Il fascino senza tempo delle saline siciliane. Alla scoperta della laguna dello Stagnone e della riserva di Paceco

Mulini, distese di sale, le antiche vie del sale. Le saline della  Riserva della laguna dello Stagnone di Marsala sono governate dalla policromia. Si passa dal bianco dei cumuli di salgemma, si passa al blu intenso che colora i chilometri dell’antica via del sale, e si ferma al color oro dei mulino a venti che resistono da decenni all’incedere del tempo.

A questi colori si aggiunge poi il rosa e il rosso, i colori del tramonto che tingono edifici, mulini e barche di atmosfere calde. Le saline si trovano a pochi chilometri a nord da Marsala, cittadina diventata famosa per il vino liquoroso esportato in tutto il mondo e per lo sbarco dei garibaldini. Qui, a pochi chilometri da Palermo, il mare disegna una laguna chiamata dello “Stagnone” che,  chiusa nell’abbraccio della costa siciliana e delle isole Schola Mozia, isola Lunga, e Santa Maria, è meta di decine di turisti.

Importante luogo strategico fin dalla colonizzazione dei fenici, questo lembo di terra è cambiato per l’ultima volta nel XV secolo durante la dominazione spagnola. Sono stati infatti i cugini spagnoli a decidere di costruire i grandi che sono stati fin da subito adibiti al pompaggio dell’acqua e la macinazione del sale. Attività ha quindi creato un paesaggio unico nel suo genere.

La laguna, la più estesa della Sicilia è, fin dal 1984, una Riserva Naturale Orientata che si estende, nel mare, nel tratto compreso tra Punta Alga e Capo S. Teodoro. E caratterizzata da acque basse molto salate, cosa che ha favorito il sorgere di numerose saline sia sulla costa che sull’isola Longa, una volta la principale attività dell’isola, oggi in disuso.

La laguna comprende quattro isole: l’isola Longa, la più grande. Santa Maria, coperta di vegetazione. San Pantaleo, la più importante, e Schola, si tratta di un isolotto con casolari scoperchiati che gli conferiscono un’aria di suggestiva decadenza.

Da qui inizia la  via del sale, un percorso di 29 chilometri che collega Trapani e Marsala lungo la strada provinciale 21.  Lungo la strada potrete osservare le saline, i mulini a vento. In un unico collegamento che vi porterà vi un giorno intero se dovesse decidere di visitare l’antica isola di Mothia.

Fate un salto nella Riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco che,  istituita nel 1995, si estende per quasi 1000 ettari nel territorio dei comuni di Trapani e Paceco. La riserva, all’interno della quale si esercita l’antica attività di estrazione del sale, è una importante zona umida che offre riparo a numerose specie di uccelli migratori. Per la sua importanza oggi è  gestita dal WWF Italia. La Riserva comprende una fascia costiera estesa quasi mille ettari, suddivisi in zona A di Riserva (707 ha) e zona B di Pre-Riserva (278,75 ha). Gran parte della Riserva è costituita da saline di proprietà privata, in cui ancora oggi viene  praticata l’estrazione del sale secondo le tecniche tradizionali in uso da secoli.

Di origine fenicia, il geografo arabo al-Idrīsī documenta la presenza delle saline già nel periodo della dominazione normanna in Sicilia.  Dopo secoli di “battaglie” interne per la nazionalizzazione e la privatizzazione delle saline, la zona ha avuto una fase di sviluppo, proprio a seguito dell’istituzione della riserva.  E non solo, perché l’area nel 2011 ha ottenuto il riconoscimento di zona umida Ramsar, con decreto del Ministero dell’ambiente

La produzione del sale è in costante aumento: dalla istituzione della Riserva ad oggi è passata da circa 50.000 a circa 80.000 tonnellate/anno, ed è in corso di istituzione anche una nuova salina.  Oltre a quelle che fanno capo alla Sosalt, ci sono: Salinagrande (la più antica di Trapani), la salina Galia Teresina, la salina Culcasi, la salina Calcara (intorno all’Isolotto della Calcara), la salina Galia.

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