Il cielo sopra Berlino

Città in continua evoluzione, Berlino sta vivendo da tempo un processo di cambiamento iniziato dopo il 1989, dopo cioè l’unione tra la Berlino Est e la Berlino Ovest. Le due anime, quella aristocratica e quella “comunista” hanno finito per influenzarsi, così da creare un centro attivo, alternativo e ricco di storia e arte. Se la Porta di Brandeburgo è il monumento simbolo della città, il muro, o almeno quello che resta, focalizza l’attenzione dei migliaia di turisti che ogni anno calcano le strade del capoluogo tedesco.

Così è utile fare un salto al Parlamento, per osservare la cupola di vetro, o magari recarsi sull’isola dei musei dove troneggia il Duomo e da cui si può osservare la città da un punto di vista del tutto diverso. Il vero vanto della città e dei suoi cittadini sono appunto i museo, più di 150, dove poter ammirare reperti archeologici, pitture dell’ottocento e installazioni della fine degli anni Novanta. Berlino ha tutto quello che un turista possa desiderare, i ristoranti a buon prezzo, le vie dello shopping, i giardini e la movida che si concentra a Potsdamer Platz, Alexander Platz e nel quartiere Kreuzberg.

Per visitare il capoluogo tedesco basta, poco. Se si escludono ovviamente i musei.

Così si può partire alla scoperta del muro e dei graffiti della East Side Gallery (fermate Warschauuer Strasse, Osthbahnof, Schelisches Tor). Si tratta di un lungo tratto (1,3 km) del Muro di Berlino che si trova in Mühlenstrasse, nella ex Berlino est. È la più lunga galleria d’arte all’aperto al mondo e ospita oltre cento dipinti murali originali. Gli artisti di tutto il mondo, dopo il crollo del muro sono accorsi a Berlino per celebrare la libertà, e lo spirito di riconciliazione attraverso la realizzazione di questa grande opera che sarebbe diventata una durevole testimonianza della gioia e del desiderio di libertà di quei giorni. Prima d’allora esistevano già dei dipinti murali, ma erano presenti solo sul lato di Berlino ovest.  –

Grazie a questi artisti, dal 1990 la East side Gallery è diventato uno dei principali luoghi di attrazione della città, mentre le sue opere sono i temi di centinaia di cartoline. È il caso, per esempio, di The Mortal Kiss di Dimitrji Vrubel, che raffigura Erich Honecker e Leonid Breznev che si baciano sulla bocca, e Test the Best, di Birgit Kinder, che mostra una Trabant (l’auto-simbolo dell’ex Germania est) che sfonda il muro. E ovviamente non deve essere dimenticato il murales che riprende a grandi linee il video clip di The Wall dei Pink Floyd. Su un muro distrutto si muovono decine di martelli che camminano in nome della libertà.

Proseguite lungo il fiume, imboccate Alexandrestrasse dove vi troverete davanti il cuore pulsante della città. Sì, avete capito bene, la piazza dedicata prima al bestiame, poi alle parate militari, Alexander Platz è l’emblema del cambiamento. Passata ad essere il fulcro della movida notturna, a sede del nazismo e a centro nevralgico della politica interna, la piazza ha vissuto diverse vite. Il suo cambiamento in luogo di incontri e centro per lo shopping è stato avviato nella seconda metà del XIX secolo, epoca in cui è stata costruita la S-Bahn,  la linea metropolitana di superficie (1882), e quella sotterranea (dal 1913). Devastata durante la guerra, negli anni Sessanta la piazza è stata trasformata in un vasto spazio pedonale, troppo grande e grigio per risultare attraente, da qui il tentativo di rendere lo spazio più appetibile. Ecco allora la costruzione di diversi edifici, come l’Hotel Stadt Berlin (oggi Park Inn Hotel), 123 metri di altezza; la Haus der Lehrers (Casa dell’insegnante), sede della commissione degli insegnanti della DDR; la Casa dei Viaggi, curiosa istituzione viste le restrizioni subite dai cittadini della Germania orientale in materia di viaggi; il palazzo dell’editoria, oggi Berliner Verlag – dove è ospitata la redazione del Berliner Zeitung. Negli anni Settanta, è stato Erik Honecker ad avviare il cambiamento della piazza, che è diventato il luogo per eccellenza degli  “esperimenti” architettonici fedeli all’estetica d’ispirazione socialista. Da qui la nascita della facciata a nido d’ape dell’ex Centrum Warenhaus, (oggi Gruppo Kaufhof), un tempo il principale grande magazzino di Berlino est la cui struttura attuale è stata riprogettata da Josef Paul Kleihues.

Ma ad attirare lo sguardo dei turisti sono la Fernsehturm (torre della televisione), la costruzione più alta della città con i suoi 365 metri, sormontata da una sfera che durante i Mondiali di calcio del 2006 è stata trasformata in un grande pallone rosa. Al suo interno c’è un café con piattaforma panoramica rotante. La Brunnen der Völkerfreundschaft (fontana dell’amicizia tra i popoli) e il Weltzeituhr (orologio mondiale) del 1969, sono da sempre punti di riferimento e d’incontro. La Berolinahaus, di Peter Behrens, appartiene oggi alla catena C&A. Tra gli edifici più moderni, invece, sorge il centro commerciale Alexa, che ospita anche un cinema multisala. Dirigetevi verso l’Urania Weltzeituhr, l’orologio astronomico installato il 30 settembre 1969 quando Berlino Est era capitale della DDR. La struttura è stata progettata da Erich John, al tempo docente presso la Hochschule für bildende und angewandte Kunst (Istituto Superiore per le arti figurative ed applicate). L’idea dell’orologio è nata nel 1968 durante i lavori di demolizione della colonna Urania nell’ambito della ristrutturazione di Alexanderplatz.

Subito sotto la torre troverete la fontana del Nettuno e sulla sinistra il Rotes Rathaus, ovvero il municipio della città di Berlino. È la sede del sindaco e del governo della città-stato di Berlino. È posto sotto tutela monumentale. Nella zona non lasciatevi sfuggire lo scheletro di una chiesa gotica. La troverete all’uscita della metro U2 di Klosterstrasse.

Proseguite dunque verso l’isola dei musei, non prima di essere passati da quello che è rimasto del  Marx-Engels-Forum. Si tratta di un ex spazio verde contenente un complesso di monumenti.  Era parte del grande spazio centrale che conduce dall’Alexanderplatz a Schloßplatz, che comprende anche la torre della televisione. L’area, compresa fra la Sprea e la Spandauer Strasse, è adiacente al Nikolaiviertel.

Il destino del Marx-Engels-Forum non è ancora chiaro: nel 2009 è stata annunciata la rimozione del complesso monumentale; nel 2010 il complesso è stato rimosso e spostato di circa 80 metri, dove risiede adesso.  Procedendo in direzione della Sprea, dando le spalle alla torre della televisione, si incontravano nell’ordine: due rilievi in bronzo, Szenen des Lebens in einer befreiten Gesellschaft (“Scene di vita in una società liberata”), di Margaret Middell; quattro steli doppie in acciaio decorate con immagini del movimento operaio, di Arno Fischer e Peter Voigt; le statue in bronzo di Karl Marx e Friedrich Engels, autori del “Manifesto del partito comunista”, di Ludwig Engelhart; un bassorilievo in marmo, Alte Welt (“Mondo antico”), di Werner Stötzer.

Spazio quindi alla cultura e all’arte. Proseguite sul lungo fiume dove incontrerete il museo della DDR, centro che bisogna visitare per scoprire gli usi e costumi della Germania socialista. L’esposizione permanente inquadra, incornicia e addensa tutto ciò che può ricordare il quarantennio della Repubblica Democratica Tedesca (1949-1990). Da qui la famosa “Ostalgie“, neologismo usato per definire la nostalgia che accomuna una parte degli ex cittadini della DDR, e che si concretizza qui nel museo sul fiume Sprea. Inaugurato nel 2006 il centro è già diventato una sorta di luogo di culto, accogliendo qualche milione di visitatori. A visitarlo non sono solo turisti, bensì molti cittadini berlinesi curiosi di vedere, o rivivere, la realtà quotidiana dall’altra parte del muro. (Orari di apertura:  lunedì – domenica dalle 10 alle 20, sabato dalle 10 alle 22; biglietti da 5.50 a 8.50).

Alla fine siete arrivati sull’isola dei Musei, o su quello che i tedeschi chiamano Museuminsel. Si tratta di un’area in cui sono presenti cinque musei costruiti tra il 1824 e il 1930 su una piccola isola della Sprea. Luogo di grande valore culturale e architettonico, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1999. Questa “acropoli dell’arte” abbraccia l’evoluzione della concezione museale del 20° secolo e raccoglie opere e reperti che raccontano di seimila anni di arte. Molte provengono dalle collezioni private della famiglia reale prussiana e dal 1918 sono amministrate dalla fondazione Stiftung Preusschiscer Kulturbesitz (la fondazione responsabile del patrimonio culturale degli Hohenzollern). Il più antico tra i musei dell’isola è l’Altes Museum (1830), che è anche il più antico museo tedesco, capolavoro neoclassico di Karl Friedrich Schinkel. L’idea che ha portato a realizzare nell’area un articolato complesso museale costruendo altri quattro musei, è nata dalla visione romantica di Federico Guglielmo IV di Prussia (1840-1861), che ha voluto creare un “rifugio” per l’arte e la scienza paragonabile al forum dell’antica Roma: una visione illuminista – così l’ha definita l’Unesco – che ha avuto un grande merito. Quello di  dare all’arte una collocazione fisica all’interno del contesto urbano, rendendola in questo modo accessibile al pubblico.

Il piano per il rinnovamento e la modernizzazione su vasta scala dell’area, approvato e avviato nel 1999, intende oggi trasformare il sito in una location culturale d’avanguardia. “L’isola del tesoro” della città di Berlino è accessibile dal lato sinistro del Deutsches Historisches Museum (museo storico tedesco), di fronte alla Staatsoper, in Unter den Linden, appena oltrepassato lo Schlossbrücke (ponte del palazzo). Il luogo ha un’importanza storico-topografica notevole perché qui, nella piccola Spreeinsel (isola sulla Sprea), nacque nel 13° secolo la città di Berlino, con i suoi due insediamenti gemelli di Berl e Cölln.

Nel 1859, dopo la costruzione dell’Altes Museum, Federico Guglielmo IV di Prussia ha ordinato la realizzazione del Neues Museum, che avrebbe dovuto ospitare le collezioni egizie e preistoriche. Oltre 200 milioni di euro sono stati stanziati per la ristrutturazione di questo museo, che ospita la collezione dei papiri egizi, la biblioteca antiquaria e una Nefertiti custodita da una teca in vetro. È seguito poi, nel 1876, la Alte Nationalgalerie, realizzata da Johann Heinrich Strack – successore di Friedrich August Stüler – e destinata alla pittura tedesca ed europea del 19° secolo. La galleria è stata riaperta nel 2001 e oggi ospita opere di Monet, Manet, Renoir e Caspar David Friedrich.

Il barocco Bode Museum (1904), che in origine si chiamava Kaiser Friedrich-Museum ed era dedicato all’arte rinascimentale, nel 1956 è stato intitolato al suo primo direttore, Wilhelm von Bode. Noto per la sua collezione di sculture e di opere d’arte bizantine, è stato riaperto nel 2006, dopo una ristrutturazione durata cinque anni.  Il museo più conosciuto dell’isola resta tuttavia il Pergamon Museum (1930) di Alfred Mussel, realizzato per soddisfare l’esigenza di nuovi spazi espositivi dove ospitare le opere ritrovate dagli archeologi tedeschi del 19° secolo a Pergamo, in Asia minore, nella stessa epoca in cui Schliemann ha dissotterrato il tesoro di Priamo. Il Pergamon Museum attira ogni anno un milione di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, che giungono qui per ammirare l’Altare di Pergamo, la Porta di Mileto e la Porta di Ishtar.

L’isola ospita inoltre il Berliner Dom. Completato nel 1905, è il più grande luogo di culto protestante della città, luogo di sepoltura della famiglia reale prussiana degli Hohenzollern. Questo meraviglioso monumento, pomposo richiamo al Rinascimento italiano, ha unito per secoli la corte prussiana degli Hohenzollern al protestantesimo tedesco ed è stato più volte rimaneggiato, a partire dal Medioevo. Dove oggi sorge il Duomo, infatti, già dal 1465 esisteva una cappella di Corte. La costruzione del Duomo iniziò invece nel 1747 e fu completata nel 1905 sotto il Kaiser Guglielmo II. Gravemente danneggiato durante la guerra, l’edificio è rimasto chiuso durante gli anni della Repubblica Democratica ed è stato riaperto solo nel 1993, a seguito dei restauri. La “vecchia” cattedrale del Lustgarten fu costruita tra il 1747 e il 1750, all’epoca di Federico il Grande (1740-1786), sotto la direzione di Johann Boumann, che realizzò un monumento barocco, coerente con il progetto di Knobelsdorff. Tra il 1817 e il 1822 l’edificio fu rimaneggiato dall’architetto Karl Friedrich Schinkel, pur conservando una certa somiglianza con lo stile alto-rinascimentale della cattedrale romana di San Pietro. Infine, nel 1885 , Julius Raschdorff presentò a Federico Guglielmo IV un progetto che mirava a “riconciliare” i diversi stili. Quando, nel 1888, salì al trono Guglielmo II, questi autorizzo la demolizione della “vecchia” cattedrale, dando il via, nel 1893, alla realizzazione della grandiosa struttura che vediamo oggi.

Ma una volta terminata la visita nei principali musei, fate un salto al di là del fiume vicino la stazione di Hackescher Markt, dove si trova un complesso di otto cortili, gli Hackesche Höfe. L’ingresso principale è al civico 40 di Rosenthalerstrasse. L’area, conosciuta anche come Scheunenviertel, è molto popolare tra i berlinesi e i visitatori e dagli anni ’90 attira il popolo dei frequentatori di locali. Il restauro dei cortili, terminato nel 1997, ha creato forse il più vitale luogo di aggregazione dalla riunificazione della città, tanto che “Hackesche Höfe” è da anni sinonimo di rinnovamento, di “Nuova Berlino”: un vivace mix di attività commerciali, uffici, abitazioni residenziali, luoghi di intrattenimento, gallerie d’arte, bei negozi, bar e ristoranti. L’ondata di energia scaturita dalla riunificazione ha infatti stimolato la voglia della città di re-inventarsi, di tentare nuove strade, aprire le porte alla creatività estrema, al design d’avanguardia e a uno spirito imprenditoriale capace di coniugare vita e lifestyle.

Non terminate proprio qui il vostro tour. Riportatevi nei pressi dell’isola dei musei e raggiungete Unter den Linden. Si tratta di un lungo viale di tigli che si estende dal castello fino alla porta della città. L’idea del tiglio è venuta a  Federico Guglielmo I di Brandeburgo, il “Grande Elettore”, che ha deciso di piantarlo nel 1647, dal momento che voleva cavalcare fino al parco di caccia del Tiergarten circondato da un appropriato splendore barocco. Questo tratto è diventato  la più grande e famosa strada di Berlino, fino al suo ampliamento avviato nel  1701 sotto il regno di Federico I. Da allora il viale ha cambiato più volte fisionomia anche grazie alla diversa disposizione dei tigli (su sei file a inizio Ottocento, su 4 alla fine dello stesso secolo). Nel 1935 alcuni dei tigli sono stati abbattuti per rendere possibile la costruzione del tratto sotterraneo della S-Bahn. L’Unter den Linden divenne parte dell’asse est-ovest che conduceva all’Olympiastadion, completato per l’Olimpiade del 1936 e destinato ad essere il primo tassello del ridisegno di Berlino nella nuova Welthauptstadt Germania secondo i progetti di Albert Speer. Nel dopoguerra vi furono costruiti molti edifici governativi e rappresentativi della Repubblica Democratica Tedesca, oltre a sedi di ambasciate.

Tappa obbligatoria sarà allora Bebeplatz, rogettata nel 1740 con l’intento di farne un gioiello dell’Illuminismo umanistico prussiano, la piazza (inizialmente chiamata Kaiser Franz Joseph Platz) porta oggi il nome di August Bebel, co-fondatore del Partito Socialdemocratico (SPD). Secondo il visionario progetto di Federico il Grande, la piazza, poco distante dal Palazzo Reale, sarebbe dovuta diventare il punto focale del Forum Fridericianum, un grandioso centro artistico e intellettuale ispirato alla Roma antica, per la cui realizzazione furono costruite anche l’Alte Königliche Bibliothek (Biblioteca Reale), la Staatsoper Unter den Linden (l’Opera, eretta nel 1741-2) e la St-Hedwigs Kathedrale. I costi degli sforzi bellici, però, hanno prosciugato le casse dello Stato e hanno così reso impossibile il completamento del progetto.

Oggi, purtroppo, la piazza è ricordata soprattutto per il primo rogo pubblico di libri dell’epoca nazista (10 maggio 1933), avvenuto a pochi metri dall’Università Humboldt, dove lo studente Karl Marx fu allievo di Hegel. Il rogo, durante il quale furono dati alle fiamme oltre ventimila volumi di autori “sovversivi”, tra cui Karl Marx, Berthold Brecht e Thomas Mann, è stato concepito come azione dimostrativa e ammonimento contro gli oppositori del Nazismo. A memoria dell’evento sorge oggi la Versunkene Bibliothek (biblioteca affondata), il monumento di Micha Ullmann, costruito al di sotto del piano stradale, che rappresenta una biblioteca di 50 mq con gli scaffali completamente vuoti.

Raggiunte Friedrichstrasse, fate un giro tra i negozi di questa via e raggiungete quella che le guide definiscono la piazza più bella e spaziosa di Berlino: Gendarmenmarkt. La piazza è famosa per i tre inconfondibili edifici – il Deutscher Dom (duomo tedesco), il Französischer Dom (duomo francese) e la Konzerthaus (sala dei concerti), che formano un trittico architettonico molto particolare. Le due cattedrali sono sormontate da due grandi cupole, realizzate nel 1785 dall’architetto Carl von Gontard con lo scopo di valorizzare ulteriormente le due chiese.  La piazza risale al 1700 e fu voluta dal Principe elettore di Brandeburgo Federico III, poi Federico I, che immaginò proprio qui il cuore di Friedrichstadt, un nuovo quartiere di Berlino. Qui erano stati accolti gli ugonotti cui era stato garantito asilo, con l’editto di Potsdam del 1685, dopo la loro espulsione dalla Francia. La piazza prende infatti il nome dal termine francese “gens d’armes” (gendarmi), un reggimento prussiano formato da soldati ugonotti.

Alla fine della strada troverete il Check Point Charlie, uno dei più noti punti di passaggio negli anni della guerra fredda, insieme al ponte di Glienicker (Glienicker Brücke). Qui campeggiava il cartello – in inglese, russo, francese e tedesco – che è stato il simbolo della divisione di Berlino e un monito per chiunque volesse avventurarsi al di là del Muro: you are now leaving the american sector – state lasciando il settore americano. Se oggi Checkpoint Charlie è ancora un’icona della divisione politica e del significato stesso del concetto di “confine”, fino alla caduta del muro ha rappresentato il punto di passaggio tra due realtà: l’Ovest e l’Est. La guardiola di legno dalla quale erano obbligati a passare i visitatori diretti al Settore Russo (Berlino est) è stata abbattuta. La ricostruzione comprende una guardiola americana e una copia della segnaletica di confine. Le strutture originali sono invece conservate all’Allierten Museum, nel quartiere di Dahlem, dove sono anche esposte le pietre che segnavano la linea di confine e la toccante fotografia di Frank Thiel che mostra un soldato americano e uno sovietico. Altri oggetti d’epoca sono raccolti poco lontano, presso il Café Adler (aquila), un tempo punto d’ìncontro per giornalisti, spie e informatori. Storicamente, il luogo è importante perché dal 1961 al 1990 è stato il principale punto di passaggio di diplomatici, giornalisti e visitatori stranieri, autorizzati con visti giornalieri ad accedere a Berlino est, dopo aver scambiato i marchi tedeschi con la valuta dell’est, a un tasso di 1 a 1. Qui, nell’ottobre del 1961, si fronteggiarono i carri armati americani di Kennedy e quelli sovietici di Krusciov, in un momento di tensione che avrebbe potuto preludere a un nuovo conflitto mondiale.

Svoltate a sinistra e prendete Zimmerstrasse, dove troverete la Topographie de terrors, una mostra fotografica dedicata al muro e il Martin Gopius Bau. Svoltate quindi a destra su Stresemanstrasse per poi girare in una piccola strada sulla destra, dove in fondo è rimasta l’ultima torre di guardia.

Ritornate quindi sulla via maestra dove avrete di fronte la piazza più moderna della città: Potsdamer PlatzSi tratta di una zona costituita da tre aree: Daimler City, o Area Daimler Chrysler (1998), Sony Center (2000) e Besheim Centre (2004), che hanno letteralmente reinventato un terreno desolato dove fino al 1989 il Muro separava Berlino Est da Berlino Ovest. La sfida è stata quella di ricostruire il cuore della Berlino post-Guerra Fredda e in questo modo trasformare una landa sabbiosa nel centro vitale della capitale della nuova Germania unita. Data l’importanza del progetto, il risultato sarebbe diventato una sorta di “dichiarazione” dei principi fondamentali dell’urbanistica di fine 20° secolo.

Proseguendo in Eberstrasse, sulla sinistra troverete il memoriale delle vittime dell’Olocausto, momumento costituito da blocchi di cemento. Gli 800 metri quadrati  del centro informazioni sono il complemento all’opera monumentale. Qui è raccolta documentazione riguardante persone e famiglie vittime dell’olocausto,  con testimonianze autentiche e dati che permettono di comprendere il genocidio. Il Centro è una sorta di punto di riferimento per tutti i luoghi della memoria che si trovano sul territorio tedesco, come ad esempio l’iniziativa degli Stolpersteine (letteralmente “pietre per inciampare”): targhe commemorative d’ottone poste sul selciato di fronte alle case che furono l’ultimo domicilio degli ebrei deportati.

In fondo alla strada sarà facile notare la porta di Brandeburgo, il simbolo di Berlino.  Dopo la riunificazione della Germania seguita alla caduta del Muro di Berlino (1989), la Porta di Brandeburgo è diventato il simbolo della Nuova Berlino unita. Il 22 dicembre 1989 la Porta è stata ufficialmente riaperta e 100 mila persone hanno affollato tutto lo spazio circostante per festeggiare l’evento. Progettata da Carl Gotthard Langhans e ispirata ai propilei dell’Acropoli di Atene, la Porta è stata eretta tra il 1788 e il 1791. Unica tuttora esistente, e la più maestosa, tra le originarie 18 porte della città, secondo il desiderio del sovrano prussiano Federico Guglielmo II avrebbe dovuto valorizzare il percorso verso il viale di Unter den Linden. Sulla porta si erge la Quadriga, imponente scultura (1793) di Johann Gottfried Schadow che raffigura la Vittoria alata e che è visibile anche a grande distanza. Nel 1806, all’epoca delle guerre franco-prussiane, la scultura fu fatta prelevare da Napoleone e portata a Parigi come bottino di guerra, per poi tornare trionfalmente a Berlino nel 1814. Nel corso della Seconda guerra mondiale l’edificio fu danneggiato dai bombardamenti, ma non distrutto.

Proseguite verso il Reichstag, il palazzo che ospita il Bundestag (parlamento federale). La prima pietra del Reichstag, l’edificio destinato a ospitare il parlamento dell’impero, è stata posata nel 1884, dopo il conseguimento dell’unità nazionale e la nascita dell’Impero Tedesco, o Reich (1871). Sotto lo sguardo attento del Kaiser Guglielmo II di Prussia, Paul Wallot – che nel 1882 si era aggiudicato il concorso per la realizzazione dell’edificio – diede forma a un edificio che univa motivi rinascimentali e classici, come la facciata con avancorpo e colonnato e la moderna cupola in vetro e acciaio.

Per osservare i palazzi di nuova costruzione che “decorano” il lungo fiume attraversate la strada e recatevi nei pressi delle installazioni naturali create in memoria delle vittime del muro. Accanto all’angolo nord-est del Reichstag, il Gedenkstätte Weisse Kreuze (Memoriale delle croci bianche) è un’opera costituita di sette croci bianche infisse proprio dove il Muro finiva nel fiume Sprea. Oltre il fiume, nei sotterranei della MarieElisabeth-Lüders-Haus, l’artista e attivista ambientalista Ben Wagin ha creato un’installazione raccogliendo alcuni frammenti originali del Muro, ognuno dipinto con una data e il numero delle persone uccise in quell’anno presso quella tragica barriera.

I siti del muro non finiscono qui. Perché con i messi potete raggiungere Bernauerstrasse dove si trova il Gedenkstätte Berliner Mauer, il memoriale del muro di Berlino. Il monumento è stato creato nel 1998 dalla Repubblica Federale Tedesca e dallo stato federale di Berlino. Comprende la Cappella della Conciliazione, il Centro di Documentazione del Muro di Berlino, una sezione di 60 m del muro, una finestra del ricordo e un centro visitatori.

Sempre con i mezzi conviene raggiungere Bornholmer Strasse, per visitare Platz des 9. November 1989. La piazza è delimitata da un segmento ancora rimasto delMuro posteriore che delimitava il punto di passaggio al tracciato del confine. Un asse temporale nella pavimentazione evoca le fasi della giornata della caduta del muro. A testimonianza sono presenti pezzi di muro e una mostra fotografica.

Ma Berlino non è solo la città dell’architettura e dei palazzi, è anche la città con un grande polmone verde, lo stesso dove ogni anno parte e si conclude la maratona. Con la superficie di 342 ettari, è il più esteso spazio verde del centro della città. È attraversato in direzione Est-Ovest da una grande arteria rettilinea, la Strasse des 17. Juni, che parte dalla Porta di Brandeburgo. Questo asse è interrotto dalla Großer Stern (“Grande Stella”), una piazza circolare al cui centro sorge la Siegessäule (“Colonna della Vittoria”), e dove si incrociano tre grosse arterie cittadine. Il parco è in gran parte coperto da bosco di latifoglie e qualche conifera. È attraversato oltre ai corsi da molti sentieri pedonali o ciclabili, e al suo interno si trovano molti prati e laghetti. Così come monumenti, quello dedicato alle vittime rom e sinti, e il  Sowjetisches Ehrenmal (“Memoriale per i soldati sovietici”). Inaugurato il 7 novembre 1945, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione Russa, il monumento serve per commemorare i soldati sovietici caduti durante la battaglia di Berlino. La colonna è stata progettata da Nicolai W. Sergijewski.

In fondo alla strada si erge la Colonna della vittoria. Eretta come simbolo della vittoria militare prussiana nel 19° secolo, è diventata una postazione panoramica per i turisti e un emblema caro alla comunità gay, tanto che il periodico gay di Berlino si chiama, appunto, Siegessäule e qui culminano le celebrazioni della Techno Love Parade e del Christopher Street Day. Questo, infine, è il luogo, alternativo alla Porta di Brandeburgo, scelto da Barack Obama il 24 luglio 2008 per rivolgere il suo discorso a un pubblico di 200,000 berlinesi.

Appena fuori dal parco c’è una delle residenze del presidente della Repubblica: il palazzo Bellevue. Il palazzo è stato terminato nel 1786 per il fratello minore di Federico II di Prussia, su progetto dell’architetto Philipp Daniel Boumann, come residenza estiva. Il progetto incluse anche parti di un edificio preesistente. È il primo edificio in stile neoclassico costruito in Germania ed è composto da una struttura centrale con 19 ordini di finestre, con due ali laterali denominate rispettivamente: Damenflügel (ala delle signore) e Spreeflügel (ala della Sprea). Il corpo centrale del castello presenta sulla facciata delle colonne in stile corinzio.

La parte meridionale del parco è occupata dallo zoo di Berlino, con le sue 1400 specie animali, per un totale di quasi 14,000 esemplari. Il Zoologischer Garten – il primo zoo realizzato in Germania – è stato fondato nel 1844 su iniziativa degli zoologi Alexander von Humboldt e Martin Lichtenstein. Alla sua realizzazione, sotto Federico Guglielmo IV di Prussia, lavorarono Martin Lichtenstein e Peter Joseph Lennè, che aveva rivisto il progetto del Tiergarten destinando al giardino zoologico la sua estremità sud-occidentale, dove dal 1742 erano stati allevati i fagiani per le cucine reali. Lo zoo privato della famiglia reale si trovava invece sulla Pfaueninsel (isola dei fagiani), oggi raggiungibile con piccoli traghetti e dove i fagiani vivono ancora.

Nei pressi dello zoo si erge il Dente cariato, ovvero il Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche.  È un monumento che celebra la pace e la riconciliazione. Le rovine originali della torre occidentale sono ciò che rimane della chiesa antica, andata distrutta con i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, insieme a tutti gli altri edifici antichi della piazza. La torre è immediatamente riconoscibile in Breitscheidplatz, all’inizio del trafficato quartiere commerciale che comprende la Tauentzienstrasse e la Ku’damm. Eretta negli anni 1891-95 in stile neoromanico, su il progetto di Franz Schwechten, in memoria del Kaiser Guglielmo I, imperatore tedesco e re di Prussia (1861-1888), la chiesa è stata gravemente danneggiata dai bombardamenti il 23 dicembre 1943 e poi quasi interamente distrutta nel corso dei raid aerei del 1945. Nella Gedenkhalle (una sorta di museo-memoriale all’interno della chiesa) sono esposte fotografie sulla cattedrale e i suoi dintorni, scattate prima e dopo la guerra. A queste si aggiungono interessanti esposizioni di antichi oggetti liturgici e mosaici.

Il tour termina nella zona di Kurfürstendamm, dove tra negozi e ristoranti sarà possibile passare ore di divertimento e relax.

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