La “Teoria del libro da borsa”

Photo by Kimberly Farmer on Unsplas

L’universo in una borsa. Che sia una shopper o una tracolla poco importa, perché le donne riescono a infilare in pochi centimetri quadri il proprio mondo. Come Mary Poppins che nella sua borsa è riuscita a mettere un lume. Ahimè, non tutte siamo come la tata più famosa della Disney, ma come lei cerchiamo di infilare gli oggetti che ci possono essere utili. O quasi. Quante volte avete cacciato dalle tasche delle vostre borse monetine, pezzi di carta sui quali avevate appuntato numeri di telefono che non avete mai usato? Quante penne scoppiate o biglietti da visita avete buttato e quanti scontrini del bar o della libreria avete trovato?

Tanti, troppi. Insomma nella borsa infiliamo tutto, ma proprio tutto. Così da far diventare il nostro personale spazio intimo in una sorta di parco archeologico fatto di reperti che si travestono da ricordi. Dai fazzoletti alle penne, passando per i trucchi e le monete cadute dal portafoglio. Eppure molte donne al peso di tutto l’universo, aggiungono quello di un libro. Meglio se di mille pagine, perché il peso delle storie è un peso piacevole da portare.

Ecco io sono una di queste donne. Nella mia borsa c’è Don Winslow, mi fa compagnia alla fila alla posta o dal medico con “L’inverno di Frankie Machine. A far compagnia al “pescatore” gli occhia li da sole, orecchini e anelli che dopo una giornata ripongo puntualmente nelle tasche interne. Per poi dimenticarmene.

Photo by freddie marriage on Unsplash

Ma lui Frankie non può essere dimenticato. Perché l’odore della pagine e il peso del libro mi fanno ricordare che in qualsiasi nano secondo di attesa posso contare su una frase da leggere o una pagina da girare, annusando il profumo del libro come se fosse l’odore più buono che abbia mai sentito. Vedete, posso dimenticare le chiavi di casa o il cellulare, ma il libro proprio no. Anche perché senza cellulare posso sopravvivere, la porta di casa può essere aperta con piccoli stratagemmi, ma il libro, no, non può essere dimenticato.

2009e9e15e36ac500eba96c6cfc9a058bf3cac31Ha ragione Clara Raimondi a parlare della “Teoria del libro da borsa”, il processo grazie al quale una donna in attesa riesce ad ammortizzare i tempi morti. Con la compagnia di un buon libro. Spesso mi sono trovata ad spettare il mio turno con “Il signore degli anelli” o con uno dei romanzi della trilogia Millennium.

Tuttavia esistono quattro tipologie di donne con il libro in borsa. Le lettrici segugio, le donne che stanche dell’attesa, alternano la lettura di una frase con il controllo del fidanzato. Attraverso il cellulare. Tra una parola e l’altra la donna getta l’occhio sul telefono per controllare se il compagno abbia risposto al messaggio. Osserva con impazienza le spunte blu di what’s up. Come si possa fare non si sa, perché la lettrice segugio oltre a controllare il compagno, ha uno spiccato senso di ricerca. Lo stesso che le porta nei mercatini alla scoperta di nuovi autori e testi semi sconosciuti.

Ci sono poi le lettrici tecnologiche. Quelle donne cioè che leggono una pagina, per poi dedicarsi alla lettura dei social. Magari scrivendo in tempo reale la frase che più le ha colpite. O pubblicando immediatamente la fotografia della copertina corredata dal giusto #. Le stessa lettrice che alla lettura classica, quella delle pagine di carta, preferisce il kindle. Così da viaggiare e camminare più leggera, senza tuttavia rinunciare alla gioia di un buon libro.

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Esistono le lettrici autistiche. Le donne che potrebbero rimanere assorte nella lettura senza accorgersi della fine del mondo o addirittura dell’arrivo del proprio turno in banca o alla posta. Per questo tipo di lettrici la storia letta è reale. Dietro l’angolo all’uscita dal bus ci potrebbe essere un vampiro in perfetto Anne Rice style, o un killer come quello raccontato da Stevenson. Al bar, in attesa del caffè mattutino, la lettrice autistica potrebbe imbattersi nel principe azzurro, in particolar modo se in quel periodo sta leggendo i romanzi delle sorelle Bronte. Insomma per le “autistiche” ogni istante si può trasformare in una piccola avventura.

10318842_10206436440294291_1110507818_nE infine ci sono le lettrici compulsive. Le lettrici “fortissime”, capaci di leggere tanto, tantissimo. Più di un libro alla settimana. Le donne che, tra una pagina di “I love shopping” e una frase di Lolita di Nabokov, alternano un catartico e sano shopping. In libreria, ovviamente. In “viaggio” tra gli scaffali, possibilmente di una libreria indipendente, si lasciano fulminare dal titolo di Carver, o si lasciano sedurre dalla sinossi dell’ultimo romanzo di Alessandro D’Avenia. Le lettrici compulsive, oltre a leggere tanto, acquistano moltissimo. Entrano in libreria esclusivamente per osservare i nuovi titoli, e poi puntualmente escono con almeno con una busta piena di libri. Le compulsive, escono sempre con il timore di terminare il libro e non avere quindi nulla da leggere. Ecco perché quando arrivano almeno a metà romanzo mettono in borsa un altro libro.

Photo by Susan Yin on Unsplash

Sono fuori classifica le fashion victim diventate attiviste, ovvero quelle donne dedite alla moda, ma non per questo dotate di gusto nel vestire, che hanno fatto dello shopping selvaggio di borse e scarpe il proprio modus vivendi. Per poi avere una falsa folgorazione sulla via di Damasco fingendosi attiviste. Di diritti sociali o umani, poco importa. Il loro unico obiettivo è mettersi in mostra e farsi vedere. Da qui l’inserimento su Anobii di testi di cui ignorano autore e trama, solo per farsi vedere. Il tutto, ovviamente, sotto la lente dei social network. Ecco questa categoria fa finta di conoscere i libri e gli autori, legge soltanto i testi delle case editrici a poco prezzo, guarda solo film pseudo romantici, solo per il gusto di sognare una storia d’amore che probabilmente conoscerà soltanto sulle pellicole cinematografiche. Perché il vero e unico motivo non sta nei difetti degli altri, bensì nei propri. L’unico peso nella loro borsa è quello del loro ego. Grande e smisurato.

Insomma la borsa può dire tanto di una donna. Grazie al suo contenuto. Nella mia non ci sono trucchi o rossetti, non fanno proprio per me, ma penne, taccuini e un libro. In questi giorni troverete cartacce, sigarette, accendini, fazzoletti (quando mi ricordo di metterli in borsa).  Preferisco riempire il mio mondo di fotografie e cartoline. E buone pagine da leggere.

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