In giro per Bologna, alla scoperta dei portici patrimonio Unesco

È attraversata da 62 chilometri di portici, di cui 42 solo nel centro storico. Così la bella Bologna, la dotta, la rossa, la grassa, è entrata nella lista dei patrimoni dell’umanità Unesco.

E in particolare a finire nella lista sono stati i suoi portici, tanti,  tantissimi così da meritare il riconoscimento dell’Unesco non solo per la valenza architettonica ma anche e soprattutto per quella sociale. È successo nel corso della sessione  44 del Comitato del patrimonio mondiale che si è svolta online da Fuzhou

Nati nel medioevo per ampliare le abitazioni dei piani alti e per “prolungare” la superficie delle attività artigiane, i portici sono diventati da un lato un gigantesco spazio privato messo a disposizione del pubblico e dall’altro un gigantesco spazio pubblico in cui l’impegno dei privati per la manutenzione è un aspetto importante. Ma i portici sono uno spazio coperto che accoglie e che coccola i turisti e ai cittadini.

A volte uniscono il sentimento religioso, come quelli di San Luca che conducono i fedeli dal santuario della Madonna di San Luca al centro storico, oppure sono riparo per chi, uscendo di casa in una giornata uggiosa, ha dimenticato l’ombrello. I portici di San Luca, con i loro 3.796 metri di lunghezza e le sue 666 arcate, sono i portici più lunghi della città e del mondo. La struttura porta fino al santuario della patrona della città che, ogni maggio, scende e risale fino al santuario in un lungo pellegrinaggio. Il portico consta inoltre di 15 cappelle e di diverse lapidi ed epigrafi commemorative di varie epoche.

In zona Saragozza, nelle vicinanze dell’arco che decreta l’inizio del portici di San Luca, si trova via Senzanome, una piccola via in cui si trova il portico più stretto della città con i suoi 95 centimetri di larghezza. Il portico più alto è quello del palazzo dell’Arcidiocesi di Bologna, in via Altabella, che sfiora i dieci metri d’altezza. Mentre il portico più largo della città è quello della basilica di Santa Maria dei Servi, in strada Maggiore.

Ma i portici bolognesi sono anche un luogo di ritrovo, in particolare durante il periodo natalizio quando i portici di via dei Servi ospitano i mercatini di Natale, senza tuttavia dimenticare la conformazione più moderna che vive nei portici del quartiere periferico della Barca. Qui l’edilizia popolare ha deciso di utilizzare il simbolo di Bologna a dimostrazione del rapporto che lega i bolognesi con questa struttura architettonica.

Tra i portici più belli della città ci sono anche quelli di Casa Isolani in Strada Maggiore; il portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni; il palazzo Bolognini-Isolani e le case Beccadelli in piazza Santo Stefano; le arcate decorate con motivi floreali del palazzo del Podestà e l’altissimo portico “dei Bastardini” in via D’Azeglio, così chiamato perché sotto le sue volte, fino al 1797, aveva sede l’orfanotrofio della città. E ancora: il portico del Pavaglione, a lato di piazza Maggiore; quello degli Alemanni, quello del cimitero della Certosa.

Bellezza dei portici osannata anche da Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal. Lo scrittore nel suo diario “Voyages en Italie”, del 1826, scrive: “Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”. 

Ma Bologna è anche altro, è la sede di una delle più antiche università d’Italia, tanto da guadagnare il titolo di “dotta”. E “rossa” per il colore dei tetti e delle case ed è anche la “grassa” per la sua gastronomia.

Quando si pensa al capoluogo dell’Emilia-Romagna non si non pensare a piazza Maggiore, il cuore pulsante della città. Qui si trovano la Fontana del Nettuno, e i più importanti edifici della città medievale: a ovest il trecentesco Palazzo Comunale, ad est il cinquecentesco Palazzo dei Banchi e a sud l’imponente Basilica di San Petronio di fronte alla quale si stende l’elegante Palazzo del Podestà. La piazza è ricca di storie, come quella secondo cui gli studenti non devono passare dal centro, altrimenti rischiano di salutare la laurea. Oppure la prospettiva della fontana del Nettuno, se si osserva la statua da una particolare mattonale sembra che il Nettuno abbia un’erezione. In realtà la protuberanza che si vede è la mano della statua. Dalla piazza si accede alla biblioteca Salaborsa. Inaugurata nel dicembre 2001, la biblioteca è anche uno spazio culturale e multimediale all’interno di Palazzo d’Accursio, il “quasi castello”. Sotto il cristallo della Piazza coperta si possono ammirare gli antichi scavi e la sedimentazione delle varie civiltà in uno scenario di armonia e di luce.

In piazza Grande, come amava chiamarla Lucio Dalla, si trova la chiesa più imponente della città: San Petronio. La chiesa è inoltre la quinta chiesa più grande del mondo. La struttura è a croce latina, con tre navate corredate da cappelle ed è l’ultimo grande esempio del gotico italiano.

L’impostazione urbanistica medievale della città si ritrova ancora oggi nelle torri che, edificate tra il XII e il XIII secolo, hanno mostrato tanto la funzione militare quanto quella gentilizia. Oggi ne rimangono in piedi solo una ventina, ma le più importanti sono le torri degli Asinelli e la Garisenda.

Una volta arrivati a Bologna si può visitare il complesso delle sette chiese. La triangolare Piazza Santo Stefano accoglie infatti la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Chiesa di San Vitale e Sant’Agricola, il Cortile di Pilato, la Chiesa del Martyrium, il Chiostro Medievale e il Museo di Santo Stefano. Il complesso, le cui strutture risalgono a epoche differenti, mantiene grande omogeneità stilistica. Voluto dal vescovo Petronio dopo una visita in Terra Santa, il complesso richiama la “rete” di luoghi sacri di Gerusalemme.

È costituito da 30 arcate decorate da centinaia di stemmi e due logge superiori il portico dell’Archiginnasio. Voluto dal cardinale Carlo Borromeo, il palazzo nasce per “regalare” all’università di Bologno una sede unica e grandiosa.  La struttura ospita 10 aule, una biblioteca, il teatro anatomico che, distrutto dai bombardamenti del 1954, è stato ricostruito con i materiali originali.

Bologna è anche una città d’acqua, una piccola Venezia i cui canali sono stati interrati negli anni ‘50. Tuttavia da via Piella è possibile scorgere un antico canale. Qui si trova infatti una piccola finestra da cui poter osservare il canale delle Moline, usato per secoli per alimentare i mulini ad acqua con cui si lavorava il grano. Il canale è visibile anche dalle vie Oberdan e Malcontenti. Inoltre in giro per il centro storico, si scorgono chiuse, torrenti seminascosti, ed è possibile sentire il rumore dell’acqua senza tuttavia vederla. Come succede nel Ghetto Ebraico, sotto l’Aposa scorre indisturbato, oppure  nei pressi dell’incrocio tra via delle Moline e via Capo di Lucca. Qui si sente il rombo del Salto del Reno.

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