Diga del Gleno, a piedi in Val di Scalve

Piove da giorni in Valle Camonica. La pioggia scende ininterrottamente dalla fine di novembre e bagna la Val di Scalve, la valle stretta tra i fianchi delle montagne a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia. E lì a 1524 metri di altezza si trova un grande bacino idroelettrico sotto il ghiacciaio del Gleno. È il lago omonimo che da appena due mesi è contenuto da una diga di sbarramento.

La costruzione,  terminata nell’ottobre di del 1923, è stata realizzata per soddisfare la domanda delle fabbriche del fondovalle alimentate dalla centrale idroelettrica di Mazzunno: il Cotonificio della Val Seriana, i cotonifici Zoppi e Pesenti, le Ferriere Voltri a Darfo. Da qui la costruzione della diga del Gleno, dal nome del torrente affluente dell’Oglio che percorreva la valle, e che risulta unica nel suo genere, perché costruita usando  due tecniche costruttive diverse: prima a gravità, poi ad archi multipli.

Ma la sua vita è assai breve, perché il primo dicembre dello stesso anno crolla. È ancora buio nella valle quando alle 7.15 della mattina un boato risveglia i cittadini dei borghi intorno alla valle. La diga appena realizzata, e riempita fino all’orlo dalle precipitazioni dei giorni precedenti,  si rompe e dallo squarcio largo circa 80 metri scarica lungo il costone più di 6 milioni di metri cubi d’acqua e fango che hanno poi travolto e cancellato diversi borghi.

Il primo borgo ad essere colpito è Bueggio, poi la massa d’acqua, preceduta da un terrificante spostamento d’aria, rade al suolo le centrali di Povo e Valbona, il ponte Formello e il Santuario della Madonnina di Colere. Raggiunge l’abitato di Dezzo, composto dagli agglomerati di case ad Azzone e a Colere, che sono vengono spazzati via dalla furia dell’acqua. Prima di raggiungere l’abitato di Angolo, la massa forma una sorta di lago che ha “risparmiato” l’abitato di Angolo, rimasto praticamente intatto, al contrario di Mazzunno dove centrale elettrica e cimitero vengono completamente distrutti.

L’acqua raggiunge velocemente l’abitato di Gorzone e prosegue  verso Boario e Corna di Darfo, seguendo il corso del torrente Dezzo. Quarantacinque minuti dopo il crollo della diga la massa d’acqua raggiunge il lago d’Iseo e porta dietro di se 356 morti ufficiali, anche se ancora oggi il bilancio è incerto.

Oggi i ruderi dell’antica diga sono ancora in piedi a memoria del disastro del 1923.  Si ergono lungo il costone al quale si arriva dalla frazione Pianezza del comune di Vilminore di Scalve. Il sentiero (411) parte in vicino la chiesa della frazione, una volta imboccato si prosegue e si attraversano prati e baite.  Poi si imbocca sulla destra una stradina semi pianeggiante che si segue fino ad una deviazione dove sono affisse le indicazioni per la diga del Gleno.

Si prosegue e dopo aver imboccato il sentiero di sinistra si arriva nel punto in cui si vedono i tubi della condotta forzata. Una volta arrivati a questi punto si prosegue lungo la mulattiera fatta di pietre e tornanti. Nel giro di circa 20 minuti si arriva a quota 1500 metri. Dopo i tornanti la strada diventa pianeggiante e porta nel tratto scavato nella roccia e a strapiombo sulla valle. Si prosegue e nel giro di poco tempo si raggiungono i ruderi della diga e il  laghetto.

Da sabato 30 maggio è attivo il bus navetta Vilminore-Pianezza, punto di partenza per le escursioni alla Diga del Gleno. I capolinea saranno: Piazza Papa Giovanni XXIII-Vilminore e Piazza Andrea Bonicelli – Pianezza. Il servizio è attivo: tutti i giorni da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno; tutti i sabati e le domeniche dei mesi di giugno, luglio e settembre; tutti i giorni del mese di agosto.

Tempo: 1.10 h

Dislivello di salita 270 metri

Lunghezza: 6.30 km

Difficoltà: facile

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