Alla scoperta del Golfo dei poeti: in giro per Portovenere, Lerici e Tellaro

Il Golfo dei poeti

L’odore del mare si avverte appena scesi dall’autobus che collega La Spezia al piccolo borgo marinaro. E una volta scesi dal bus l’imponenza del castello, il suono dei gabbiani e la brezza marina accolgono i turisti e i viandanti che da secoli toccano le sponde del mare ligure. Qui in mezzo al Golfo dei poeti sembra ancora di sentire risuonare i versi degli artisti che hanno soggiornato o anche solo che sono passati.

Perché le scogliere a picco sul mare, le spiagge fatte di sabbia e ciottoli e i carruggi che sembrano voler conservare e diffondere le voci dei piccoli borghi da sempre richiamano artisti, scrittori e poeti. Il nome è stato inventato nel 1910 dal commediografo Sem Benelli che, nel corso dell’ orazione funebre a Paolo Mantegazza a San Terenzo, frazione di Lerici, ha inventato il nome con il quale oggi si suole indicare l’insenatura della costa del Mar Ligure alle cui estremità si trovano i borghi di Porto Venere e Lerici e nel mezzo la città di La Spezia.

Tuttavia il primo poeta  a mettere piede e soggiornare in zona è stato Dante durante il periodo dell’esilio da Firenze; nel 1338 è stata la volta di Francesco Petrarca che parlando di Porto Venere ha parlato di “miracolo panoramico”. Tappa nel Golfo dei poeti anche per Charles Dickens che, nel corso del suo Viaggio in Italia, ha raccontato e fotografato con penna le bellezze di Spezia.

Soggiorno a San Terenzo per Virginia Woolf che, nel 1933 ha alloggiato all’hotel Miramare, a pochi passi da Villa Magni, la villa in cui ha abitato per un lungo periodo la coppia composta dallo scrittore inglese Percy Bysshe Shelley e la moglie Mary. Anche la tragica morte di Percy è legata a questi luoghi. L’otto luglio del 1822 Percy, Mary e l’amico Edward Williams stavano navigando a borgo della goletta “Ariel”, dopo un soggiorno a Livorno, quando una violenta tempesta li ha sorpresi. Percy è morto annegato e il suo corpo è stato restituito dal mare sulla spiaggia di Viareggio.

È legata a Lerici e in particolare a Porto Venere la figura di Lord Byron. Il poeta inglese che alloggiava a Porto Venere avrebbe attraversato a nuoto il golfo per raggiungere Lerici dove risiedeva l’amico Shelley.

È sempre stato innamorato di Lerici lo scrittore anglosassone David Herbert Lawrence, come dimostra la lettera indirizzata all’amico Edward Garnett, nella quale scrive “…se vuoi conoscere un posto dove riposare in Italia, io ti dico Lerici, ma vieni e stai con noi qui a Fiascherino”. Lawrence ha soggiornato a Lerici tra il 1913 e il 1914 con la baronessa von Richthofen, sorella del barone rosso.

Ha invece definito Tellaro “un Nirvana tra mare e cielo” lo scrittore torinese Mario Soldati. Per ammirare le case “lunghissime, altissime e strettissime” soleva allontanarsi al largo a bordo di una barca a remi. E lì, in mezzo al mare, osservava rapito il panorama e lo spettacolo di Tellaro.

Il premio Nobel per la letteratura nel 1975 Eugenio Montale ha dedicato a Tellaro una delle poesie contenute nella raccolta Ossi di seppia.

Porto Venere

Disteso sull’estremità del Golfo dei Poeti, Porto Venere è un borgo di pescatori in cui la realtà si mescola al mito. Sì, perché anche solo il nome racchiude un racconto. La leggenda vuole che il nome derivi dal tempio dedicato alla dea Venere Ericina, che si trovava nel luogo dove oggi sorge la chiesa di San Pietro. Per la tradizione, la dea sarebbe nata dalla spuma del mare sotto il promontorio e avrebbe quindi dato il nome all’intera area.

Oggi Porto Venere è un borgo immerso in un’atmosfera di altri tempi, in cui le strade, i vicoli e i colori delle case raccontano una storia. Perdersi tra le piccole vie della cittadina significa lasciarsi trasportare in un altro mondo, proprio come la visita al castello Doria. La struttura, che sorge sull’altura rocciosa che domina l’intera area, è stata costruita intorno al 1500.

Tra il castello e la chiesa si trovano inoltre i resti di alcune torri di avvistamento, che in passato sono state inoltre usate  come mulini a vento. Edificata nel 1198 con le sue torri e le mura, la chiesa è stata realizzata sui resti di un antico tempio pagano ed è il “cristiano tempio” di Eugenio Montale. Dalla chiesa, a pianta quadrata e a fasce nere e bianche, si accede poi alla Collegiata di San Lorenzo, mentre la natura regala uno scorcio molto caro a un altro poeta: Lord Byron.

Nei pressi della chiesa, in fondo alla scogliera, si trova infatti la grotta Arpaia, conosciuta anche come la Grotta di Byron, dove si dice che il poeta inglese amasse meditare. Qui si trova infatti una targa con la seguente scritta: “Questa grotta, ispiratrice di Lord Byron, ricorda l’immortale poeta che, ardito nuotatore, sfidò le onde del mare da Porto Venere a Lerici“. Leggenda vuole che il poeta inglese abbia attraversato a nuoto gli otto chilometri che separano Porto Venere da Lerici per raggiungere l’amico Percy Bysshe Shelley.

Si dice che qui il poeta inglese traesse ispirazione per le sue opere letterarie.

Da Porto Venere partono inoltre diverse gite per fare il giro delle isole del golfo:  Palmaria, Tino e Tinetto inserite tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Le isole si trovano infatti nel Parco naturale regionale di Porto Venere istituito nel 2001.

Lerici

Sorge al centro di una piccola insenatura naturale Lerici. E l’intera area è dominata da un promontorio su cui spicca l’imponente castello, oggi diventato museo. Quasi di fronte al borgo capoluogo, oltre la frazione Venere Azzurra, si trova l’abitato di San Terenzo.

Il piccolo borgo regala scorci particolari, grazie alle piccole vie sormontate dai caruggi. Oltre alla scalinata e all’ascensore lungo il molo, è possibile ammirare le architetture delle case che si sviluppano tutte in salita e si intrecciano e sostengono l’un l’altra. Le disposizioni creano dislivelli e piccoli punti panoramici da cui è possibile ammirare il mare del Golfo dei poeti.

Il castello è stato eretto dai Pisani nel XIII secolo ed è stato poi  ampliato dai Genovesi. All’interno si trovano la cappella duecentesca dedicata a Santa Anastasia e il museo geo-paleontologico e le piazze del Poggio e di San Giorgio. Ai suoi piedi parte il lungomare Vassallo.

Il borgo ospita inoltre  la torre di San Rocco che, costruita in epoca romana, è stata trasformata in campanile nel XVI secolo,  la chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi, l’oratorio di San Bernardino e poco lontano palazzo Doria, antico ospedale medievale dedicato ai Santi Pietro e Paolo.

Lerici non è soltanto il piccolo centro, ma anche le frazioni. Come quella di Tellaro, entrata di diritto nel club dei  Borghi più belli d’Italia. Il borgo ha le caratteristiche di un villaggio marinaro ligure. Sì, perchè la chiesa di San Giorgio si erge sul mare, mentre la breve passeggiata si snoda tra le case e le scogliere. Se si ammira dal mare, sembra assumere le sembianze di una nave pronta a prendere il largo. Qui leggenda e storia si  confondono. Si narra infatti che il borgo sia stato salvato da un polpo gigante che, prima dell’attacco notturno da parte di pirati saraceni, ha svegliato la popolazione suonando le campane della chiesa.

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