Un tuffo nel blu. In giro per Favignana e Levanzo

Sono incastonate tra acque cristalline e le saline. Ospitano una ricca e variegata flora e fauna marina, in un’Area Marina Protetta costituita da poco. Sono le Isole Egadi, la più grande riserva marina d’Europa, che risiede a poche miglia da Trapani e regalano splendidi panorami all’estremità occidentale della Sicilia.

L’arcipelago, che è composto da Favignana, Levanzo, Marettimo, l’isolotto di Formica e lo scoglio di Maraone, sono perfette per gli amanti del mare e dello snorkeling, ma anche della natura incontaminata che si può incontrare sulle stesse isole dove, non mancano piante endemiche con proprietà officinali, mentre dal punto faunistico rivestono rilevante importanza gli uccelli.

Leggenda vuole che il dio Elios inviasse il suo gregge sull’isola di Trinacria, affidandolo alla custodia delle due figlie: le pastorelle Fauetusa e Lampatia, nate da suo amplesso con la giovane Neerea. Così i nomi delle isole Egadi prenderebbero origine dai due nomi delle pastorella e dalla loro madre: Auegusa – Favignana (Foetusa), Pharbantia – Levanzo (Lampatia) e Hiera – Marettimo (Neerea). Leggenda, quella che parla della bellezza delle piccole pastorelle, che si ritrova tra le bellezze delle isole. Con questo post scopriremo le meraviglie che si celano a Favignana e Levanzo.

Favignana, “la grande farfalla sul mare” così come venne definita dal pittore Salvatore Fiume negli anni ’70, è il capoluogo e l’isola maggiore dell’arcipelago delle Egadi. L’isola era conosciuta nell’antichità con vari nomi come Aponiana, Katria, Gilia, Aegusa in latino o Auegusa (dal greco “isola delle capre” per la loro abbondante presenza sull’isola). Ma viene ricordata da Plinio, Polibio, Nepoziano, l’anonimo Ravennate e dai geografi arabi, come Djazirat ‘ar Rahib (“isola del monaco o del romito”, per via del castello che si erge sulla sommità dell’isola, in cui avrebbe vissuto, per l’appunto, un monaco). Il nome attuale di Favignana risale al Medioevo e deriverebbe dal nome del vento Favonio proveniente da Ovest.

Sembra sul punto di spiccare il volo Favignana, proprio per la  sua forma, quella cioè di una farfalla con le ali spiegate divisa in due parti dal colle di Santa Caterina, che con i suoi 300 metri  è il punto più alto. Sul quale sorge il piccolo castello.

Gli amanti del mare possono godere delle spiagge e delle numerose grotte presenti sull’isola. Ma le acque limpide riescono a location in grado di soddisfare i gusti di tutti. Dalle aree con sabbia fine e dorata come Cala Azzurra, Lido Burrone, i Calamoni, alle calette di sabbia e ciottoli localizzate nella zona di Punta Lunga, del Preveto, dei Faraglioni e Punta sottile, da cui si godono tramonti mozzafiato di rara bellezza in cui il cielo si tinge di colori meravigliosi.

Cala Rossa è la spiaggia che incontra i gusto di tutti. E questo grazie alla presenza delle rocce e della sabbia. E l’acqua che abbraccia tutte le sfumature del blu. Per chi ama tuffarsi Favignana offre: Grotta Perciata, Punta Fanfalo o il Cavallo. Imperdibili sono poi le grotte marine, raggiungibili in barca, come ad esempio la Grotta dei Sospiri.

Buon cibo, acqua da spezzare il fiate, ma anche storia. Favignana offre infatti un grande esempio di archeologia industriale: l’ex-Stabilimento Florio, che ospita reperti di varie epoche storiche come la “fiasca del pellegrino” risalente al XV secolo contenente del vino e ritrovata nei pressi del Bue Marino, assieme a numerose anfore diverse per tipologia ed epoche

Fate poi una visita a palazzo Florio, al castello di Santa Caterina e San Giacomo di epoca normanna, le grotte e i siti di interesse archeologico come la Grotta della Stele, la Grotta del Pozzo, le grotte di ficarra II e III, la grotta dello stemma.

Nei pressi della cala di San Nicola si trova invece la zona archeologica per antonomasia dell’isola. Qui, a due passi dal mare, c’è  il “bagno delle donne”, un ninfeo di epoca romana,  e i resti di un impianto del pescato e di produzione del garum.

Molto particolari sono poi le cave di tufo, che se nel lontano passato hanno fornito le popolazioni indigene del materiale più importante per l’intera economia dell’isola, oggi sono una sorta di  cattedrali scavate da quelle che erano le sapienti mani di veri e propri “maestri” nell’estrazione del tufo chiamati “pirriaturi”.

Proprio di fronte lo specchio di mare di Favignana si trova Levanzo. La piccola isola, conosciuta nell’antichità con i nomi come Buccina, Forbantia e presso i geografi arabi col nome di Djazirat ‘al Yâbisah (“l’Arida”), è famosa per la presenza di numerose grotte, come quella trovata nei primi anni cinquanta da una giovane studiosa fiorentina. Lì, a pochi passi dal mare, la ragazza, ospite di un nobile, si è intrufolata in una vecchia tana per conigli e ha trovato pitture e incisioni del neolitico e del paleolitico.  La grotta è stata poi denominata del Genovese. Al suo interno  si trovano splendidi graffiti e pitture, alcune delle quali raffigurano animali, ma anche esseri umani in procinto di cacciare o danzare.  A testimonianza di un luogo importante dal punto di vista religioso, perché usato come templio per gli uomini che abitavano l’isola. Per visitare questa chicca ricordate di prenotare.

Il nome dell’isola deriverebbe  dalla metodologia di approvvigionamento idrico impiegato sull’isola, grazie al quale, facendo uso di una leva secolare applicata all’unico pozzo della spiaggia situato a Sud, da qui “leva in su”. Per un’altra ipotesi il nome dell’isola deriverebbe dalla parola “Laepantio”, nome che forse potrebbe trarre origine dal quello di un uomo di illustre stirpe che avrebbe avuto dominio sull’isola o dai marinai di Levanto.

La più piccola e riservata isola delle Egadi, offre spiaggette di sassi e sabbia localizzate lungo il sentiero che porta al Faraglione. Mentre la parte sud-est dell’isola è caratterizzata cale, raggiungibili sia da terra che da mare: Cala Fredda, contraddistinta da una spiaggia di sassi e un comodo scivolo, e la più selvaggia Cala Minnola. Per gli appassionati di immersioni, Levanzo offre un itinerario archeologico-subacqueo con la possibilità di visitare un relitto romano, al cui interno sono conservate circa 50 anfore vinarie e frammenti di vasellame di ceramica a vernice nera risalenti al I avanti Cristo.

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