E le assenze…

mamam5A volte quando sono serena, quando mi faccio coccolare dal vento e dal rumore delle foglie o del caffè che sta per uscire dalla caffettiera, il ricordo arriva. Ed è in quel momento che mi dico sempre la stessa cosa: “Mi manca”.

Mia madre è morta 3 anni fa, in una calda giornata di dicembre. Solo il giorno dopo, il mamma 3giorno dell’Immacolata, quando tutte le famiglie si apprestavano a organizzare il pranzo della festa, è arrivato il freddo. Ricordo ancora il vento freddo e gelido di quel dicembre. Per molto tempo ho vissuto nel dolore, nella sofferenza che spezza il fiato e che stringe lo stomaco in una morsa. Ho pianto, mi sono disperata, mi sono incazzata, ho dato di matto, e poi ho trovato la conciliazione con il dolore e il lutto. Non ho più avuto paura dell’idea di marcire nel dolore, di essere inghiottita nella spirale di sofferenza di cui a un certo punto ho iniziato a intravedere il limite. E mi sono avvicinata a quel limite, l’ho visto a un passo dal baratro. Ma ho imparato a non avvicinarmi troppo a quella spirale, ad osservarla dall’alto.

Dopo tre anni mi manca. Da impazzire. Il dolore ha lasciato spazio al vuoto. All’assenza della sua risata e delle sue sigarette. E l’assenza è ancora più dolorosa della sofferenza, perché il dolore passa, si affievolisce, ma l’assenza non può essere curata. È una lunga attesa di qualcosa che non potrà mai accadere.

mamma 6Mi manca la sua voce e mi manca ricordare che suono abbia la sua voce. È andata via quando mi ero affacciata alla vita adulta, e mi manca non tanto per le cose che abbiamo condiviso, i lunghi viaggi in macchina piene di schifezze da mangiare, o le lunghe conversazioni nel cuore della notte, mi manca per le cose non abbiamo fatto e che non potremo fare. Non posso chiamarla per chiederle cosa comprare all’Ikea, o che scarpe abbinare al vestito per il matrimonio. E poi non saprò mai cosa potrebbe dire quando e se sarò incinta. Chi mi dirà di non andare a mangiare sushi, o di limitare le sigarette?

mammaQuando osservo le neomamme, le ragazze della mia età a passeggio con le carrozzine mi faccio sempre una sola domanda: “Come sarebbe per me e Manu?”. E la risposta è che non sarebbe. Perché non può essere. E quando penso al mio parto mi chiedo chi possa essere così pazza da venire ad aiutarmi per i primi giorni. Sono sicura che Manu e Rita lo farebbero, ma so bene che non sarebbe la stessa cosa.

Ogni tanto mi sento persa, smarrita, è come se non vedessi la strada, come se navigassi nella notta in un mare in tempesta e senza una luce che indichi la strada. Poi però il momento passa, e questo perché mia madre mi ha regalato tutto quello che poteva darmi: gli strumenti e le conoscenze per superare ogni momento difficile.

mamma2Mi ha insegnato la bellezza dell’ironia e delle risate. Mi ha insegnato la gioia di vivere e l’accettazione. Mi ha insegnato come vivere con coraggio, anche quando tutto va in mille pezzi. Mi ha insegnato che la vita è breve, e che non posso far passare un singolo giorno senza cercare di dimostrare il mio affetto alle persone cui voglio bene.

Mi ha insegnato anche l’importanza dell’altruismo. Ci ha lasciati così giovane, non aveva neanche passato i 60 anni. E credo che per lei sia stata dura andare via, sapendo che non avrebbe mai visto i nipoti e la nostra vita dopo la sua scomparsa. Non conoscerà mai i miei figli e quelli dei miei fratelli, non ci vedrà mai in abito da sposa e non vedrà mai come ci siamo sistemati. Eppure sento che gli strumenti che ci ha dato per sopravvivere e per vivere sono dentro di me e nei miei fratelli. Lei è una parte di noi, nel modo in cui cuciniamo e in cui affrontiamo la vita. Così dopo tre anni lo ammetto. Mi manca.

analisi manu7008L’assenza è anche più dolorosa della sofferenza per la morte. Quella si attenua, si trasforma, con il tempo diventa più lieve. Ma l’assenza, lei non passa. Perché sarà sempre lì a ricordare a tutti quello che è stato e quello che non potrà mai essere.

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