Paura e delirio a Tokyo

20150416_184101Terra di tecnologie e tradizione, il Giappone vive “incastonato” tra il futuro e il passato in un presente fatto di cellulari ultra tecnologici e incensi. Vivere il Sol Levante nel 2015 significa “assaporare” la cultura delle Maiko, della cerimonia del thè e tenere il passo con la tecnologia. Un mondo che viaggia a 270 chilometri orari e che è capace di fare spostare centinaia di persone a bordo di treni a sospensione magnetica. Un universo diverso dagli stereotipi occidentali, perché il popolo giapponese è rispettoso, pulito, ordinato. Eppure esistono punti in comune con la cultura italiana.

Perché se gli italiani e i giapponesi sono lontani per tradizioni, modo di vivere e ordine, sono tuttavia vicini per tre elementi. Il popolo italiano e quello nipponico, agli antipodi tanto geografici quanto civili, hanno in comune tre cose: la passione per il buon cibo, la dedizione per la famiglia e l’incapacità della politica.

Ha ragione Salvatore Federico, professore ordinario all’università di Calgary, amante del Giappone tanto da averne sposato tradizione e cultura: gli italiani e i giapponesi amano mangiare bene, sono molto legati alla famiglia e si scontrano con i politici spesso incapaci. L’unica differenza sta nel fatto che i servizi nipponici funzionano.

Due settimana nel paese del Sol Levante, sette giorni a Tokyo e sette a Kyoto, la “casa” delle Maiko e delle Geishe, sono bastati per fare assaporare la bellezze del paese che vive in bilico tra la scienza e il ricorso ala religione. I quartieri più all’avanguardia “ospitano” piccoli templi in cui è facile osservare lavoratori in giacca in cravatta davanti all’altare per chiedere un sostegno.

Siamo partiti in nove, quattro calabresi, due romani, due napoletano e un catanese. In Italia abbiamo acquistato il Japan Rail Pass, un abbonamento per poter usufruire dei treni veloci e poterci quindi muovere da Kyoto. Il JRP  può essere acquistato esclusivamente dai non residenti in Giappone. Un viaggio di 14 ore, con scalo a Mosca, in cui le aspettative sono state molto alte.

20150418_004800E una volta arrivati a Tokyo, la sorpresa. Intanto per il divieto di fumare per strada, divieto che ho trasgredito in quasi tutte le occasioni. Tranquilli non ho buttato cicche e cenere per strada, sono partita attrezzata con un posacenere da borsa. Poi l’ordine quasi maniacale e il rispetto per le regole. Davanti le porte delle metro si è sempre creata la fila per salire sul treno. Prima però di fare scendere le persone dal mezzo. La pulizia delle strade è impeccabile, così come la cura del verde pubblico. Ogni cosa al suo posto.

E i giapponesi? Persone gentili e molto disponibili. Spesso, vedendoci in difficoltà per l’uscita da prendere, ci hanno accompagnato al luogo dove saremmo dovuti andare. Unica difficoltà la comunicazione. Solo poche persone parlano in inglese, per loro è una lingua completamente nuova. Le nostre comunicazioni si basavano quindi sui gesti.

20150417_185723Caotica e quasi aliena, la capitale del Giappone soffre dei ritmi frenetici per il lavoro. Il Sol Levante è il paese dell’abnegazione al lavoro e al manager, ecco perché è facile incontrare persone addormentate sui mezzi pubblici. Eppure nonostante il ritmo frenetico Tokyo è splendida. Per le sue insegne che illuminano a giorno le strade, per le vie molto ampie, per il verde curatissimo e per i templi tra i grattacieli. Convivono perfettamente da anni mentre i lavoratori si barcamenano tra i mezzi e la propria occupazione.

20150422_191119Il primo giorno abbiamo attraversato l’incrocio più trafficato del mondo: Shibuya, dove nella piazza a pochi passi dalla smoking area e dall’uscita della metro c’è la statua di Hachiko, il cane di razza Akita, diventato famoso per la sua enorme fedeltà nei confronti del padrone, il professor Hidesaburō Ueno. Dopo la morte improvvisa di Ueno, il cane si è recato ogni giorno alla stazione in cui l’uomo prendeva il treno per recarsi al lavoro. Quindi in giro per il quartiere, dove si concentrano decine di negozi dedicati alla tecnologia. La sera abbiamo cenato con il Ramen.

Il secondo giorno abbiamo girato in lungo e in largo DSCF6319Akihabara, il quartiere  delle sale giochi e i maid café. Ad appena cinque minuti dalla stazione di Tokyo, si entra nell’epicentro dell’otaku, un parco giochi virtuale per fanatici di manga e “anime”. I negozi che un tempo vendevano valvole termoioniche al mercato nero, sono oggi sale giochi gargantuesche, sulle cui pareti campeggiano immagini di personaggi dei cartoni animati. Soprannominato “Akiba“, Akihabara è un quartiere che ha cambito forma nel tempo, spostando la sua attenzione da computer, tastiere e cellulari a giochi di ruolo, videogiochi e giocattoli modellati sui protagonisti di famosi cartoni animati e serie tv. Nelle sue stradine laterali è tutto un miscuglio di banchi che vendono dvd e macchine fotografiche usate. Ma anche piccoli mercati in cui acquistare souvenir a poco prezzo.

DSCF6340Il secondo giorno, dopo aver fatto colazione in un bar in cui la richiesta di un espresso non era poi così insensata, ci siamo diretti nel quartiere centrale di Chiyoda per visitare il palazzo imperiale di Tokyo. Ovvero la residenza ufficiale principale dell’imperatore del Giappone. Il palazzo è inserito all’interno di un vasto parco situato, vicino alla stazione di Tokyo. All’interno del complesso sorgono diverse strutture tra cui il palazzo Kyūden, residenza privata della famiglia imperiale. Una città nella città, in cui poter passeggiare immersi nel verde cercando di scorgere un albero di ciliegio in fiore. L’hanami, ovvero la fioritura di ciliegio, nel 2015 si è verificato a marzo. Ecco perché durante il nostro passaggio abbiamo visto molto poco rosa. Ma l’Hanami è un momento sociale di contemplazione dell’esplosione della bellezza della natura nei parchi di ogni città nipponica. Famiglie o gruppi d’amici e colleghi si riuniscono sotto un ciliegio gustando per esempio il sakura mochi, il dolce tipico di questo periodo, fatto con pasta di fagioli e riso pestato avvolto in una foglia di ciliegio salata, bevendo bibite e sakè. Un altro piatto tipico sono gli hanami-dango, polpette di riso servite col tè verde, che per la festa per l’hanami si fanno di tre colori che richiamano la primavera, rosa, bianco e verde. Tutt’intorno, i petali dei fiori volano via, mossi dal vento.

20150418_190932Il pomeriggio ci siamo invece diretti a Roppongi, il quartiere con la doppia identità. Perché se durante il giorno si presenta come un quartiere moderno e multietnico, in cui si può passeggiare fra una grande varietà di negozi, ristoranti e cafè alla moda, la sera mostra il suo lato più trasgressivo. Le strade si popolano di giovani, in buona parte stranieri, e di numerosi “buttadentro” a caccia di clientela per club e locali notturni. Il quartiere ospita una vasta e variegata comunità di stranieri, pertanto è facile trovare negozi, ristoranti e locali con personale in grado di parlare l’inglese. In tempi recenti, grazie alla nascita di numerosi musei d’arte, come il National Art Center ed il Mori Art Museum, Roppongi ha acquisito la fama di essere un importante centro culturale. Alla fine della strada principale si innalza la Tokyo Tower. Visita lunga, fino alle 4 di mattina. Abbiamo visto in lungo e in largo il quartiere, così come Shinjuku. Il quartiere che non dorme mai, dove in pochi chilometri quadrati si trova qualunque cosa. Ma una volta tornati in albergo ci siamo emozionati con l’alba sul canale.

20150419_140618Il terzo giorno ci siamo spostati a Nikko. Situata nella Prefettura Tochigi, è una meta particolarmente apprezzata dai turisti: per gli incantevoli santuari incastonati nelle circostanti montagne (molti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO) e agli straordinari spettacoli offerti dalle meraviglie naturali. Tra questi il Santuario Tōshō-gu,  principale attrazione di Nikko. Entrando dal torii (porta d’accesso a un santuario) dell’Omote-mon, la vostra attenzione sarà calamitata dalle infinite, minuziose, quanto magistrali rifiniture di cui tutto il santuario è immensamente ricco. I neanche lontanamente realistici elefanti del Sanjinko (Tre Magazzini Sacri); le mitiche tre scimmiette (non-vedo/non-sento/non-parlo) tanto care al buddismo Tendai nella Shinyōsha (Stalla Sacra); il celebre Nakiryū (drago urlante) nel Honji-dō, che ci ha osservato durante la singolare lezione di acustica dei monaci buddisti; le insuperabili decorazioni in foglia d’oro di fanciulle, fiori e animali mitologici sulla Yōmei-mon (Porta del Tramonto); i dipinti dei 36 immortali poeti di Kyoto e la maestria di chi ha saputo dipingere ben 100 draghi tutti diversi fra loro in Honden (Sala Principale) e Haiden (Sala della Preghiera) non possono neanche lontanamente darvi un assaggio dell’incredibile lavoro dei 15.000 artigiani che hanno realizzato questa meraviglia. DSCF6376Da vedere è lo scenografico ponte color rosso – Shinkyo , che  vanta diverse leggende sul suo conto: poco importa che sia stato costruito laddove Shōdō Shōnin ha guadato il fiume a cavallo di due serpenti o che con questi il dio Jinsha ha creato il ponte per far passare i monaci. Quel che è certo è che resta una delle immagini più suggestive di Nikko!

Di ritorno da Nikko ci siamo quindi fermati ad Asakusa.

20150420_135920Quarto giorno in treno per raggiungere Kamakura, a circa 50km a Sud di Tokyo. Una vera e propria pausa dalla frenesia della città per vedere tempi e luoghi storici e culturali. A Kamakura si erge il tempio Hasedera, uno dei più grandi templi buddisti celebre per ospitare al suo interno una grande statua lignea della divinità buddista Kannon. Hasadera fa inoltre parte di un circuito di pellegrinaggio dedicato alla dea Benzaiten. Il tempio in origine apparteneva alla setta buddista denominata Tendai, salvo poi diventare un tempio indipendente facente capo alla setta Jodo Shū setta.

20150419_164949Abbiamo visto il santuario Tsurugaoka Hachimangu, il tempio più importante di Kamakura. Vi si accede seguendo la strada dello shopping, dove è possibile acquistare souvenir a prezzi bassi. Prima di raggiungere l’area sacra è possibile visitare le piccole isole dove sorgono altari e templi, il tutto circondato da un laghetto.  È stato costruito originariamente nel 1063 a Zaimokuza da Minamoto no Yoriyoshi e consacrato all’imperatore Ōjin (deificato col nome di Hachiman, dio della guerra e quindi dei samurai), sua madre l’imperatrice Jingu e sua moglie Hime-gami. Minamoto no Yoritomo, il fondatore dello shogunato di Kamakura, ha spostato il santuario nella sua attuale posizione nel 1191, consacrando anch’esso a Hachiman affinché proteggesse il suo governo. Il santuario è costituito da vari templi posti su due livelli diversi comunicanti tramite varie scalinate, i più importanti dei quali sono quello principale (Hongū in giapponese), e quello minore (Wakamiya). L’attuale Honden è stato costruito nel 1828 da Ienari Tokugawa, l’undicesimo shogun della dinastia.

20150420_165415Lungo la strada per cercare il Tempio Hasedera ci siamo imbattuti in gruppi di studenti delle scuole elementari e medie, in quella che sembrava essere la casa di Ranma e nel campo di calcio in salita di Holly e Benji. Siamo quindi andati a vedere  il Grande Budha, patrimonio mondiale dell’Unesco. Ha un altezza di 13.35 metri ed è il secondo più grande Buddha del Giappone (il più grande in assoluto si trova nel tempio Todaiji a Nara). Questa statua è stata costruita nel 1252 e per arrivare sono sufficienti circa dieci minuti a piedi dalla stazione Hase che si trova sulla linea Enoden (filobus, non treni) di Kamakura. E si può visitare ogni giorno dalle 8 alle 18, quindi bisogna non arrivare troppo tardi.

DSCF6432Il quinto giorno ci ha portato sulle pendici del Monte Fuji. O almeno così sarebbe dovuto essere se non fosse stato per la nebbia. Non siamo riusciti infatti a vedere il monte a causa della scarsa visibilità. La gita,  prenotata in Italia, ha previsto una gita al Parco nazionale Fuji-Hakone-Izu, area situata nelle prefetture di Yamanashi, Shizuoka, Kanagawa e nella parte occidentale di Tokyo. Questo parco è costituito dal monte Fuji, dai Cinque Laghi Fuji, Hakone, la penisola Izu e le isole Izu. È una raccolta di siti turistici che costeggiano la regione. Il parco è stato istituito il 2 febbraio 1936 come parco nazionale Fuji-Hakone, ed è uno dei primi quattro parchi nazionali instaurati in Giappone.

20150422_115233 20150419_210658Asakusa e zoo di Ueno. Queste le tappe del sesto e ultimo giorno a Tokyo. Se da una parte siamo rimasti abbagliati dal tempio di Asakusa e dal popolo giapponese vestito in modo tradizionale, dall’altra abbiamo amato il Panda, il vero Vip del bioparco. Asakusa è infatti ancora oggi uno dei quartieri dove si possono osservare gli ultimi residui del Giappone tradizionale all’interno della modernissima Tokyo. Situata nella zona nord-est della parte centrale di Tokyo, alla fermata finale della metropolitana nella linea Ginza, Asakusa è una delle parti meno caotiche della capitale dove ancora si incontrano ragazze che passeggiano in kimono e numerosi risciò in giro per le strade (a dire la verità ad uso e consumo più dei turisti che dei giapponesi). Asakusa fa parte di quella zona della città chiamata dai giapponesi shitamachi (città bassa), accanto al fiume Sumida.

L’attrazione principale è il tempio buddista Sensoji, conosciuto anche come Tempio di Kannon perché dedicato alla dea buddista della misericordia. Si entra attraverso il Kaminarimon (Cancello del Tuono) con la sua ampia lanterna di carta rossa, portale esterno del Sensoji e simbolo di Asakusa. Costruito intorno al 942, il Kaminarimon è stato distrutto molte volte lungo il corso dei secoli, finché la versione attuale è quella ricostruita nel 1950. Un viale di oltre di duecento metri, chiamato Nakamise Dori, dedicato allo shopping conduce dal portale esterno al secondo portale, l’Hozomon.

Oltre a souvenir tipici giapponesi quali lo yukata ed i ventagli colorati, lungo il Nakamise è possibile comprare dolci e specialità culinarie tradizionali dalla zona di Asakusa, come i ningyoyaki, dolci a forma di bambola (in tempi recenti sono comparsi quelli ispirati a manga e personaggi kawaii come Doraemon o Hello Kitty) caratteristici di Asakusa con dentro una crema di fagioli dolci, ma anche yakitori (spiedini di pollo) o yaki soba (spaghetti di soia). Superata l’entrata dell’Hozomon appare la costruzione principale del tempio e, ad ovest, il Gojuto (pagoda delle 5 storie) dove si dice vengano conservate parte delle ceneri di Buddha. Nei pressi della fermata Ginza, al di là del fiume, è possibile mangiare cibo giapponese a prezzi molto contenuti.

DSCF6476Ueno è una zona piena di cultura, con musei, palazzi culturali e un’Accademia d’arte, ma a pochi passi dalla stazione e fino al laghetto Shinobazunoike si estende anche un’area piena di verde: l’Onshikoen, il parco dove si trovano lo zoo con i panda e tanti ciliegi che lo rendono uno dei luoghi più famosi per ammirare la fioritura. Spostandosi in direzione di Okachimachi, invece, si arriva ai negozi originali e pieni di vitalità lungo la stradina di Ameyoko e all’area dedicata alla vendita di gioielleria all’ingrosso. Inoltre, Ueno è il posto ideale per conoscere la tradizione giapponese degli spettacoli e dei monologhi comici rakugo. E per soddisfare il palato, cucina giapponese con un piatto di tonkatsu, carne di maiale impanata, o anguilla, oppure cucina occidentale “vecchia maniera”.

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