Il paesaggio lunare dei calanchi di Palizzi

Raccontano la natura forgiata dal tempo e dall’acqua in una tavolozza di colori che “accoglie” il verde degli alberi, il bianco del deposito dei microrganismi,  e il grigio dell’argilla che si è sgretolata nei secoli. Sono i calanchi di Palizzi, le formazioni geologiche che sono nate sulla costa sud orientale della Calabria più di tre milioni di anni fa a una profondità tra gli 800 e i 1000 metri circa sui fondali del Mar Jonio.

Si tratta di calcari marnosi frammisti di argille e Trubi e costituiti in maniera prevalente da gusci calcarei di globigerine che regalano alla costa di Palizzi uno scenario unico. Il colore bianco nasce nel periodo in cui il mare era caldo, ed è dovuto ad un deposito sul fondo di micro-organismi con gusci. Il colore grigio è dato invece dal deposito di argilla sgretolata, nel periodo in cui il mare era più freddo.

Visitare i calanchi e l’area significa fare un viaggio nel tempo e nello spazio. Sì, perché è quasi come fare una passeggiata sulla luna e il merito è del colore bianco dei calanchi che spicca sulla vegetazione e sulle altre formazioni geologiche.

Il sito si trova lungo la Costa dei Gelsomini, nell’Area Grecanica calabrese, poco distante dal Parco dell’Aspromonte, a Palizzi e più precisamente in località Spropoli, dove la natura selvaggia e incontaminata è la regina indiscussa.

Dal terreno argilloso fuoriescono i “ponsai” arbusti cresciuti bassi e piccoli per lo scarso nutrimento. Alberi che riescono a conferire un’atmosfera resa già surreale dai colori delle formazioni geologiche.

Qui si trova anche il Ginepro fenicio, una pianta molto rara ma che un tempo era diffusa in questo tratto di costa. È un arbusto della macchia mediterranea fondamentale per la conservazione della biodiversità dell’Aspromonte meridionale, dal momento che è in grado di attecchire in aree sottoposte a erosione. La varietà di ambienti che questa conifera genera è una grande un risorsa vitale per tutti quegli animali che usufruiscono di corridoi di transito tra le aree costiere e l’entroterra. Il ginepro veniva usato dai Fenici per costruire le proprie imbarcazioni e per realizzare oggetti di uso comune; nel corso dei secoli il materiale è stato utilizzato dalle popolazioni autoctone per creare oggetti e telai.

Oltre al ginepro si trovano altre specie vegetali: cespugli di sparto steppico, ginestrino delle scogliere, lentischi, rosmarino, timo, pini d’Aleppo.

Da pochi mesi l’associazione italiana per l’agricoltura biologica – Calabria ha deciso di aderire all’appello lanciato dai naturalisti e ha quindi iniziato a piantumare ginepri nelle dune tra Capo Spartivento di Palizzi.

I calanchi si trovano all’interno del sito di interesse comunitario per la biodiversità del suo ecosistema. Nel 2008 è nato infatti il parco marino regionale “Costa dei Gelsomini” che, compreso tra Capo Bruzzano a nord e Punta di Spropoli a sud,  include i comuni di Bianco, Ferruzzano, Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e Palizzi.

Il tratto di costa in questione presenta un elevato valore naturalistico ambientale, ed è da tempo area di nidificazione delle tartarughe marine della specie “caretta caretta”. Per questo motivo l’area è rientrata nel progetto Life caretta caretta che “si prefigge di contribuire alla tutela della più importante area di nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta in Italia, rappresentata dalla costa ionica reggina, attraverso una serie di azioni volte, da un lato, a ridurre le catture accidentali nelle attività di pesca e, dall’altro, alla conservazione e al ripristino di quattro settori di habitat dunali (Pantano grande, Galati, Spropoli e Torrevarata) strategici per la nidificazione”.

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