Lampedusa: viaggio tra mare, spiagge e natura

È il sud del sud. Più a meridione dell’Italia e della stessa Europa. E lei, la regina delle isole, che incastona tra le proprie coste pezzi di paradiso terrestre, regala natura incontaminata e acqua cristallina. Lampedusa si candida a diventare la regina delle isole e non solo dell’arcipelago delle Pelagie, ma degli interi agglomerati del Mediterraneo.

L’isola scelta da Domenico Modugno, Barbara Berlusconi, Claudio Baglioni, Massimo Ciavarro, ospita vip che hanno deciso di acquistare una casa per passare lunghi periodi a contatto con il mare, il vento e l’aspetto selvaggio che la parte settentrionale dell’isola regala. Con loro anche gente normale, giovani che sul continente hanno vissuto con gli occhi incollati all’orologio e sempre di fretta. Così la terra della lentezza è diventata la terra di Fabio, un 20enne che ha abbandonato i palazzi di Milano per trasferirsi a Lampedusa. Qui ha lanciato il concept  Mi♥Lamp Shop “registra la frase con il suo slancio di amore per Lampedusa ed apre una start up”. Come scrive sul suo sito: https://www.lasciotuttoscappoa.com/. Dopo qualche anno conosce Manuela che scappa da Modena per buttarsi nelle acque cristalline di questo piccolo pezzo di Paradiso.

E la decisione non sorprende, perché Lampedusa entra nel cuore e nell’anima. Si infila nella testa e si appiccica ai pensieri e ai ricordi. Il merito è dell’accoglienza dei lampedusani che riescono a farti sentire a casa, nonostante i km di distanza dal continente; della cucina che offre sapori e specialità capaci di far sciogliere anche i palati più esigenti, delle spiagge che sanno “accogliere”. Qui a 205 km da Agrigento, 167 km dalla Tunisia e 220 km da Malta, il sole abbraccia ogni singolo turista e lo porta per mano nelle acque limpide in cui le diverse  tonalità di azzurro e blu si fondono e si confondono.

L’isola, che fa parte delle Pelagie con Linosa  e Lampione,  è per la maggior parte desertica. Qui crescono solo piante di capperi ed alcune specie endemiche maghrebine che sopravvivono a fatica tra le rocce  battute dal vento perenne.  All’interno dell’isola ci sono anche piccole porzioni di macchia mediterranea, che raccontano il passato di Lampedusa. E resistono nei valloni e nella zona più occidentale dell’isola, dove cis i può imbattere in un bosco di olivastri e dove è  ancora vivo il passato rigoglioso di un’isola depredata negli anni. La storia di Lampedusa è infatti legata alle azioni di coloni, per la maggior parte contadini che,  nella metà dell’800, sono approdati sull’isola e hanno avviato una serie di opere per renderla un terreno agricolo.

Una volta arrivati sull’isola affittate un mezzo, grazie al quale potrete fare il giro. Che sia scooter, bicicletta o auto, non importa. Dirigetevi al Faro di Capo Grecale che troneggia  sulla parte orientale di Lampedusa, nella zona di Cala Creta. Se volete fare un aperitivo alla luce del tramonto andate all’Oscia, o al 35 parallelo. Per arrivare percorrerete la strada panoramica. Qui, lungo l’arteria potrete ammirare i paesaggi che metro dopo metro cambiano. Si passa infatti dalle acque color turchese di Cala Creta al blu profondo della costa settentrionale, dove si trova il punto più alto: l’albero Sole con i suoi 133 metri di altezza.  

Se amate nuotare e fare snorkeling fate un salto a Cala Greca, zona poco frequentata ma immersa in una zona ricca di ristoranti e bungalow a forma di dammusi. Qualche metro più in là c’è Mare Morto, una cala rocciosa dove lo snorkeling è dei migliori. Anche Cala Pisana (vicino al centro ed all’aeroporto) è perfetta per lo snorkeling. Si raggiunge anche con un breve trekking, oppure in bicicletta, da Cala Francese e percorrendo la scogliera.

Richiede maggiore impegno e più tempo invece Cala pulcino, raggiungibile con una camminata tra rocce e natura di circa 40 minuti. Il sentiero parte da una zona di ulivi vicino Casa Teresa e scende in uno stretto canyon completamente verde. Si cammina su un tappeto di foglioline grasse accolti da odori amplificati dal vento che soffia nel vallone e dalla sensazione di vedere tanto verde tutto insieme, per la prima volta a Lampedusa. Il trekking dura una quarantina di minuti ed è adatto a tutti.

Qui si trova il Dammuso Casa Teresa, una sorta di museo che, partendo dai resti di un dammuso di fine ‘800 ne ricostruisce gli ambienti e racconta la vita agricola nel dammuso lampedusano. Si tratta di una struttura realizzata con mura a secco e una copertura a cupola. Gli ambienti erano di solito separati ed accessibili solo dall’esterno. Il sistema di isolamento termico e quello per l’approvvigionamento di acqua piovana ne fanno un precursore dell’attuale architettura sostenibile.

La spiaggia più famosa dell’isola è senza dubbio la spiaggia dei conigli.  Un lungo sentiero acciottolato porta giù alla spiaggia. Dall’alto la vista sull’arenile bianco ed il mare celeste comprende la curiosa forma dell’isola dei Conigli (di fronte alla spiaggia) ed i rilievi brulli che riparano la spiaggia a destra. Qui si riproduce la tartaruga Caretta-Caretta, l’intera area è infatti  sorvegliata dai volontari di Legambiente che garantiscono che una parte della spiaggia non sia occupata dai bagnanti, nonché la chiusura assoluta nelle ore notturne. Qui non troverete chioschi, quindi passate in paese dal “marsalisi”, una piccola bottega in cui Carmelo e Laura vi accoglieranno come un parente. Qui potrete trovare frutta e verdura di primo ordine da poter spiluccare in spiaggia. Lì vicino si trova il bar dell’amicizia dove potrete inizia la giornata con un’ottima granita.

Accanto all’isola dei Conigli si trova la Tabaccara. Un sentiero visibile dalla strada attraversa il vallone. Arrivati all’estremo sul mare la vista sull’Isola dei Conigli è magnifica. Il consiglio è di raggiungerla in barca, da dove vi potrete tuffare  in uno dei mari più azzurri di Lampedusa, un posto ideale per fare snorkeling ed immersioni.  Prenotate un giro al porto, possibilmente con Peppino che, a bordo della sua imbarcazione, vi porterà alla scoperte dei posti più suggestivi dell’isola.

Sulla costa di Lampedusa che va dalla Tabaccara al porto ci sono alcune delle cale più belle. Sono tutte segnalate sulla strada principale. Cala Madonna è una cala stretta e facilmente raggiungibile. In un passato lontano era attracco sicuro delle navi che facevano sosta a Lampedusa e si rifornivano di acqua da una cisterna poco lontana.

Non molto lontano dalla cala si trova il Santuario della Madonna di Porto Salvo, edificato dove un tempo sorgeva la grotta di un eremita, diventato famoso per la capacità di accogliere cristiani e musulmani e venerare immagini sacre diverse a seconda degli ospiti di turno.

Sempre in zona si trova la spiaggia adatta alle famiglie con bambini: la Guitgia.  Si trova ancora nel centro abitato ed a pochi metri dal porto di Lampedusa. Nonostante questo ha un mare che è forse tra i più belli dell’isola, particolarmente celeste e pulito. Ovviamente in piena estate è una delle spiagge più affollate dell’isola.

Misura invece quasi cinque metri di altezza e tre metri di larghezza, il monumento realizzato in ceramica refrattaria e ferro zincato che, inaugurato il 28 giugno 2008, è dedicato alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare. È la “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa” realizzata da Mimmo Paladino che si erge a pochi passi dall’aeroporto e sul promontorio un tempo occupato da un bunker tedesco per la II Guerra mondiale.  La porta si ispira alla drammatica vicenda delle migliaia di migranti che, affrontando incredibili avversità, tentano -troppo spesso invano- di raggiungere l’Europa alla disperata ricerca di un destino migliore.

Fate poi una visita al Centro Soccorso per le tartarughe. Ogni anno la struttura ospita circa cento tartarughe marine: la maggior parte viene accidentalmente catturata con gli ami e con le reti, e arriva nel piccolo ospedale grazie alla collaborazione dei pescatori. Il Centro Soccorso vive grazie all’impegno di volontari, italiani e stranieri che, soprattutto nei mesi estivi, aiutano il personale presente nelle attività di monitoraggio, recupero, cura e marcatura delle tartarughe marine e nella informazione e sensibilizzazione dei turisti che ogni anno visitano l’isola. Lampedusa è anche la terra della libertà. Non a caso qui è facile incrociare tra le viuzze del centro diverse mehari colorate. La marca utilizzata da Giancarlo Siani. La Citroen Mehari, nata nel 1968, è stata pensata come auto per il tempo libero. La storia ha inizio quando un nobile ha deciso di smontare una 2CV per ricostruirla come veicolo da tempo libero. Il mezzo, così trasformato, è piaciuto così tanto alla casa produttrice che ha deciso di lanciare il modello sul mercato. La Mehari, conosciuta anche come spiaggina perché capace di affrontare anche sentieri sterrati e pieni di sabbia, è stata presentata alla stampa il 16 maggio. All’interno di un campo da golf e in una cittadina della Normandia. La presentazione al pubblico + invece avvenuta al Salone di Parigi del 1968. Il modello arriva a Lampedusa intorno agli anni ’80, nel periodo in cui l’isola è stata presa d’assalto dai  primi turisti.

Eppure la piccola Lampedusa vive e convive con l’offesa che italiani ed europei le hanno attaccato: quella cioè di essere un’isola razzista. Perché qui tra le cale e le spiagge più invidiate del continente si trova un hotspot, uno dei centri utilizzati per gestire l’arrivo in Italia dei cittadini stranieri che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale, almeno stando al piano del ministero dell’Interno. La stessa struttura diventata famosa dopo il braccio di ferro tra la capitana Carola Rackete e l’ormai ex ministro dell’interno Matteo Salvini. Qui i seimila abitanti, suddivisi tra la più popolosa Lampedusa e la piccola Linosa, convivono con una manciata di migranti. Circa 200, il doppio della capienza prevista dal piano dell’Interno. La stessa struttura chiusa temporaneamente il 13 marzo 2018, quando  il ministero dell’interno ha deciso di chiudere l’hotspot con un “progressivo e veloce svuotamento”. Il tutto per avviare i lavori di ristrutturazione.

Le condizioni del centro sono finite sotto la lente di ingrandimento dopo il suicidio di un ragazzo tunisino di 30 anni.  Lui, ospite del centro, ha deciso di farla finita e contestualmente  il garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma ha visitato la struttura e ha rilasciato dichiarazioni molto dure sulle condizioni. Il 6 e 7 marzo gli avvocati dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), gli attivisti dell’associazione Cild e quelli di IndieWatch hanno fatto un sopralluogo e hanno segnalato numerose violazioni dei diritti umani.

L’8 marzo dello stesso anno il centro è stato il palcoscenico di una protesta, poi repressa dalla polizia. E quando una bambina di otto anni è stata colpita dai manganelli degli agenti, un gruppo di migranti ha incendiato un padiglione. Quattro tunisini sono stati arrestati per il rogo e solo dopo questo episodio il ministero ha deciso di chiudere temporaneamente il centro, anche se gli attivisti hanno sollevato diversi dubbi sull’effettiva chiusura in vista di nuovi arrivi.

Poi la riapertura con circa 100 posti. Lampedusa è da sempre epicentro di sbarchi e centro di accoglienza. Tuttavia il sindaco Totò Martello ha lanciato l’allarme. E ha chiesto aiuto alle istituzioni nazionali: “Dopo i recenti sbarchi a Lampedusa, nel Centro di accoglienza ci sono adesso circa 240 persone, più del doppio di quelle che potrebbe ospitare – si legge nel comunicato del sindaco diffuso da ItalPress – Chiedo dunque alle istituzioni che lo gestiscono di provvedere al più presto al trasferimento degli ospiti in eccedenza”, ha scritto lo scorso 3 settembre, dopo l’arrivo di un barchino finito sugli scogli dell’isola.

Il primo cittadino  lamenta il senso di isolamento e di insofferenza, e scrive che Lampedusa si sente alla stregua di un piccolo scoglio che deve però farsi carico di problemi di rango nazionale ed internazionale: “Lampedusa non può sostenere da sola il peso degli sbarchi – sostiene infatti il primo cittadino delle Pelagie – l’emarginazione voluta dal Governo rischia di scaricare tensioni sulla nostra comunità”. Lui uomo di sinistra si è opposto alla linea del primo governo Conte, ma ha chiesto e continua a chiedere aiuti per sostenere l’emergenza. Che in soldoni si quantifica nel numero di ospiti trasferiti in Sicilia o sul continente.

Lo scorso 30 agosto il sindaco ha denunciato l’assenza dell’apparecchio per rilevare le impronte digitali.  Apparecchio che sarebbe dovuto essere attivo nel centro, ma che invece era rotto. Ha quindi posto l’accento sulle condizioni dei migranti che, per una regola scritta,  non possono uscire senza che ne venga accertata l’identità tramite lo strumento non funzionante. Succede che, ancora in base alle regole, è vietato uscire dall’hotspot. Sempre in base alle regole, non si può tenere gli “ospiti” chiusi più di 48 ore ma, ma nessuno ha contato i giorni in cui i migranti sono schiusi nella struttura.

Il senatore del gruppo misto Gregorio De Falco, che ha effettuato un’ispezione nella struttura, ha parlato di situazione esplosiva e “insostenibile”. Perché nell’hotspot  i kit per l’igiene scarseggiano, i telefoni pubblici sono guasti, i pasti vengono consumati all’aperto perché mancano zone destinate alla mensa. E oggi sulla struttura pende  un’inchiesta della procura di Agrigento fatta riaprire a maggio scorso dalla gip di Roma.

E in questo agglomerato di case colorate e vecchi Dammusi, il problema più sentito dagli isolani non è di certo il numero di migranti. Uomini, donne e minori che sono veri e propri fantasmi, perché spesso si confondono con la marea di gente che ogni giorno invade via Roma, l’arteria principale dell’isola. Qui a pochi passi dal porto gli ospiti dell’hotspot sono un numero esiguo, così basso da non influire sulla sicurezza.  Anche se l’isola è presidiata dalle forze dell’ordine. Lampedusa, che accoglie dalla notte dei tempi, è sempre in prima linea. Così come i lampedusani spesso impegnati in operazioni di salvataggio sulle spiagge sabbiose dell’isola. Azioni che non fanno altro che ribadire lo spirito di accoglienza che accompagna ogni singolo individuo.

I problemi più sentiti dai lampedusani sono allora l’assenza di una sanità che non faccia a pugni con i giorni della settimana; i trasporti che si reggono su voli da e per Palermo, su una nave che impiega 12 ore per raggiungere le coste di Agrigento e su una rete di strade che sembra aver vissuto la prima e la seconda guerra mondiale;  le strutture fatiscenti in pieno centro che un tempo ospitavano i ragazzi delle scuole. Oggi esistono altre scuole, come le primarie che ogni anno accolgono circa 70 bambini suddivisi in tre sezioni. E mentre i piccoli apprendono l’italiano e la matematica, la struttura fantasma si staglia sulle case intorno a via Roma.

E mentre frotte di turisti invadono l’isola a bordo di mehari, i residenti sono costretti a convivere con le ceneri di una discarica in cui secondo gli inquirenti e le associazioni ambientaliste venivano stoccati in modo non corretto materassi, montagne di rifiuti vegetali, ingombranti. La stessa discarica che lo scorso 12 giungo è stata interessata da un incendio doloso, lì, proprio dove i carabinieri forestali di Agrigento avevano messo i sigilli. Ma dopo il sequestro la discarica non è mai stata bonificata. E la Procura di Agrigento, che ha aperto un’inchiesta per ora contro ignoti, ipotizza la violazione dei sigilli e scrive che, con molta probabilità, l’incendio sarebbe stato appiccato per “cancellare eventuali prove di oggetti gettati nella discarica”.

Nell’isola di Cala pulcino e della spiaggia dei conigli le donne devono convivere con un’amara realtà: qui è proibito far nascere bambini. I piccoli nascono ad Agrigento o più frequentemente a Palermo, dove le mamme si devono trasferire con largo anticipo. E se c’è un’emergenza l’unica strada è quella aerea, a bordo dell’elisoccorso. Perché Lampedusa è sprovvista di un punto nascite. A pochi è garantito il privilegio di un piccolo rimborso per il trasferimento. I lampedusani nascono ovunque ci sia una comunità di emigranti: Ancona, Anzio, Milano, Torino, Rimini. E i parti sono tanti, basti pensare che su 6mila residenti invernali (d’estate diventano 20 mila), circa 900 bambini sono in età scolare. Il poliambulatorio presenta solo un reparto di emergenza. E il 118. Per le altre specialità, i residenti devono attendere il giorno giusto della settimana, perché gli specialisti visitano solo in alcuni giorni, oppure pagando un esterno che in alcuni casi visita fuori dall’isola. Le mamme e le donne hanno quindi avviato una raccolta firme per chiedere un pediatra fisso. Peccato che su seimila persone residenti soltanto 1200 cittadini abbiano deciso di firmare la petizione.

Ma nonostante tutto i lampedusani amano la propria isola. Ritornano sempre. C’è un legame sottile che unisce le persone con l’isola. Quel legame che riporta sulle sponde di Lampedusa ogni ragazzo, ogni uomo e ogni donna. La capitale (in)visibile del Mediterraneo, che diventa visibile soltanto in tempo di crisi, è fatta di persone semplici che si arrangiano con dignità anche nelle situazioni estreme e che sono capaci di regalare quanto amano e possiedono.

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