Alla scoperta dell’ex manicomio di Mombello

Sorge su una curva stradale, alla quale si accede da un ingresso che nasconde più che invitare a entrare, l’ex manicomio Mombello di Limbiate. La struttura chiusa definitivamente nel 1999, dopo la riconversione della legge 180 negli anni ’90, è oggi una meta molto apprezzata dagli amanti dell’urbex.

Una città nella città che, dotata di uffici amministrativi, lavanderie, un teatro e perfino la sede della Gazzetta del Manicomio della provincia di Milano in Mombello, stampato per circa 25 anni, ha ospitato fino anni Settanta più di 3mila pazienti. All’interno della “cittadella” era presente anche una piccola ferrovia per trasportare le merci.

In uno spazio di oltre 40 mila metri quadrati fatti di stanze, celle e corridoi, al cui interno “viveva” la  sofferenza dei pazienti. E a separarlo dalla città c’era solo un grande muro di pietra alto due metri e lungo 3 chilometri. I ricoverati erano suddivisi in base al comportamento tenuto: “tranquilli”, “agitati”, “sudici”, “lavoratori”. Gli “agitati” vivevano in isolamento, mentre gli altri venivano utilizzati per diverse attività all’epoca definite “terapeutiche”.

Qui, in questi luoghi che hanno ospitato sofferenza, a distanza di anni è ancora possibile imbattersi in oggetti tangibili che raccontano, o cercano di farlo, la vita all’interno dei padiglioni. Nelle stanze è possibile scorgere vecchi mobili, lettini divelti e in alcuni casi documenti abbandonati, laddove la struttura non è sovrastata dalle piante e degli alberi che, a seguito dell’incedere del tempo, hanno ripreso i loro spazi.

Il pavimento è coperto di cocci, vetri in frantumi, mentre i cunicoli bassi conferiscono un’atmosfera “oscura” e lugubre. Sul soffitto si scorgono squarci giganteschi, mentre i muri sono ricoperti di scritte.

Dopo il suo abbandono è diventato la meta di writer, ma anche di persone senza fissa dimora che qui hanno deciso di stabilirsi.  E non solo, perché nel 2017 fra le mura dei vecchi padiglioni è stato avvistato che Johnny Deep, impegnato nelle riprese di “7 days, 7 girls” del regista genovese Luciani Silighini.

La costruzione della struttura risale al 1872, vicino alla settecentesca Villa Crivelli-Pusterla, la tenuta scelta da Napoleone per proclamare la Repubblica Cisalpina. Entrambe fanno parte di un lotto di circa un milione di metri quadrati fra campi, capannoni e padiglioni a Nord di Limbiate.

Oggi la divisione è divisa tra l’Azienda ospedaliera Salvini, proprietaria del manicomio vero e proprio, la Asl e la Provincia di Monza, che da Milano ha ereditato Villa Crivelli, oggi occupata dall’istituto statale agrario Castiglioni.

Al momento le ipotesi di ristrutturazione e trasformazione sono nell’aria, anche se la destinazione urbanistica sociosanitaria dell’area ha impedito la costruzione di nuove residenze. Anche se la Regione Lombardia starebbe studiando l’ipotesi di trasformare i padiglioni Forlanini e Ronzoni in due Rems, vale a dire “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” destinate a sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari.

Sempre a Limbiate, a pochi chilometri dall’ex manicomio, si trova un’altra meta molto ambita dagli amanti dell’Urbex: Greenland. Si tratta di un parco divertimenti “Città satellite” creato tra il 1964 e il 1965. A volere la sua costruzione è stato Giuseppe Brollo, imprenditore originario del Trevigiano. L’imprenditore, a seguito di accordi con  giostraio Simeone Sardena, ha progettato e realizzato un luna park stabile.

Chiuso nel 2000 oggi il parco è abbandonato, ma soggetto a controllo da parte della proprietà che ha deciso di pagare un custode incaricato di non fare accedere nessuno all’interno della struttura.

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