In giro per Reggio Calabria, tra Opera di Tresoldi e le installazioni di Rabarama

Un susseguirsi di opere d’arte contemporanea in quello che Gabriele D’Annunzio ha definito “il chilometro più bello d’Italia”. Così il lungomare di Reggio Calabria, intitolato al sindaco Italo Falcomatà, diventa una galleria di arte contemporanea a cielo aperto che, insieme al giardino botanico en plein air, arricchisce l’area che si affaccia sullo Stretto.

Sulla via dedicata al primo cittadino promotore della “Primavera reggina” la costa calabrese si incontra con quella siciliana e regala opere d’arte, quella di Edoardo Tresoldi e quelle della scultrice romana Rabarama. Qui a due passi dalla dimora della famiglia Genoese-Zerbi il lungomare si veste di arte.

Nei pressi della rosa dei venti, nel parco posto alla fine di via Giunchi, a settembre Tresoldi  ha inaugurato Opera, installazione permanente nata per celebrare “la relazione contemplativa tra il luogo e l’essere umano attraverso il linguaggio architettonico classico e la trasparenza della materia assente, espressa tramite la rete metallica”. Si tratta di un’opera che, composta da 46 colonne dell’altezza di otto metri, è fruibile da cittadini e turisti.  “L’installazione delinea un’agorà mentale che trasporta i visitatori in una dimensione percettiva mutevole tramite giochi di altezze e profondità con il parco”.

Tresoldi ha quindi realizzato a Reggio Calabria la seconda installazione in terra calabra dopo “Il collezionista di venti” creata a Pizzo nel 2013. E non solo, perché Opera è la seconda grande opera pubblica permanente in Italia dopo la Basilica di Siponto in Puglia, commissionata dal MiBACT nel 2016.

Ma Opera è solo una delle creazioni artistiche sul lungomare reggino, con lei si trovano anche Trans-lettera (bronzo dipinto di bianco e nero dell’anno 2000), Labirintite (bronzo dipinto di bianco e verde dell’anno 2000) e Co-stell-azione (alluminio dipinto di bianco e bordeaux dell’anno 2002) dell’artista Paola Epifani.

Era l’agosto 2007 quando Rabarama si è presentata con la mostra “Identità” esponendo oltre 70 opere a Villa Zerbi. Poi è scattato l’amore tra l’artista e l’allora sindaco Giuseppe Scopelliti che ha deciso di acquistare le tre opere oggi presenti sul lungomare. In lungo, lunghissimo progetto che vorrebbe far diventare la città dello Stretto una meta ambita dai turisti.

Si inserisce in questo solco il progetto del  waterfront, il piano di riqualificazione del Regium Waterfront di Reggio Calabria che inquadra  un’area di 50.000 metri quadrati. Sotto la pineta Zerbi l’amministrazione ha completato il progetto per creare una piazza che diventi punto di congiunzione tra città e mare. Qui è stata realizzata una scalinata che, nata per collegare due spazi, è articolate su più livelli. Una volta superata la scalinata parte un percorso pedonale che porta alla storica pineta Zerbi.

E oggi la cittadina sciolta per “contiguità mafiose” dal Ministero dell’Interno e da sempre sotterrata da diversi problemi come rifiuti, carenza di trasporti, criminalità organizzata e disoccupazione, sta tentando di risalire la china. Anche se il sentimento che più si respira, tra i chioschi della via marina bassa e i nuovi dehors che l’amministrazione ha deciso di realizzare nella parte alta del lungomare, è la rassegnazione.

E oggi neanche l’inaugurazione della prima parte di waterfront (su un progetto diverso rispetto all’originale) riesce a far svanire i dubbi e  il sentimento di impotenza tra chi in questa terra vive da anni o da chi ha iniziato a viverci, o da chi l’ha lasciata.

Così accade che i murales di largo Botteghelle realizzati da Daniele Geniale e Luis Gomez de Teran, che raffigurano il partigiano Malerba e Teresa Gullace, abbiano prodotto polemiche. Dal costo ai soggetti ritratti. Come se la Liberazione fosse un evento esclusivo della sinistra e non un evento da ricordare e celebrare in tutte le piazze italiane. Ma nella “nera” Reggio la resistenza è attiva. È quella dei volontari delle associazioni che si battono per il territorio, quella dei circoli Arci che forniscono aiuto e sostegno ai migranti, è lo spirito dei volontari che forniscono assistenza e supporto nel corso degli sbarchi. Ed è la perseveranza dei colleghi giornalisti, degli imprenditori che denunciano il pizzo e le situazioni di malaffare del territorio.

Una situazione, quella della città dello Stretto, aggravata anche dal tasso di disoccupazione. Stando ai dati Istat, tra il 2004 e il 2019 l’occupazione nella provincia reggina si attesta sotto il 40%. Livelli che calano se riferiti all’occupazione femminile, dato che nello stesso periodo il tasso di occupazione è sotto il 25%.  Tuttavia il dato del gender gap nel territorio reggino è contenuto (21,7 punti), dato che per ben due volte (nel 2012 e nel 2016) si riduce il differenziale fino a “soli” 15 punti percentuali.

Il tasso di disoccupazione totale e giovanile tra il 2004 e il 2019 in Calabria è in media quasi il doppio del dato nazionale: 17,2% contro 9,4%. A partire dal 2012 la disoccupazione in Calabria raggiunge livelli costantemente più elevati rispetto a quelli della ripartizione geografica di appartenenza. La provincia di Reggio ha media di periodo del tasso di disoccupazione intorno al 20%.

Eppure Reggio tenta da anni di far partire il motore culturale. Prova ne è la creazione della Pinacoteca civica che custodisce ed espone opere d’arte del XV-XIX secolo e del  XIX-XX secolo, tra cui lavori di Antonello a Messina, Mattia Presi e Andrea Cefaly. Sempre a Reggio il Museo archeologico nazionale è “rinato” a seguito dei lavori per la sua ristrutturazione, grazie alla quale la struttura sogna di diventare un polo culturale. Sì, perché la terrazza vista mare della struttura ospita eventi e presentazioni.

Ma Reggio è anche la città in cui il Politeama Siracusa, uno storico teatro è diventato dapprima un negozio di abbigliamento, poi un fast food.

Così tra un sedile e il palco era possibile acquistare un topo, o mangiare un panino. E non solo, dato che la città ha investito in arte, la stessa poco compresa dai cittadini che hanno più volte vandalizzato le opere di Rabarama.

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