscana nord-occidentale, generalmente all’interno della provincia di Lucca, storicamente compresa nei territori dei comuni di Pietrasanta, Forte dei Marmi, Seravezza, Stazzema. In senso più ampio erroneamente può comprendere la conca di Camaiore e la pianura costiera che si estende fino a Viareggio. La riviera costiera ha una forte vocazione turistica con una estesa spiaggia dorata ed una vivace attività mondana. Qui infatti sono numerosi i locali notturni e le discoteche storiche che si affacciano direttamente sul mare, anche se negli ultimi anni questo aspetto mondano e notturno del turismo è meno significativo di un tempo, essendosi evoluto secondo le nuove tendenze con locali per happy hours, pub, apericene. Alcuni comuni, in particolare Pietrasanta hanno puntato molto sul turismo culturale, che ha condotto in zona un turista molto diversificato rispetto a quello del passato, che cercava sostanzialmente relax e divertimento disimpegnato.

La Costa degli Etruschi comprende l’intero territorio continentale della provincia di Livorno, interessando da sud verso nord i territori comunali di Piombino, San Vincenzo, Castagneto Carducci, Bibbona, Cecina, Rosignano Marittimo e Livorno, nonché i comuni dell’entroterra, ovvero Collesalvetti, Sassetta, Suvereto e Campiglia Marittima. È così denominata per le numerose necropoli etrusche presenti principalmente tra il Golfo di Baratti e Populonia, che in origine era l’unica città etrusca sorta lungo la fascia costiera; la denominazione si è estesa successivamente all’intero litorale della provincia di Livorno, in gran parte corrispondente alla Maremma livornese (l’antica Maremma pisana). La costa si presenta prevalentemente bassa e sabbiosa nel tratto tra Rosignano Solvay a nord e il Golfo di Baratti a sud, con spiagge generalmente di colore dorato, ad eccezione del tratto costiero tra Rosignano Solvay e Vada dove si estendono le suggestive Spiagge Bianche. Più a nord, gli ameni promontori di Castiglioncello e Quercianella, segnano la costa in prossimità di Livorno, alle cui spalle si estendono le cosiddette Colline livornesi. A sud, invece, si innalza il promontorio di Piombino, sulla cui sommità sorge Populonia, che divide il Golfo di Baratti dalla stessa Piombino, segnando nel contempo il confine tra Mar Ligure e Mar Tirreno.

Pisa  è il sesto della Toscana per popolazione e si inserisce in un territorio con caratteristiche omogenee, denominato area pisana, che con i vicini comuni di Calci, Cascina, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano, arriva a formare un sistema urbano di circa 195 000 abitanti distribuiti su 475 km²[4]. Inoltre con un traffico di quasi 5 milioni di passeggeri nel 2016, Pisa ospita l’aeroporto più rilevante della Toscana, il Galileo Galilei. Secondo una leggenda Pisa sarebbe stata fondata da alcuni mitici profughi troiani provenienti dall’omonima città greca di Pisa, posta un tempo nella valle del fiume Alfeo, nel Peloponneso. Tra i monumenti più importanti della città vi è la celebre piazza del Duomo, detta Piazza dei Miracoli, dichiarata patrimonio dell’umanità, con la Cattedrale edificata tra il 1063 e il 1118 in stile romanico pisano e la Torre pendente, campanile del XII secolo, oggi uno dei monumenti italiani più conosciuti al mondo per via della sua caratteristica inclinazione. La città è la sede di tre tra le più importanti istituzioni universitarie d’Italia e d’Europa, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna, nonché una delle sedi del CNR e di altri numerosi istituti di ricerca.

Arcipelago Toscano. Le isole dell’Arcipelago toscano sono costituite da vari tipi di rocce: magmatiche, sia intrusive (graniti, porfidi granitici e filoni aplitici) che effusive (basalti e rioliti), sedimentarie (calcari, arenarie ecc.), metamorfiche (filladi, gneiss, marmi ecc.) oltre ai famosi ammassi di minerali ferriferi della zona orientale dell’isola d’Elba. Queste rocce mostrano aspetti particolari che le ricollegano alle loro svariate e lontane zone di origine, dandoci la prova tangibile dei movimenti ed accavallamenti che hanno permesso la nascita dell’Arcipelago toscano. Possiamo far coincidere l’inizio della storia dell’Arcipelago con quel periodo geologico che prende il nome di Triassico (230 – 240 milioni di anni fa), anche se in realtà le rocce metamorfiche che costituiscono la penisola del Calamita, all’isola d’Elba, sono un frammento di continente africano datato circa 570 milioni di anni. In seguito a movimenti divergenti, interni al globo terrestre, la litosfera subì un progressivo assottigliamento fino a giungere alla rottura, che definì la formazione di due grosse placche: la proto-europea e la proto-africana con al centro un mare: la Tetide, lontano antenato del Mediterraneo.

Il Parco Naturale Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli. Il territorio del Parco si estende sulla fascia costiera delle province di Pisa e Lucca comprendendo i comuni di Pisa, Viareggio, San Giuliano Terme, Vecchiano, Massarosa e Livorno. Comprende inoltre il Lago di Massaciuccoli, le foci dei fiumi Serchio, Arno e Fiume Morto, la ex Tenuta Presidenziale di San Rossore, le foreste di Tombolo, di Migliarino e della Macchia Lucchese, e gestisce l’Area Marina Protetta Secche della Meloria. Nel 2005 è stato insignito del Diploma europeo delle aree protette. Nel 2014, all’interno del parco, è stata ospitata la terza Route Nazionale dell’AGESCI che ha ospitato oltre 30.000 scout. Il Parco è suddiviso in alcune aree principali. La Macchia Lucchese è la fascia boscosa a nord, racchiusa tra Viareggio, Torre del Lago Puccini e la costa. L’area del Massaciuccoli comprende il lago e l’area palustre che lo circonda. La Fattoria di Vecchiano e la Fattoria di Massaciuccoli sono invece le vaste aree di bonifica sottratte al lago, rispettivamente nel Comune di Vecchiano e nel Comune di Massarosa. Le due aree si differenziano dalle pompe idrovore che le gestiscono. Continuando lungo la costa vi sono le importanti tenute di Migliarino, di San Rossore, di Tombolo e di Coltano, in parte adibite ad agricoltura e in parte a bosco. Completano le aree di gestione del parco le secche della Meloria, un importante sistema di secche, con due scogli affioranti, dotati di fondali dall’importante valore naturalistico.

 

Lazio – Più breve, 200 chilometri, il percorso laziale attraverserà Tarquinia, borghi caratteristici e aree naturali protette come la Riserva Statale del Litorale Romano e il Monumento naturale Palude di Torre Flavia.

La Riserva Naturale Statale Litorale Romano è un’area protetta istituita dal Ministero dell’Ambiente con Decreto 29 marzo 1996 ai sensi della Legge 394/91 e riguarda ambienti naturali, aree di interesse storico archeologico e aree agricole della zona di Roma e Fiumicino, dalla marina di Palidoro alla spiaggia di Capocotta. La gestione della Riserva è affidata al Comune di Roma e al Comune di Fiumicino per le aree di loro competenza. I primi progetti di un parco del Litorale Romano per la salvaguardia dell’area risalgono agli anni settanta, ma solo nel 1982 si istituì un comitato promotore ufficiale. Al 1987 risale un primo tentativo di istituirvi una riserva naturale da parte del Ministro dell’Ambiente di allora: la zona avrebbe dovuto comprendere il litorale tra Palidoro e Capocotta, ma la zona venne poi indicata in maniera più generica, fino all’istituzione della riserva statale nel 1996. La Riserva del Litorale Romano è tutelata da uno dei quattro Piani AIB (Anti incendi boschivi) delle Riserve Naturali Statali riferiti alla Regione Lazio  in quanto bersaglio sensibile dei piromani. L’area soffre anche di problemi di desertificazione. Nel 2000 il Comune di Roma ha istituito il CEA, Centro di Educazione Ambientale con sede adiacente la Pineta di Castel Fusano. Presso il CEA è stato allestito un piccolo museo degli insetti del Litorale Romano.

Il territorio del Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, con i suoi 48 ha estesi lungo la costa tra Cerveteri e Ladispoli, è una zona umida di grande importanza per la tutela dell’avifauna migratoria e per la conservazione di una delle rare tracce di quello che un tempo fu l’ambiente costiero laziale, con dune sabbiose e un ampio sistema di laghi, stagni costieri e acquitrini, grandi foreste di pianura e una ricchezza faunistica oggi testimoniata solo dall’iconografia e dalla documentazione storica. L’area si presenta in alcuni tratti separata dal mare da una esigua lingua sabbiosa e, in altri, raggiunta dal mare che mette a nudo parte dei sedimenti anticamente originatisi dal lento accumulo di materia organica proveniente da residui di piante, alghe e animali morti, con l’aspetto di fanghi nerastri. Dietro la spiaggia (oggetto di intensa erosione ed arretramento) corre un cordone dunale, che delimita la palude vera e propria. Questa è formata da piscine, stagni e canali, inframmezzati da lingue di terra, coperte da un fitto e inaccessibile cannucceto che penetra fino al cuore della palude. Un molo di origine artificiale collega attualmente alla costa i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera, qui molto accentuato. Parte dell’area sommersa è oggetto di attività produttiva, grazie alla presenza di un impianto di piscicoltura sostenibile, la cui gestione contribuisce alla manutenzione della Palude. All’inizio del secolo le bonifiche e la più recente urbanizzazione di Campo di Mare (anni ’60), hanno progressivamente ridotto la grande palude originaria, fino agli attuali 37 ettari. E’ così iniziato, per la Palude, un periodo di abbandono e di degrado a cui l’azione della Provincia di Roma, in collaborazione con il WWF Lazio, sta cercando di porre freno.

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