E il 6 aprile…

downloadSono nata il 6 aprile di 33 ani fa alle 8.30. In una tiepida giornata di Primavera. Era martedì e pesavo circa tre chilogrammi. Sono nata l’anno della vittoria dell’Italia ai Mondiali, del Nobel a Gabriel Garcia Marquez. L’anno dell’uscita in sala di film che ho adorato e che continuo ad amare: Conan il barbaro con Arnold Schwarzenegger, E.T. l’Extra-Terrestre di Steven Spielberg, Blade Runner di Ridley Scott con Harrison Ford, Rocky III e Rambo con Sylvester Stallone. Sono nata il giorno in cui è stato pubblicato “Il piccolo principe” e il giorno in cui sono nati Fred Bongusto, Mario Merola, lo scrittore Jonathan Nolan.

Sono cresciuta a pane, latte, letteratura e musica. Rock. Ho visto la caduta del Muro di Berlino, ricordo ancora Lilli Gruber davanti la porta di Bradenburgo urlare: “è caduto”, “è caduto”. E a Berlino sono stata. Ho “sfiorato” le atrocità della guerra e le conseguenze della sconfitta. Ho sentito la vecchia Berlino martoriata.

1927626_1068693681414_2644_nHo vissuto Tangentopoli, sono cresciuta sull’onda di Mazinga e con un certo grado di incazzamento perché mia madre non ha mai comprato “L’allegro chirurgo”. Stessa incazzatura per il mancato acquisto della Polaroid. Dopo 32 anni io l’ho comprata. Sarà per l’amore per il vintage e per la necessità di stringere tra le mani gli scatti del momento. O sarà per dare un peso fisico al ricordo.  Amo ricordare quello che è stato. Forse perché è bello lasciare pezzetti di noi alle nostre spalle, piccoli ricordi. Una vita di ricordi, fotografie, gingilli. Cose per cui saremo ricordati, anche quando non ci saremo più. E questo l’ho capito quanto mia mamma è morta. Ho afferrato il ricordo  attraverso gli oggetti. Si dice che la morte sia più dura per chi sopravvive. È vero. Il ricordo scalfisce, ferisce. È difficile dire addio, a volte è impossibile. In realtà non si smette mai di sentire la perdita, si impara soltanto a conviverci. È questo che rende tutto agrodolce

Sono stata testimone inconsapevole della crisi in Cecenia, della guerra in Jugoslavia e della guerra del Golfo, raccontata in diretta da Emilio Fede. Ricordo la sera del primo bombardamento, in quell’occasione venne lanciato Studio Aperto e Fede fece vedere le immagini dei missili che venivano lanciati. Ho visto in diretta il disastro delle torri Gemelle e la mattina del 6 aprile 2009 mi sono svegliata con la notizia del violento terremoto in Abruzzo. Del devastamento dell’Aquila e buona parte dei paesi vicini.

Ho iniziato a cucinare con il Magico forno Harbert, piccole tortine insipide che avevano il sapore di una grande conquista. Ho festeggiato compleanni all’ombra della Pasqua. Quante uova ho ricevuto e quante ne ho mangiate. Di tutti i tipi, al cioccolato bianco, al latte, grandi o piccole.

Ho conosciuto la morte da piccola, ad appena 2 anni e mezzo. Ho incrociato sulla mia strada persone che sono entrate nella mia vita, per poi andare via in un battito di ciglia. Ho incontrato per un piccolo pezzo di strada persone che poi ho deciso di dirottare verso altre vie. Perché la loro arroganza e la loro presunzione succhiava pezzi di anima. Ho mandato a quel paese le persone che hanno tentato di mettere zizzania e che hanno fatto il doppio gioco, questo non fa proprio per me. Ma ho anche tenuto sulla mia strada i miei fari, le persone con le quali è necessario uno sguardo per capirsi.

annaHo studiato, letto e ascoltato musica. Prima l’Accademia, poi Scienze della comunicazione. Ho viaggiato, quanto ho viaggiato. Ricordo le “crociere” da Villa San Giovanni a Messina, spesso in compagnia di amiche e colleghe che porto nel cuore. Ho visto il mondo, piccole porzioni di mondo, che tuttavia non sono sufficienti per riempire il contenitore della curiosità.

Ho lasciato la fede, forse non l’ho mai avuta. Perché non sento l’esigenza di credere in Dio, nonostante tutto credo nelle persone e nelle loro azioni. Credo nei volontari, nei migranti che hanno tanto da insegnare e un universo interiore da scoprire. Credo nel potere magico della parole, quelle costruite per dare senso alla vita e alla storia. Credo nella musica, nella letteratura e nel cibo.

Non credo in quella politica centrista travestita da comunismo, purtroppo ho visto comunisti calarsi le braghe per il potente imprenditore di turno, d’altronde niente viene fatto per niente. Non credo nel liberismo e nel centrismo. Credo nell’utopia di Marx. Ho visto fashion addicted trasformarsi in attiviste senza capo né coda, solo per inseguire il potere. Quale sia poi non si sa. Ho visto persone di sinistra ricoprirsi di firme dalla testa ai piedi, per poi gridare il nome di Gramsci, Che Guervara e alzare il pugno sinistro in aria. Ma ho visto anche le botte delle forze dell’ordine ai giovani attivisti. Genova. Quella sera mi ero operata al piede e il dolore della ferita si scontrava con quello per la morte di Carlo Giuliani prima, e del ferimento dei ragazzi alla scuola Diaz.

gooniesSono cresciuta leggendo Piccole donne e guardando i Goonies, ancora oggi adoro aprire le pagine di quel libro e rimettere il dvd per vedere Sloat. Adoro immergermi nelle atmosfere dell’infanzia, e sfiorare i momenti del mio essere bimba.

In questi 33 ho pianto. Quanto ho pianto, per la morte di mamma, le nonne, di Gianluca e degli zii. Ho pianto per nervosismo e per gioia. Ma ho pianto anche per quelle poche persone uscite dalla mia vita, per cui valeva la pena versare qualche lacrima. Per le altre nulla. Solo il senso di leggerezza per aver buttato via le scorie.

Ho vissuto seguendo un grande insegnamento di mia madre: vivi il presente. Con questo “dogma” ho passato 33 anni della mia vita senza guardarmi indietro e senza avere alcun rimpianto. Ho vissuto quello che volevo vivere e fatto quello che volevo fare. Insegnamento che dal 7 dicembre 2012 è diventato il mio modus vivendi.

Nonostante tutto odio festeggiare il compleanno. Spesso è capitato che il 6 aprile abbia pianto. Disperatamente. E’ successo l’anno scorso ed è successo due anni fa. Perché il compleanno mi fa ricordare di quanto mi manchi mia madre.

Sono stata testimone e artefice, insieme ad altre quattro persone della nascita e della crescita di www.radiobarrio.it. La mia seconda madre, perché quando inciampo è da lei che vado. È lei che mi ascolta e mi fa sorridere. Ma con lei anche tante altre persone: Gabro, Manu, Fla, Chiarella, Jules, Carletta, Stefano, Paskali, Cecio, Gianfe tutti coloro che hanno incrociato la mia strada per non lasciarla mai.

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