Con i piedi sospesi. In giro per il mondo alla scoperta dei ponti più particolari

Da Nord a Sud, da Est a Ovest. Passando per l’Italia e per la Cina, con una piccola deviazione negli Stati Uniti e in Danimarca. Alla scoperta dei ponti più belli e particolari dell’intero globo.

L’idea nasce da un libro: “I ponti di Madison County”, romanzo di Robert James Waller che ho adorato molto più del film con Clint Eastwood e Meryl Streep. Il romanzo è l’occasione per il fotografo Clint di visitare la contea di Madison in Iowa, dove incontra la casalinga di origini italiane Francesca. A fare da scenografia gli stessi ponti coperti.

Madison County è famosa per essere la contea dove John Wayne è nato e per la presenza di alcuni ponti coperti, che possono essere visitati grazie alle piccole mappe che il centro visitatori della contea regala ai turisti. I ponti sono sei: Roseman, Holliwel, Cedar, Cutler-Donahoe, Hogback e Imes. Un paio sono raggiungibili dal centro del paese con minimo sforzo, gli altri sono sparsi per la campagna circostante e raggiungibili solo attraverso stradine sterrate.

È stato invece inaugurato da poco il Golden Bridge, ponte sorretto da mani giganti. Si trova sulle  colline di Na Ba in Vietnam ed è stato realizzato tra gli alberi del giardino Thien Thai, lungo la Annamita, la catena montuosa che attraversa il Laos, la Cambogia e il Vietnam. Lungo 150 metri, è stato realizzato a più di 1400 metri sul livello del mare ed è costituito da otto campate. Il Golden Bridge si raggiunge grazie ad una funivia lunga 577 metri, per la sua lunghezza detiene il Guinnes del primati come funivia no stop a cavo unico. La funivia da record, in 17 minuti porta i passeggeri fino a questo ponte meraviglioso.

A metà strada tra opera scultore e architettonica, l’Infinitiy bridge è stato realizzato dallo studio di architettura Gjode & Povlsgaard Arkitekter. Costruito ad Aarhus in Danimarca, è stato realizzato in realizzata, in occasione della Biennale Internazionale di Scultura del 2015. Si trova sul mare e si può camminare all’infinito. O magari  o sedersi per un po’ ad aspettare il tramonto, con le gambe penzolanti sull’acqua.

Tanto di giorno, quanto di sera, il Karluv Most a Praga regala sempre grandi emozioni. Si tratta di uni storico ponte in pietra sulla Moldava, creato per collegare la Città Vecchia al quartiere di Malá Strana. Con i suoi 515 metri di lunghezza, e 20 di larghezza, il Ponte Carlo è senza ombra di dubbio il vero simbolo della città Ceca ed è il monumento più famoso della cittadina. Questo anche grazie alla presenza di artisti di strada e musicisti che hanno reso l’atmosfera del ponte romantica.

È invece fatto di ferro il Ponte Dom Luis di Porto. Con i suoi 395 metri di lunghezza, la struttura ad arco collega la cittadina bagnata dal fiume Douro con la sponda opposta.  Dedicato a Luigi di Braganza, re del Portogallo, è stato costruito dall’ingegnere belga Théophile Seyrig, che pochi anni prima aveva realizzato insieme a Gustave Eiffel il vicino ponte Maria Pia.

Se si parla di ferro e archi non possiamo non menzionare due dei ponti americani più belli: Golden Gate bridge e Brooklyn. Se il primo ha conquistato una triste nomea legata al numero di suicidi che si consumano nell’arco dell’anno, il secondo è invece una delle location preferite per il cinema.

Il Golden Gate Bridge è senza dubbio il simbolo di San Francisco.  Questa meraviglia ingegneristica, completata nel 1937, collega rapidamente e in modo efficiente san Francisco e la Contea di Marin ed è uno dei ponti sospesi più belli e più fotografati al mondo, con le sue tre corsie per ogni senso di marcia e il suo profilo inconfondibile. Complessivamente il ponte, includendo anche le rampe di salita e discesa, è lungo 2,71 km; la distanza tra le torri (“campata principale”) è 1 282 m e lo spazio disponibile sotto il ponte è di 67 m con condizioni medie di alta marea. L’altezza delle due torri è 225 m sopra il livello dell’acqua. Il diametro dei cavi della sospensione principale è 92,4 cm e ciascuno di essi è formato da 27.572 cavetti che, sommati tra loro, portano ad una lunghezza totale di 128.748 km (pari ad un terzo della distanza media Terra-Luna).

Il ponte di Brooklyn è una struttura “familiare”, proprio perché immortalata in decine di fotografie e pellicole.  Completato nel 1883 su progetto dell’ingegnere tedesco John Augustus Roebling, è il primo ponte costruito in acciaio e ha rappresentato per lungo tempo il ponte sospeso più grande al mondo. Attraversando il fiume East River, collega tra di loro l’isola di Manhattan e il quartiere di Brooklyn a New York.

Ritorniamo in Italia e in particolar modo nella città di Firenze, dove potremo affacciarci dal Ponte Vecchio. Bello, tanto per una passeggiata, quanto per lo sfondo scenografico da ammirare in lontananza, il ponte è ad arco ed è fatto in pietra. Collega i due lembi di Firenze, divisi dal fiume Arno. È il primo esempio di architettura capace di supera l’architettura romana, tanto da “creare” soltanto tre arcate, al contrario delle costruzioni romane che ne avevano molte di più. Il ponte nasce intorno al 1177, ma è stato oggetto di diversi rifacimenti, si dovrà attendere fino al 1442 per avere una struttura semi definitiva. L’opera, in quel periodo, diventa la sede dei macellai che per decoro urbano vengono “ammassati” in un’unica area. Solo più tardi diventerà la “casa” di artigiani e orafi.

Ha cinque arcate ed è completamente coperto con due portali alle estremità e una piccola cappella religiosa al centro. Si tratta del Ponte coperto, o anche Ponte vecchio di Pavia. Nonostante il ponte attuale sia stato costruito nel 1949, a memoria della vecchia struttura danneggiata nell’arco dei secoli, il ponte collega il centro storico cittadino e il resto della città (situato sulla riva sinistra del Ticino), con il pittoresco quartiere, originariamente fuori dalle mura periferiche della città, di Borgo Ticino (situato invece sulla riva destra). Una volta arrivati sulla parte opposta fate una passeggiata lungo il Ticino, magari percorrendo piccoli pezzi lungo l’argine basso del fiume.  Subito dopo il ponte si trova un monumento in bronzo: una statua che ritrae una lavandaia, una delle donne che nei secoli scorsi lavavano i panni dei cittadini nel Ticino. Più avanti si trovano le case basse caratteristiche del Borgo Basso (Burg-à-bass in dialetto pavese), soggette a sporadici allagamenti in corrispondenza delle esondazioni del fiume, in piena mediamente ogni decina d’anni.

È ritenuto l’opera più audace e mirabile del Medioevo veronese il Ponte di Castelvecchio, conosciuto anche come ponte scaligero. La struttura, che appartiene al complesso di Castelvecchio, è da sempre considerata un’opera complessa, specialmente se messa in relazione al periodo in cui è stata costruita, dal momento che è caratterizzata da ampiezze di archi diverse tra loro. Se infatti l‘arcata destra è di 48,69 metri, le due arcate minori sono di 29,15 e 24 metri. Le ampiezze degli archi e le diverse moli dei piloni sono stati studiati in rapporto alle diverse forze dell’acqua in questa ansa del fiume, determinando tale nuova e gotica figura. Il basamento dei piloni e le ghiere degli archi sono in pietra, mentre la parte rimanente del ponte è in cotto, materiale che caratterizza tutti i monumenti medievali veronesi. Il percorso lungo il ponte, lungo oltre 120 metri e largo oltre 6, è difeso da mura merlate a coda di rondine, con camminamenti e feritoie, oltre che dall’imponente mastio verso città e da una torre, parzialmente eliminata dai francesi nell’Ottocento, verso campagna.

In una città “sommersa” come Venezia i ponti non possono mancare. E non possono mancare le strutture tipiche dell’arte veneziana capace di raccontare eleganza, sfarzo e regalità. Ecco allora il Ponte d Rialto. Si tratta di uno dei quattro ponti, insieme al ponte dell’Accademia, al ponte degli Scalzi e al ponte della Costituzione, che attraversano il Canal Grande, nella città veneta. Dei quattro, il ponte di Rialto è il più antico e sicuramente il più famoso. Inizialmente il primo passaggio sul Canal Grande era fatto da un ponte di barche. Un ponte vero e proprio, poggiante su pali in legno, è stato costruito da Nicolò Barattiero sotto il dogado di Sebastiano Ziani o di Orio Mastropiero (seconda metà del XII secolo) e ha assunto il nome di “ponte della Moneta” dato che, proprio all’estremità orientale dell’opera, sorgeva l’antica zecca. La struttura, dopo diversi anni di lavori e progetti, è stata completata nel 1591, grazie all’aiuto degli architetti Antonio e Tommaso Contin da Besso, oggi quartiere di Lugano, che erano suoi nipoti, in quanto figli del genero Bernardino Contin.

Il suo aspetto medievale trae in inganno, ma il Tower Bridge, è più “giovane” di quanto si pensi. Nasce infatti  nella metà del XIX secolo quando, grazie all’aumento del commercio, i sovrani hanno ritenuto necessario creare un nuovo passaggio sul Tamigi che non interferisse, però, col flusso delle navi. Nato per collegare borghi di Southwark e di Tower Hamlets, il ponte è mobile. Per i registri dell’epoca la prima pietra sarebbe stata posata il 21 giugno 1886  dal Principe di Galles (il futuro re Edoardo VII). Per la realizzazione della struttura sono stati impiegati quasi otto anni e il lavoro di 432 operai. E. W. Cruttwell è stato l’ingegnere che ha seguito l’operazione sul campo.

È fatto di vetro e pesa 70 tonnellate il ponte di Hongyagu.  La struttura, capace di supportare un massimo di 2 mila persone, è stato realizzato in Cina nella provincia di Hebei a un’altezza di 230 metri. Con i suoi 488 metri di lunghezza, il ponte collega i due speroni della Hongyagu Scenic Area con 1.077 lastre di vetro: una passerella progettata per oscillare, dove il mal d’aria è assicurato anche per i più impavidi.

Sono serviti invece per riqualificare tutte l’area nord di Reggio Emilia i tre ponti disegnati dall’archistar Santiago Calatrava. Realizzati in cemento armato e acciaio dipinto di bianco e visibili a chilometri di distanza, i ponti prendono il nome di Le Vele e rientrano in un progetto più ampio che con la copertura ad onda del casello dell’autostrada A1 e la costruzione della stazione della linea ferroviaria alta velocità che prende il nome di Reggio Emilia AV Mediopadana.

Uno dei simboli di Comacchio, in Emilia Romagna, è il complesso architettonico dei Trepponti, conosciuto anche come Ponte Pallotta. Ubicato lungo l’antico canale navigabile Pallotta che conduceva al mare Adriatico ed era la porta fortificata della città, il complesso è stato costruito nel 1638 per volere del cardinale legato Giovanni Battista Maria Pallotta e l’incarico è stato affidato all’architetto ravennate Luca Danese, impegnato negli stessi anni in una più generale opera di riqualificazione urbanistica di Comacchio, che per decenni era stata abbandonata dagli estensi alle incursioni veneziane. Innalzato dal cappuccino Giovanni Pietro da Lugano e fatto di cinque ampie scalinate che culminano in un rialzo in pietra d’Istria, il ponte sovrasta canale navigabile Pallotta che si distribuisce all’interno del centro storico sino a formare quattro diversi canali detti Salara, Sant’Agostino, Borgo e San Pietro.

A Groppello d’Adda in Lombardia si trova invece un ponte speciale, perché affiancato da una grande ruota a 8 pale, realizzata nel XVII per alzare il livello del Martesana. Superato il ponte, oggi si accede all’ecomuseo Adda di Leonardo. Secondo la leggenda struttura, che si trova proprio al centro del paese, sulla sponda destra del Naviglio Martesana, sarebbe stata progettata da Leonardo Da Vinci in persona. Malgrado le apparenze la ruota non è un mulino, ma una noria. La sua funzione infatti non è mai stata quella di macinare cereali o muovere macchinari, bensì quella di sollevare l’acqua del naviglio per poterla convogliare in un sistema di irrigazione.

È lungo 227 metri e alto 36. Ma la vera particolarità è la larghezza: 80 centimetri. Si tratta del ponte tibetano più lungo d’Italia in località di San Marcello Pistoiese, in Toscana. È una vera e propria passerella pedonale che collega i due versanti del torrente Lima, tra Mammiano Basso e Popiglio, nel comune di San Marcello Piteglio. Nel 1990 è stato inserito nel libro dei Guinness dei primati che lo annoverava come “il più lungo ponte sospeso pedonale del mondo”. Dal 2006, però, il record è detenuto dal Kokonoe Yume Bridge che si trova in Giappone. Inaugurato nel giugno del 1923, è stato costruito con strutture che appoggiano su quattro cavi d’acciaio mantenuti in tensione per permettere il passaggio degli operai che, da Popiglio, si dovevano recare a lavorare nelle fabbriche sul versante opposto. Senza una struttura di questo tipo, gli operai avrebbero dovuto percorrere a piedi circa 6 chilometri prima di raggiungere il posto di lavoro.

L’opera oggi ha perso la sua funzione originale, ma nel corso degli anni ha subìto importanti lavori di consolidamento. Nel 2014 è stata inaugurata l’illuminazione notturna del ponte. L’attraversamento del ponte è indubbiamente suggestivo. Il punto più alto si trova a circa 40 metri e la sua struttura, costituita da una pedana, reti metalliche e tiranti d’acciaio, costituisce un percorso molto adrenalinico.

Se si parla di ponti particolari non si può non menzionare il ponte delle barche di Bereguardo. La struttura, presa in prestito dalle architetture cinesi e turche, è stato posizionato nel 1374 dai Visconti per collegare le due sponde del Ticino ed è il quinto prima che il fiume si getta nel Po.  Il ponte, che poggia su barche unite tra loro su cui viene poggiata una passerella che permette il transito a mezzi e persone, si trova all’interno del  parco del Ticino, ultimo lembo della antica foresta planiziare che un tempo copriva l’Europa. E’ uno dei 610 ecosistemi esistenti al mondo sotto la tutela integrale dell’Unesco. Appartiene al programma MAB (Manand the Bioephere) riserva delle biosfere , che si propone di preservare degli ecosistemi terrestri e marini integri, per la conservazione della biodiversità. In questo luogo vivono molte specie animali ormai altrove estinte che si possono osservare.

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