Storie di ricordi e di fotografie…

foto3A volte ho la sensazione che i ricordi occupino una stanza della mia testa. In un enorme stanzone ricco di cassetti in cui conservare e suddividere i ricordi per età, esperienze, genere. Ma a volte ho l’impressione che i ricordi della mia vita si siano trasformati in una massa fangosa. In una specie di palude piena di sabbie mobili, capace di tenermi intrappolata al suo interno. Così quando i ricordi riaffiorano mi intrappolano e finiscono per andare in loop. E succede che ricordo il bracciale che indossavo 3 anni fa, le ultime parole sentite da mia madre, la sensazione di stanchezza alla fine di un esame, o al termine di una lunga giornata di lavoro. E loro, i ricordi, sono in agguato. Aspettano con pazienza che io varchi la porta della loro stanza. Ma ci sono cassetti che non amo aprire, perché il contenuto tende a trasformarsi in sabbie mobili, perché so che una volta aperti rischio di finire impantanata. A volte evito completamente di aprire quella stanza, altre volte, identifico i ricordi con il combustibile. So che serve per tenere il fuoco acceso e quindi li uso per alimentarmi.

foto2Ma nonostante tutto amo i ricordi, ci sono momenti che amo immergermi tra loro, assaporando i sapori e i profumi che riescono a sprigionare. Perché se da una parte fanno rivivere il dolore e la sofferenza, dall’altra aiutano a riportare alla mente momenti importanti, senza i quali probabilmente non saremmo come siamo. In alcuni casi preferisco affidarmi agli oggetti. Alle cose che hanno un significato, come le foto, le polaroid, bracciali e anelli fatti da mia madre. Mentre elimino il significato a tutti quegli oggetti che non hanno alcun valore, perché in fondo gli oggetti non sono e non possono essere il combustibile della vita e dell’esperienza. Loro rimangano, sono sempre lì, possono passare di mano, possono distruggersi. Ma non apportano alcun valore aggiunto all’esperienza. Per questo da un po’ di tempo a qesta parte ho deciso di disfarmi delle cose superflue. E per farlo utilizzo la teoria dello zaino da viaggio. Quello che entra nella mia vita ed è veramente necessario rimane, le altre cose possono essere eliminate. E allora succede che le regali, che le metta in vendita.

foto4In fondo siamo cresciuti con la falsa idea di avere bisogno di qualsiasi cosa, della borsa all’ultima moda e del vestito fashion che abbiamo visto sulla passerelle, ma alla fine ne abbiamo veramente bisogno? È veramente necessario spendere tanto denaro per tenere in mano oggetti inutili? O circondarsi di roba costosa per dimostrare di essere alla moda e di appartenere a un’esigua élite che si fregia di avere soldi, o fare finta di averli, per dimostrare di essere al passo con tempi? O abbiamo semplicemente perso la strada, pensando di conoscerla attraverso gli oggetti?

fotoForse. Ecco perché da tre anni a questa parte ho iniziato a fare foto in pellicola. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare e per non smettere di guardare quello che è stato. Non per un attaccamento ossessivo al passato, ma per meglio imprimere nella mente i momenti che hanno un significato e un valore. Ma in questo periodo ho iniziato a circondarmi di oggetti importanti: il gatto di ceramica di mia madre, lo stesso che portava a spasso per casa, oppure i suoi bracciali fatti a mano pieni di ciondoli che mi ricordano la sua risata e la sua voce. Amo osservare il mare davanti al quale mia madre è nata e cresciuta, lo stesso mare che mi ha “accolta” negli anni della mia infanzia; adoro guardare i visi delle persone lontane ma che, vivendo sotto lo stesso cielo, sono comunque vicine. E amo annusare i libri che per tanto tempo sono rimasti nella libreria di Reggio Calabria, testimoni del tempo che passa. Ed è per questo che ho appeso al muro la “Bacheca di Casa Anrachia“, una bacheca in sughero sul quale abbiamo appeso i pensieri delle persone che sono passate da casa. Con loro anche i biglietti dei concerti e alcune fotografie. Così accade che qualche volta, con la tazza di caffè fumante in mano, in attesa di mettere le scarpe da corsa, osservi con amore la bacheca e rilegga i pensieri di Marco, Carmelo, Marco, Elisa, Luciano, Walter, Milos, Dario e Genny, BellaBella, Stefano, Pasquale e Paolo, perchè mi ricordano i tempi dell’università, di Reggio e di Crotone. Così come amo guardare le foto sul frigorifero delle persone lontane. Sono questi gli oggetti che amo portare con me, gli stessi che mi seguono da tempo e che lo faranno sempre. Come i ricordi.

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