E il “Soul defrag”…

autunno12In un periodo della mia vita avrei voluto cancellare i ricordi temporanei o i piccoli eventi quotidiani che sono stati capaci di rovinare anche solo per un minuto la mia giornata. Per giorni, mesi e anni mi sono chiesta come avrei potuto fare. Poi una sera ho trovato la soluzione, grazie ad Alfredo.

Farsi il sangue acido non fa bene, così una sera Alfredo nella sua rubrica “Soul defrag” del programma Signori si chiude, mi ha dato la soluzione.  Fare una deframmentazione dell’anima, eliminare i file temporanei non necessari e avvicinare invece i file che non possono essere eliminati. Per farlo è necessario tenere i ricordi, quelli belli che sono riusciti a fare recuperare la dimensione umana. Ogni sera Alf stila la sua classifica dei 20 momenti della giornata da ricordare e quindi da tenere. Una sorta di terapia capace di far apparire un sorriso e pensare. Così anche io ogni sera faccio la mia classifica, perché in un momento come questo vedere anche un singolo granello di sabbia nella melma è veramente difficile. E’ un esercizio che aiuta. a vedere quanto di positivo c’è stato, e quanto ancora ci potrebbe essere. Un esercizio che per un’atea impenitente come me, serve per recuperare la fede nell’umanità.

Da atea impenitente alla domanda dei credenti “in cosa credi?”, ho sempre risposto “nell’umanità”. Mi sono sempre fidata ciecamente degli uomini, delle singole azioni capaci di cambiare, anche se in piccolo, il mondo. Mi sono fidata della fede nell’umanità, quell’umanità buona che mi ha sempre incantata. Eppure in questo periodo trovo mille difficoltà ad avere fede nelle persone. Quando per esempio all’aeroporto di Bergamo a una settimana dagli attentati di Parigi ho visto diffidenza e disprezzo nei confronti di una famiglia afghana diretta a Saragozza. O quando sui mezzi pubblici il posto accanto alle ragazze con il velo viene lasciato vuoto, oppure agli angoli delle strade in cui ragazzi nigeriani e ghanesi senza casa e famiglia piangono. Poi però succede che nel corso della giornata qualcosa succede. Capita di vedere persone che si fermano a parlare con gli stessi ragazzi ghanesi, capita che qualcuno occupi il posto accanto alle giovani con il velo e succede che la famiglia afghana venga aiutata e che capisca che non tutte le persone sono mosse da disprezzo.

autunno11E allora in quel momento la mia fiducia nell’umanità cresce. Ma ci sono giorni in cui faccio fatica a ritrovare l’umanità tra le persone. In particolare tra coloro che dovrebbero essere dotate di compassione ed empatia, ma che invece rispondono con egoismo e timore. Verso l’altro e verso ciò che non vogliono conoscere. Ecco perché anche io mi voglio cimentare con il “soul defrag”. Così pensando ai 20 momenti della giornata di ieri mi è comparso un sorriso, pensando alle piccole cose che hanno reso speciale la giornata. Intanto iniziare il giovedì prendendo un caffè con Alessandro che può essere considerato uno dei granelli di sabbia, quei granelli piccoli seppur visibili al sole tra la melma che avvolge la città. Testimonianza che qualcosa può cambiare. Poi i colori di viale Regina Margherita, quei colori dell’autunno che scaldano il cuore. La telefonata del buongiorno con Gabro, l’aroma del caffè, e i sorrisi del centro storico. E ancora il programma in radio con Giuliano, e il live di Stefano Migneco, e le belle parole di un “viandante” e della sua chitarra. Salvo l’attesa per l’arrivo della mia casa e della mia stanza.

19_DSF2269bisQSalvo l’abbraccio di Chiara, lo sguardo di Noemi, le fotografie di Flavio, volato a Copenaghen per un viaggio dell’anima; salvo la birra senza glutine e i discorsi con Alfredo.  Salvo la musica, quella del mattino, la canzone che mi gira in testa e che mi accompagna per tutta la giornata; e salvo Kodachrome e la passione di Giuliano nel presentare l’autore della settimana, salvo Aldo, uomo senza radici che viaggiando riscopre il suo animo nomade. E poi salvo ancora il sorriso di Yves, ivoriano 20enne, la gioia di vivere di Nicolò e le belle parole di Jessica. E poi salvo le cicatrici ormai chiuse che stanno per iniziare a sanguinare. Perché loro, le cicatrici, sono mappe segrete, diagrammi di tutte le vecchie ferite. Certe ferite rimangono con noi ovunque, e anche se si sono rimarginate da tempo, il dolore rimane. Ma sono lì a ricordare quanto il dolore abbia fatto male e come è stato superato.

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