Alla scoperta di Ivrea, città industriale del XX secolo

L’anfiteatro Morenico incornicia la capitale del Canavese nata sui resti di un insediamento di epoca precedente. Nasce così Ivrea, o l’antica Eporedia, cittadina in cui vive ancora il legame con i cavalli, legame che viene festeggiato ancora oggi nella Festa Patronale di San Savino.

La cittadina deve la sua nascita al ritiro del ghiacciaio Balteo, grazie al quale è nato il cordone morenico della Serra d’Ivrea, area che si estende per 25 chilometri e ai numerosi bacini idrici come i cinque laghi d’Ivrea e quelli di Candia Canavese e Viverone.

Tuttavia dal primo luglio del 2018 Ivrea e la sua città industriale del XX secolo è stata inserita nella liste del patrimonio mondiale dell’Unesco. Erano le 11.30 quando a Manama capitale del Bahrain il World Heritage Committee dell’Unesco è stato dato all’annuncio dell’inserimento nella lista.

Il motivo? L’esempio “per la qualità della soluzione proposta” e “per le modalità di attuazione”. La città industriale di Ivrea è quindi un esempio eccezionale di modernità. E non solo, perchè rappresenta il possibile modello di sviluppo, che è fondato sulla collaborazione tra capitale e lavoro, tra lavoratori e imprese alternativo a quello tradizionale. Da qui l’idea di un ‘progetto realizzato’ dove le nuove relazioni industriali, sindacali e le politiche sociali costituiscono i presupposti per le opere di architettura moderna e  dei piani urbanistici. Da una parte dunque la vita produttiva e dall’altra il Movimento Comunità che, fondato nel 1947, nasce  dalle riflessioni teoriche proposte da Adriano Olivetti e riguarda un nuovo ordinamento politico e amministrativo basato sulla Comunità.

Il sito è costituito dai complessi  collegate al progetto industriale e socio-culturale di Adriano Olivetti, è infatti formato  da edifici progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento. Nell’area si possono così distinguere aree ed edifici industriali, aree ed edifici destinati alla residenza e ai servizi sociali. Questa area è identificabile lungo l’asse di Corso Jervis, sede degli edifici per la produzione, per i servizi sociali destinati alla fabbrica e alla città e per le residenze che sono da considerarsi tra gli esempi più significativi della politica innovativa varata dalla Olivetti.

“Il patrimonio architettonico di Ivrea rappresenta inoltre una tappa fondamentale per l’identificazione di quei repertori dell’architettura e dell’urbanistica del secondo Novecento che costituiscono i diversi modi attraverso cui le culture tecniche tentano di dare risposta alla questione cruciale della regolazione della crescita affrontata dalle città e dai territori investiti dai processi di industrializzazione. A Ivrea, infatti, la cultura di fabbrica della Olivetti e l’esperienza del Movimento Comunità, coinvolgono, per la prima volta, in Italia architetti e urbanisti in un disegno ampio di progettazione della città”.

Ma la cittadina del Canavese è altro. Racchiude storia e tradizione, quella storia che si può conoscere  con una passeggiata tra i vicoli e le vie del centro. Fate un salto al  Castello, costruito nel 1358 dal conte Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde, conserva un aspetto di fortezza difensiva e dominante dall’alto della sua posizione.

Visitate la Cattedrale di Santa Maria Assunta, eretta nel X secolo dal vescovo Warmondo Arborio come affermazione di supremazia sull’antagonista marchese Arduino, ha campanili, deambulatorio e cripta romanici, volte e cupola barocche, facciata neoclassica; esternamente all’abside della Cattedrale si trova quello che resta del Chiostro del Capitolo dei Canonici, con colonnine in stile romanico; sul Palazzo Vescovile, già dimora di Warmondo, svetta il medievale Torrione del Vescovo con notevoli fregi e merli a coda di rondine; il Palazzo della Credenza era l’antica sede del Comune.

Mentre la romanica Torre di Santo Stefano è sopravvissuta a un complesso abbaziale benedettino dell’XI secolo; il Ponte Vecchio, per secoli unico passaggio sul fiume Dora Baltea, è di origine romana e un tempo interamente in pietra; il Borghetto è un piccolo agglomerato urbano al di là del Ponte Vecchio; da visitare anche la pregevole e poco conosciuta chiesa settecentesca di San Gaudenzio, non lontana.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Lì vicino c’è la splendida Ceva: l’hai mai visitata?

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    1. Enrica Tancioni ha detto:

      No, mi manca. Ma mi rifarò…

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      1. wwayne ha detto:

        Allora sono onorato di avertela fatta scoprire: è un Paradiso in terra. Già che ci sono ti consiglio anche questo indimenticabile film: https://wwayne.wordpress.com/2014/07/21/andare-controcorrente/. Grazie per la risposta! :)

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