Roma, il fascino gotico del quartiere Coppedè

Ventisei palazzine e 17 ville. È il quartiere Coppedè, anzi l’angolo di Roma al quale si accede da un arco che, realizzato tra il 1913 e il 1916 da Gino Coppedè, introduce i turisti e i visitatori in un’atmosfera ferma nel tempo.

A pochi passi da Galleria Borghese, il quartiere incastonato tra la Salaria e la Nomentana, permette di fare un viaggio nel tempo tra gli stili architettonici che sono riprodotti in pochi metri quadri. Si parte dal Liberty   e si passa all’Art Decò, per poi arrivare ai particolari di arte greca, gotica, barocca e addirittura medievale.

Il “quartiere” era nato per “ospitare” la borghesia romana e i ceti medio-alti. Ma dopo la Prima Guerra Mondiale, le condizioni economiche sono cambiate e i costruttori hanno deciso di creare un’area ancora più  esclusiva, in cui ogni elemento è stato ideato  per destare meraviglia e per rispondere alle esigenze di lusso dei borghesi. Tuttavia la Commissione edilizia, che intendeva dare un’impronta romana, indusse l’architetto a usare cornici e modanature stile Roma imperiale ed un arcone, affiancato da due torri, che in qualche modo avrebbero potuto richiamare gli archi di trionfo del Foro Romano.

Proprio questo, che sancisce l’ingresso dell’area, è decorato e unisce i palazzi degli ambasciatori. Inoltre la volta è impreziosita al centro da un grande lampadario. La struttura è arricchita inoltre da affreschi e decorazioni che proseguono su tutta la superficie con stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, bugnati, statue e logge disposte in modo asimmetrico. Sulla torre di destra è stata inoltre realizzata un’edicola con la Madonna che sorregge il Bambino.

Una volta entrati nell’area vi troverete davanti la Fontana delle Rane in piazza Mincio, famosa per il bagno post concerto dei Beatles. O almeno così si dice. Qui 12 rane osservano il passare del tempo, mentre l’acqua della fontana bagna e riempie le vasche che si trovano alle palazzine tanto care a Dario Argento. Sì, perché il regista italiano ha utilizzato gli edifici di questo quartiere come location per il film Inferno. E non solo, perché anche  il precedente L’uccello dalle piume di cristallo, ha fatto da “teatro” a una sequenza girata a piazza Mincio. Ma gli appassionati di cinema hanno trovato i luoghi di piazza Mincio in altre pellicole,  Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, Ultimo tango a Zagarolo di Nando Cicero e Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy con Vittorio Gassman.

In piazza si affacciano diverse strutture, tra cui la Palazzina del Ragno, che ricalcando lo stile assiro-babilonese ha un grande ragno sulla facciata, mentre il Villino delle Fate è famoso per la sua struttura asimmetrica e il mix di materiali che lo compongono, come il marmo, il laterizio, il travertino, la terracotta, il vetro. Si tratta di un complesso di tre edifici ricchi di decorazioni, e sormontati da torrette e piccole logge che intendono omaggiare Firenze, Roma e Venezia attraverso simboli e personaggi che ricordano le tre città.

L’arco del palazzo di piazza Mincio 2,  accoglie invece una sorta di citazione cinematografica.  Il palazzo riprende infatti la scenografia del film Cabiria del 1914, il più famoso film italiano del cinema muto, che ha colpito Coppedè, tanto da decidere di richiamare il film e le sue scenografie nei palazzi della piazza.

Il quartiere Coppedè sembra tuttavia legato a un doppio filo con l’esoterismo. Sembra infatti che l’architetto abbia disseminato lungo tutto il quartiere veri e propri simboli. Il lampadario sotto l’arco che sancisce l’ingresso nell’area potrebbe richiamare l’inizio di un viaggio sotto la luce della conoscenza, mentre la coppa presente sulla struttura rievoca il Santo Graal. Le colonne, le torrette e le figure apotropaiche potrebbero invece lo scopo di allontanare il maligno, perché simboli della Torre di Babele e del Tempio di Salomone.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. fravikings ha detto:

    Sono stato più volte nella capitale ma non conoscevo questo quartiere che senz’altro andrò a visitare quando si tornerà a viaggiare (spero presto).

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    1. Enrica Tancioni ha detto:

      Ritorneremo a viaggiare e a scoprire posti nuovi. Io ho conosciuto il quartiere grazie ai film di Argento…

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