In giro per l’Ortica, il museo a cielo aperto di Milano

Da quartiere “giardino” a polo operaio, fino a diventare un Museo a cielo aperto. È successo  al quartiere Ortica di Milano che, ricordato per i giardini e gli orti presenti in epoca medievale, e per le industrie arrivate dopo la costruzione dei binari per la linea Milano – Treviglio, offre sui propri muri la storia di Milano e della classe proletaria.

Nato come borgo agricolo nei pressi del fiume Lambro, il quartiere con i Comuni limitrofi di Cavriano e Lambrate è stato catapultato in una nuova era con la costruzione della ferrovia nella seconda metà dell’Ottocento. Grazie allo scalo e al deposito delle locomotive, Ortica è diventata una zona “isolata” rispetto al centro città, tanto da determinarne una particolare evoluzione.

Il quartiere ha cambiato la sua vocazione. Da agricolo è diventato industriale e per questo motivo i suoi abitanti hanno iniziato a organizzarsi in maniera autonoma, fino a creare una serie di cooperative ricreative, sociali ed edificatrici. Ancora oggi il senso di comunità degli abitanti dell’Ortica è molto forte. Grazie anche alla sua conformazione urbanistica fatta di piccole vie, palazzi bassi e piccoli negozi. Un luogo che è periferia, ma che ha un’anima unica.

Oggi Ortica rivive attraverso i disegni  del progetto Or.Me, Ortica memoria di OrticaNoodles che ha deciso di imprimere la storia del quartiere e della città di Milano sui muri delle strade battute dal bus 54 o tagliate dal tram 5. Ecco che i volti delle donne di Milano si mescolano a quelli degli intellettuali, mentre il concetto di integrazione si fonde con la legalità, il sentimento antifascista si intreccia alla storia del movimento dei lavoratori, mentre le personalità dello sport campeggiano nei pressi del centro Scarioni. Il tutto con la partecipazione attiva di volontari, scuole e associazioni. Tanto che si può, anzi si deve parlare di arte partecipata, attraverso i processi di co-creazione dei murales. In questa fase “i processi di preparazione dell’opera sono il clou dell’attività formativa, regalando esperienze indimenticabili di cittadinanza attiva”, come scritto sul sito del progetto.

La creazione si è inoltre avvalsa, e continua a farlo,  della collaborazione delle memorie storiche del quartiere, come la Camera del Lavoro della Città Metropolitana di Milano, lo Spi-cgil, Legacoop, Anpi, Aned e Fiap, Uisp, Fondazione Asilo Mariuccia, Arci Milano, e con le realtà del territorio quali teatro Martinitt, Cascinet, Vivirubattino, il https://giardinosanfaustino.com/ , la scuola di produzione musicale, filmica e animazione Sae e molte altre.

In un universo fatto di arte, partecipazione e cittadinanza attiva. A dimostrazione dello spirito unitario che anima l’intero quartiere. L’idea è partita dopo la creazione di murales sul cavalcavia Buccari, in un secondo momento è partito il progetto con la creazione del murales dedicato alla musica popolare, alla legalità. È in quel momento che l’idea di rifare il look ai muri dei palazzi attraverso la partecipazione attiva dei cittadini inizia a farsi largo.

Il collettivo, formato da Walter Contipelli “Wally” e Alessandra Montanari “Alita”, ha così messo la propria creatività al servizio del quartiere. L’obiettivo è quello di  realizzare 20 opere di arte urbana tra le più grandi mai realizzate in Italia. Un percorso nato per far resistere la memoria  di personaggi importanti dello scorso secolo e delle imprese che hanno fatto la storia.

Il progetto, che  è nato nel 2015 in occasione del 70esimo anniversario della liberazione dalla guerra, ha già realizzato 17 opere, che, dal cavalcavia Buccari fino all’Istituto Pasolini e al piccolo stadio Scarioni, rendono omaggio ai simboli del Novecento.

Il tour parte dal ponte ferroviario di via San Faustino. Qui si trovano Il muro della legalità e La musica popolare. Da una parte campeggiano i volti di Giorgio Ambrosoli, Walter Tobagi e Lea Garofalo, dall’altra Ornella Vanoni, Enzo Jannacci, Giorgo Gaber e Nanni Svampa.

Nel sottopasso lo spazio è occupato da Human – Il muro delle migrazioni, dove i visi dei bambini che oggi sbarcano sulle coste italiane si incrociano con i volti dei connazionali che, valigie in mano, partivano oltre oceano per trovare fortuna.  Il senso dell’opera è l’uguaglianza, come recita la frase “Siamo tutti umani”.

In via San Faustino 5 si trova il Muro della cooperazione dedicato al movimento cooperativo milanese. Qui campeggiano i volti della sezione di Cinisello della Società di miglioramento e resistenza tra i lavoranti muratori di Milano, come la foto storica scattata nel 1914.

In via Ortica il passato del quartiere, area ricca di orti e giardini, si fonde con la memoria del movimento dei lavoratori e delle lotte operaie che proprio a Milano hanno mosso i primi passi alla fine dell’800. 

Sul muro esterno del centro sportivo Scarioni si ripercorre invece la storia dello sport. Campeggiano i visi e le imprese di Gino Bartali, Pietro Mennea, Gino Mazzola, Sara Simeoni e Muhammed Alì. Poco più avanti vengono celebrate gli antifascisti perseguitati di ogni appartenenza ed ogni orientamento culturale, politico, sociale, religioso e di genere.

Il sottopasso di via Pitteri ospita invece la storia degli Alpini, impegnati in due guerre. Lungo la stessa via si trova la  rivisitazione del Duomo di Milano. Ecco che la grandezza della costruzione rivive nel murale  che “illumina” la periferia.

Mentre il teatro Martinitt lo scorso anno ha inaugurato Arena Milano Est uno spazio estivo da 800 posti (400 con le norme anti-Covid). Qui su 600 metri quadrati, campeggia “Il murale delle arti”, che omaggia 13 personalità della cultura come Eduardo De Filippo per il teatro, Federico Fellini per il cinema, Giovanna Botteri per il giornalismo.

L’ala dell’istituto tecnico Pasolini ospita invece l’opera dedicata alle donne che hanno fatto grande il ‘900. Qui scorrono le figure delle donne simbolo dell’emancipazione femminile, come Alda Merini, Camilla Cederna e Liliana Segre.

Racconta la musica e in particolare il rap il murale realizzato in via Corelli. Qui i colori omaggiano gli artisti rap e trap degli ultimi anni.

Un quartiere, quello dell’Ortiga, caro a diverse personalità milanese. Come Enzo Jannacci che, pur non abitando tra le piccole vie dell’area, era affezionato alla cultura popolare del posto. Le memorie storiche del quartiere raccontano i passaggi del cantautore al Gatto nero o al circolo culturale Cesare Pavese dove sono inoltre passati Dario Fo, Strelher, Parenti. Ma forse sono le parole di Nanni Svampa nella sua canzone “La Rita de l’Ortiga” a saper cogliere le anime dell’Ortica, dal barista al sagrestano, passando dal postino e dal rappresentante, per poi conoscere la pastorella.

Uno spirito di unione e appartenenza che spinge l’area a organizzare “Ortica in festa”. Tra settembre e ottobre la festa anima  il quartiere con eventi, concerti, spettacoli teatrali, tornei sportivi e un pranzo in piazza. Mentre la chiesa dei santissimi Faustino e Giovita richiamano decine di fedeli, come nel 1.200 quando gli abitanti delle piccole cascine erano soliti andare a messa nell’antica via Ortica. Ortica è anche verde e collaborazione, grazie alla creazione di un giardino condiviso che intende raccogliere le iniziative delle associazioni per coinvolgere gli abitanti e chiunque abbia voglia di parteciparvi.

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