Storie di amicizie e di bonsai…

amiciAi tempi dell’università credevo che l’amicizia si basasse sulla quantità. Da studentessa fuori sede credevo fosse l’unica via per avere compagnia. Uscivo con persone completamente diverse con le quali passavo splendide serate, al pub, al mare e al cinema. Quasi ogni settore del divertimento aveva la giusta compagnia. Ma rimpiangevo le amicizie più intime, quelle del liceo. Il gruppo di Crotone con il quale avevo passato i migliori momenti. E osservavo con estrema nostalgia le colleghe dell’università che chiamavano ogni giorno le amiche del liceo, quelle che vivevano a pochi passi da loro, per raccontare la loro vita e per ascoltare strani aneddoti.

bonsaiPoi crescendo ho capito che il tipo di amicizia che avevo sempre cercato non era di certo quello delle compagnie ultra numerose per passare il tempo. Ma le amicizie che mi avrebbero arricchita, quelle amicizie che avrebbero lasciato un segno anche se poco tangibile in un primo momento. Questo l’ho capito dopo anni di cambi lavoro, di studio in discipline diverse tra loro e dopo la scomparsa di mia madre. È stato come se con la morte di mamma, dalla quale sono passati 974 giorni, abbia sentito l’esigenza e la necessità di chiudermi. Di stare con le persone giuste, quelle che fanno stare bene. Esigenza quasi “manicale” che mi ha spinta a prendere da queste persone il più possibile. Un’amicizia non di certo fatta di parassiti, ma di persone capaci di trasmettere qualsiasi cosa. Dal racconto della giornata alla teoria dei massimi sistemi. Quelle persone insomma che sono capaci dare senza accorgersene e senza chiedere nulla in cambio. Se non il piacere di passare del tempo insieme. Il piacere di condividere un momento speciale e un film, oppure un fumetto. O addirittura un ricordo. Come il primo incontro, o addirittura le battute e le persone che sono passate nella vita.

radioEcco perché mi sono convinta che l’amicizia sia come il Bonsai. Come il Ficus Totoro che da pochi giorni è entrato a far parte della mia nuova vita milanese. Il Bonsai ha bisogno di cure, ha bisogno di essere accudito, annaffiato e sistemato. Lo stesso vale per l’amicizia. Anche lei ha bisogno di amore e cure. Di attenzioni, come quelle date alle persone verso cui si prova grande affetto. Quando si cura un Bonsai, è necessario annaffiare il terreno e le foglie, è necessario potare i rametti e impedire che le foglie malate possano infettare la pianta. Un po’ come l’amicizia. Perché quando ci si rende conto che un rapporto rischia di “infettare” tutto, l’unica cosa da fare è tagliare. Senza rimorso.

Il pensiero di vivere senza amici è come stare in un giardino senza fiori. Desolante e incolore. Gli amici, quelli veri, sono splendide “piante” capaci di riempire le giornate. Ricordo ancora quando ho conosciuto Jules. Ci ha unito uno strano Primo maggio in Sila. O la prima volta che io e Carla abbiamo riso insieme, per la battuta stupida di un compagno di scuola. E come dimenticare l’affetto di Chiara, conosciuta da poco, che è riuscita a riempire le giornate quando il vuoto aveva preso il sopravvento. Il primo ricordo di Stefano è invece legato alla facoltà frequentata da mia sorella, dove per stare comoda e avere luce disegnavo ossa e muscoli. E le battute a senso unico di Gianfe e il sorriso di Jaqui. Le battute di Pasqualo e le lunghe chiacchierate con Cla e Cecio.

934707_335835283186876_1708205862_nOgni amico è un piccolo Bonsai, da custodire e portare sempre dietro. Anche a chilometri di distanza. Come ho fatto con i miei piccoli bonsai, molti dei quali sono in terra lombarda, mentre altri vivono a Roma, Londra. In giro per l’Italia e il mondo insomma.

Gli amici, quelli veri sono persone sempre presenti. E non è un cazzata che il “vero amico si vede nel momento del bisogno”, perché gli amici Bonsai hanno un sesto senso che gli permette di capire quando il bisogno di parlare, o anche solo di avere qualcuno vicino è quasi impellente.  Gli amici migliori sono sempre con te quando più ne hai bisogno. Sono quelli che rispondono al telefono anche alle 3 di notte e che sono pronti a mandare all’aria qualsiasi cosa pur di starti vicino.

amici 4Un buon amico, se ci tiene veramente, conosce il momento in cui essere sincero.  Mia madre diceva che quando “vuoi bene a qualcuno ti dovrai sforzare d’esser sincero, anche quando la cosa potrà fargli male. Se gli dici che sta facendo qualcosa che non fa, lo fai perché t’importa”. Un modus vivendi che in molti casi non viene eseguito. Spesso si ama affidare le proprie critiche ai social network o alle “finte” amiche pur di non parlare con la persona interessata. Ricordo ancora quando Carla mi disse che avevo sbagliato compagno. E in un momento di crisi ha fatto male. Ma oggi la ringrazio ancora, perché aveva ragione. Lo stesso vale per Cecio che, con la durezza, dice sempre quello che pensa. A ogni costo.

Gli amici migliori sono genuinamente felici per te quando condividi una buona notizia. Una laurea, un nuovo lavoro. Non riesco a dimenticare le faccette di Chiara alla notizia di una nuova occupazione, ma anche quelle di Stefano che mi ha chiesto il curriculum vitae da inoltrare. O il viso luminoso di Giuliano alla notizia del mio trasferimento. Gli amici rendono liberi, perché pur soffrendo per la distanza sono contenti delle decisioni delle persone care.

amici 2Ma gli amici “bonsai” rispettano il bisogno di spazio. Non si attaccano al cellulare quando non rispondi a un messagio su wazzup. Capiscono che sei impegnata e che non puoi rispondere. Non sono gelosi dei rapporti e delle relazioni sia amichevoli che amorose. Perché sanno che non saresti capace di rubare del tempo prezioso con loro. Un buon amico rispetta i tuoi spazi e le tue forze emotive. Le vere amicizie portano a una reciprocità nel dare e avere, e a sapere quando è il momento di rispettare i confini dell’altro.

I bonsai sono capaci di avere una conversazione profonda. Non parlano soltanto di donne, motori oppure di smalti e borse. Per quello ci sono le riviste specializzate. I veri amici, quelli che scegliamo con cura, sono capaci di avere conversare per ore.  Parlando del senso della vita e della morte. E questo io lo so. Ho amici sui quali so di poter contare se voglio farmi una risata, o con i quali so che potrò sempre divertirmi. Ma i miei bonsai sono quelli alla cui porta posso andare a bussare per godermi una chiacchierata su qualcosa di più significativo. Sono le persone che ricordo sempre con un sorriso sul volto.

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