Tra ciliegi e magnolie, alla scoperta del Giardino di Ninfa

Ciliegi, meli, ma anche magnolie,  betulle e aceri giapponesi. In oltre 8 ettari di terreno che ospitano oltre 1.300 piante introdotte e 100 uccelli. È il Giardino di Ninfa, il monumento naturale dalla Regione Lazio nel 2000, considerato dal New York Times come uno dei giardini più belli del mondo.

L’area, che si trova a Cisterna di Latina, ogni anno richiama decine di visitatori che rimangono incantanti dal giardino all’inglese  realizzato sulle rovine dell’antica città medievale dalla famiglia Caetani. È il 1298, e la famiglia Caetani acquista l’intera area, da sempre contesa con la famiglia Borgia. Purtroppo alla fine del secolo la cittadina conosce un periodo di decadenza, perché la malaria spinge gli abitanti a scappare. L’intera area viene dunque abbandonata.

 

Soltanto verso la fine dell’800 la famiglia Caetani avvia le opere di bonifica, grazie alle quali vengono prosciugate le paludi, estirpate le erbe infestanti. E non solo, perché i Caetani iniziano a creare il giardino all’inglese fatto di cipressi, lecci, faggi, ma anche rose. Hanno avviato le opere di restauro creando il giardino dall’aspetto romantico.

Solo nel 1930 Marguerite Chapin prima, e la figlia Leila in un secondo momento, gettano le basi per la realizzazione dell’oasi che conosciamo oggi. Chapin apre le porte dell’oasi a critici e scrittori, e in particolare agli artisti legati alle riviste letterarie da lei fondate, “Commerce” e “Botteghe Oscure”. Leila invece cura il giardino come se fosse un grande quadro. Accosta infatti i colori e segue lo sviluppo naturale delle piante. E si deve a lei l’istituzione della Fondazione Roffredo Caetani, così da tutelare la memoria e la bellezza del giardino.

Il giardino è un’oasi fatta di alberi, piante e fiori che si inerpicano tra i ruderi delle vecchie strutture architettoniche. Al suo interno si trova il fiume Ninfa che scorre per 30 chilometri verso la pianura pontina, formando l’omonimo laghetto nelle cui acque nuotano indisturbati gli esemplari di una particolare specie di trota, importata migliaia di anni fa dall’Africa dai Romani.

Nel 1976 è stata istituita un’oasi di circa 1.800 ettari per proteggere la fauna del luogo che comprende 152 specie ornitologiche, tra cui alcuni rapaci come il Falco Pellegrino e il Barbagianni e diverse specie di trampolieri come l’Airone cenerino. Tra i viali si possono ammirare 19 varietà di magnolia decidua, betulle, iris acquatici e diversi aceri giapponesi. Ma anche ciliegi ornamentali che fioriscono in primavera, meli e l’albero dei tulipani. Sono diverse le varietà di rose che si arrampicano sugli alberi e sulle rovine. Da ammirare anche le piante tropicali come l’avocado, la gunnera manicata del Sud America e i banani.

Il nome del giardino deriva dal tempio di epoca romana che, costruito nei pressi del giardino, era dedicato alle divinità delle acque sorgive. Oggi dell’antico borgo rimangono solo i ruderi  di cinque chiese: san Giovanni, san Biagio, san Pietro fuori le mura, san Salvatore e santa Maria Maggiore.

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