Terapia forestale in Sila: i benefici della Foresta incantata di Fago del Soldato

Fanno bene alla salute gli alberi della Sila. E in particolare gli abeti, i faggi e i pini della “Foresta incantata” di Fago del Soldato.

Stando a uno studio svolto sul sentiero del Club alpino italiano numero 421 di Montescuro (Celico), in collaborazione con l’istituto per la bio-economia e quello per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale per le ricerche, l’immersione sensoriale nell’area Mab (Man and the Biosphere) promossa dall’Unesco, fa bene alla salute.

Gli alberi, stando allo studio, emettono livelli molto alti di composti organici che avrebbero effetti antiossidanti, antinfiammatori, balsamici, rilassanti.

Il progetto

Dal 2019 l’Istituto per la bio-economia del Cnr e Cai hanno avviato una attività nel settore della terapia forestale. Il primo studio ha raccolto dati bio-chimici attraverso un fotoionizzatore (“naso elettronico”) posizionato lungo alcuni sentieri sull’Appennino Tosco-Emiliano. I dati raccolto da agosto a ottobre 2019, durante diversi giorni e a differenti ore del giorno, sono stati messi in correlazione con le condizioni micrometeorologiche durante i campionamenti.

“I risultati  approfonditi e confermati – come riporta il sito del progetto Cnr-Cai – hanno permesso di ricavare delle indicazioni per la selezione ottimale di siti, percorsi, stagioni e orari per ottimizzare i benefici dell’immersione forestale in funzione delle proprietà bioattive dell’atmosfera”.

Il percorso sensoriale

Il percorso sensoriale, inaugurato a maggio 2026, è un sentiero di 5 chilometri. Nato come un laboratorio naturale a cielo aperto, il percorso è attrezzato, accessibile e studiato per favorire benefici psico-fisici.

La prima stazione è quella del tatto, dove è “necessario” tastare le foglie degli alberi. Si passa poi a quella dell’olfatto, in cui poter annusare l’ambiente.  Poi la sosta multisensoriale, una tappa da 20 minuti.

I giganti della Sila

Gli alberi possono anche “parlare”. L’ha dimostrato Domenico Palopoli, in arte Dasp, originario di Longobucco che, specializzato a Milano, ha deciso di applicare sulle cortecce dei Giganti della Sila alcuni microfoni speciali collegati a un registratore. E ha quindi scoperto che gli alberi emettono suoni.

Succede nel bosco ultracentenario di Croce di Magara, quello dei giganti della Sila, o giganti di  Fallistro, dove i pini larici alti 45 metri e con un’età di 350 anni, “parlano”.

Il percorso sensoriale

Oggi la riserva, gestita dal Fai e in pieno Parco nazionale della Sila, è temporaneamente chiusa al pubblico a causa della caduta di due pini  larici.

Per conoscere lo stato di salute della flora, il parco ha affidato uno studio a Francesco Iovino, già docente di Ecologia e gestione dei sistemi forestali all’università della Calabria e vicepresidente dell’Accademia italiana di scienze forestali, e a Gianluca Piovesan, docente di ecologia e dendrologia presso il dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell’università della Tuscia.

Sila, the place to be

Da montagna di fate, ninfe e magare, la Sila oggi è diventata un rifugio climatico. E non solo. Perché qui, tra alberi secolari e leggende, gli alberi ospitano ogni anno diversi eventi: Be Alternative, Transumanze, Opera Sila.

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