Villa Reale, il primo esempio italiano di giardino “all’inglese”

È luogo storico capace di testimoniare il periodo della dominazione austriaca a Milano, è un esempio di architettura, perché racchiude al suo interno il primo giardino all’inglese della città lombarda. Si tratta del Giardino della Villa Belgiojoso Bonaparte ex Giardino della Villa Comunale “contenuto” all’interno della villa Reale di Milano nei pressi di Palestro.

La struttura è stata realizzata tra il 1790 e il 1793 dall’architetto viennese Leopoldo Pollack e dal collaboratore Giuseppe Piermarini su richiesta del conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso, nobile milanese. Una volte ritiratosi dalla carriera militare, il conte ha voluto creare una dimora principesca vicina alla passeggiata nobiliare che nel 1700 si svolgeva tra porta orientale (l’attuale Porta Venezia) e i bastioni. Da qui la costruzione dei giardini che sono stati creati secondo uno nuovo schema.

Il progetto prevedeva infatti che la villa avesse le sembianze di una struttura suburbana capace di rendere tanto i giardini, quanto la stessa costruzione, luoghi di serenità e tranquillità. Per questo motivo l’area è stata spesso luogo di numerose feste in giardino, in particolare  durante le sere estive, famose per i giochi di luce e per i fuochi d’artificio.

Tuttavia dopo l’arrivo in città dei francesi, la villa è diventata la dimora di Napoleone Bonaparte e poi del viceré Eugenio Beauharnais che proprio qui ha trascorso la luna di miele con la sposa, Amalia di Baviera. Il nome è cambiato proprio in questo periodo passando da giardini  Belgiojoso a Villa Reale. Molti sono stati i personaggi illustri che qui hanno abitato, come il maresciallo Radetzky.

Dal 1919 la Villa Reale è passata al Comune di Milano che ne ha fatto la sede della Galleria d’Arte Moderna. Al suo interno i visitatori possono ammirare le opere d’arte  di fine Settecento e dell’Ottocento italiano. Dal Neoclassicismo di Appiani e Bossi al romanticismo di Hayez, per proseguire attraverso la Scapigliatura milanese di Cremona e Faruffini e le opere dei maggiori esponenti del naturalismo lombardo come Bianchi, Gola e Tallone, la collezione culmina con i capolavori dei maestri divisionisti, Segantini e Pellizza da Volpedo, nonchè con le opere scultoree di Medardo Rosso.

Due sezioni distinte, ospitano invece importanti opere del Novecento: la collezione Vismara, tra cui figurano autori quali De Pisis, Morandi e Picasso, e la sezione dedicata a Marino Marini. Si ricorda, infine, la raccolta Grassi, comprendente oggetti d’arte (tra cui tessuti e tappeti orientali) ed opere pittoriche e scultoree, per un periodo compreso tra il Quattrocento ed il Novecento, il cui nucleo più significativo è costituito dalla pittura dell’Ottocento francese e dalle opere futuriste, di matrice romana, rappresentate da Balla.

Alle spalle della Villa si trova il giardino all’inglese, un giardino cioè creato  “secondo natura” in contrapposizione agli schemi compositivi francesi che imponevano forme squadrate e modelli forzati alle piante. Ecco che il giardino somiglia a un paesaggio naturale, in cui l’intervento dell’uomo è rimasto nascosto e in cui la protagonista indiscussa è la bellezza. Questa si manifesta grazie alla natura che cresce rigogliosa.  

Per dare vita a questo tipo di giardino, Pollack si è affidato a un impianto compositivo asimmetrico caratterizzato dal  trionfo della linea  curva sulla linea retta, nell’intento d’imitare il libero ed imprevedibile dispiegarsi delle forme come in un ambiente perfettamente naturale.

Per questo motivo il giardino di Villa Reale è un piccolo boschetto appartato, in cui gli alberi e gli arbusti sono disposti in gruppi isolati, accostati tra loro così da valorizzare il contrasto cromatico delle foglie. Da un gruppo di rocce irrompe una  cascatella che poi si getta in un torrente. Questo sinuoso attraversa il giardino per terminare in un laghetto, ombreggiato dalle fronde degli alberi. Un sentiero si snoda tutt’attorno, intervallato da diversi ponticelli in legno. Al centro, sorge silenzioso un tempietto circolare dedicato ad Amore.

Intorno   diverse costruzioni emergono dalle fronde erbose ed appaiono come antiche rovine, forse per ricordare all’uomo la fugacità della vita. Tra di esse emergono: il sarcofago di Laura, la torre del conte Ugolino, il tempietto delle Parche. All’estremità del giardino è posto, protetto da un vetro, uno dei capolavori della scultura di primo Novecento: Il santo, il giovane, la saggezza di Adolf Wildt.

In fondo al giardino si intravede il Padiglione d’Arte Contemporanea, la sede dedicata alle mostre temporanee, costruito nel luogo che, in origine, era occupato dalle scuderie della Villa. Accanto, all’estremo confine tra gli alberi e la strada, sorgono I sette savi, di Fausto Melotti: bianchi ed eretti, sembrano guardiani silenti, posti da una mano invisibile a custodire il giardino per conservarne intatto l’incanto ed il mistero. Il complesso di Villa Reale, unico nel suo genere nell’intera città, ci racconta il fascino di un’epoca presentandola in tutta la sua complessità.

Nel giardino è stato realizzato anche un parco giochi per i bambini. Sono proprio loro i protagonisti del giardini. Sì, perché l’intera area è riservata ai bambini al di sotto dei 12 anni di età e agli adulti che li accompagnano.

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