Alla scoperta delle pietre dell’Incavallicata, tra storia e leggenda

Sovrastano l’altopiano della Sila i giganti dell’Incavallicata, due sculture megalitiche create probabilmente dai primi abitanti della Calabria, e situati vicino Campana, in pieno Parco Nazionale. Questo sito, sul quale insistono diverse leggende, è considerato la Stonehenge della Calabria.

La formazione delle pietre, che risale a un’epica lontana anteriore alla prima colonizzazione greca della regione, è stata oggetto di studio da parte di diversi scienziati che hanno escluso la tesi della formazione naturale. La “scultura” sarebbe opera dell’uomo, dato che la simmetria dei lati e la presenza di tracce di malta che  sarebbe stata usata per tenere insieme i blocchi di pietra. Il secondo colosso, posto vicino all’elefante, potrebbe essere ciò che resta di una sagoma umana, forse un guerriero, di cui è rimasta solo la parte inferiore.

Il luogo delle due pietre è conosciuto da secoli, da quando cioè era stato identificato nelle carte topografiche del 1.600 come la collinetta dove si trovavano due colossi noti come Cozzo de li Giganti’. Dalle testimonianze pervenute, sembra che la stessa popolazione di Campana conoscesse il luogo e soprattutto le due figure, utilizzate come location per fotografie amatoriali.

Esistono anche delle vecchie leggende, una di queste racconta che dentro le pietre sarebbe stato nascosto un tesoro: una chioccia con innumerevoli pulcini d’oro. E’ un tesoro inaccessibile al quale si potrebbe arrivare mediante un macabro rito che consiste nel sacrificare un neonato proprio su queste pietre.

Numerose sono le teorie su queste sculture. Una tesi fa riferimento al III secolo avanti Cristi all’epoca della conquista di Pirro. L’elefante altro non sarebbe che una sorta di omaggio all’arrivo di Pirro che, con 30mila uomini e venti elefanti, ha raggiunto la Magna Grecia su invito dei Tarantini per combattere l’avanzata romana da Nord, nel 280 avanti Cristo.

Secondo altri studiosi, le statue sarebbero state costruite dai soldati di Annibale durante la Seconda Guerra Punica, verso la fine del III secolo avanti Cristo. A differenza di Pirro, Annibale avrebbe soggiornato per lungo tempo nel Bruttium, ma dopo la discesa delle Alpi, pare avesse solo un solo elefante, poiché dei trentotto esemplari con cui era partito, trentasette sono morti sulle Alpi. Uno dei suoi accampamenti principali è stato il Castra Hannibalis, situato nella zona della marina di Catanzaro, dunque molto più a sud di Campana.

Il riferimento degli elefanti di Annibale si ritrova tuttavia nelle zecche puniche africane e spagnole. Ma su queste monete si trova una raffigurazione dell’elefante diversa rispetto a quello delle pietre di Campana. La statua non sembra né asiatica né africana, sia per la forma delle orecchie che per quella delle zanne. Inoltre, come scrivono diversi storici, né Pirro, né Annibale sarebbero passati dalla Calabria per far conoscere gli elefanti agli abitanti di Campana. Inoltre la costruzione dei colossi avrebbe richiesto l’uso di ponteggi molto alti e un tempo di edificazione sicuramente più lungo rispetto al passaggio occasionale di un esercito straniero. Per questo motivo prende sempre più corpo che la statue sarebbero state realizzate e innalzate dalla popolazione autoctona.

Esiste inoltre una terza tesi, quella che identificherebbe la statua con  un Elephas Antiquus, una specie che si è estinta circa 11.000 anni fa. I megaliti sarebbero dunque stati scolpiti in epoca preistorica. Tesi avvalorata dal ritrovamento nel dicembre del 2017 del fossile di un Elephas Antiquus nel lago Cecita, a circa 20 chilometri di distanza dai megaliti di Campana.

La statua dell’elefante è alta 5,50 metri. È  visibile la lunga proboscide e le due zanne. L’elefante ha tutte e quattro le zampe emicilindriche ben modellate e visibili, due sul lato destro, due su quello sinistro. La zampa posteriore sinistra è rappresentata in flessione, cioè l’elefante è ritratto in movimento. Dietro la zanna c’è un’altra protuberanza cilindrica mutilata che scende verso il basso, e dà l’impressione della gamba di un uomo a cavallo dell’animale, ma la statua nella sua parte alta è incompleta.

La seconda statua è alta 7,50 m, ed è priva della parte alta, ma sembrerebbe rappresentare le gambe di un essere umano ed è stata ribattezzata “Il Ciclope” o anche “Il Guerriero Seduto”, infatti la posizione della statua richiama le sculture del Tempio di Abu-Simbel, in Egitto. Alcuni blocchi di roccia caduti dalla sommità dei colossi si trovano sul pianoro circostante a poca distanza dalle statue, e forse sarebbe possibile riconoscerne la collocazione nella posizione originale.

Il sito dell’Incavallicata si estende fino alla località Pietra Pertosa, dove è stata trovata una scultura di roccia calcarea scolpita con lo stesso metodo. La statua rappresenta un grosso rettile senza zampe, una sorta di enorme serpente diviso in diversi tronchi cilindrici, alcuni cavi all’interno, lungo complessivamente 10 metri circa.

Mentre dopo alcune ore di cammino si arriva a una collina sulla cui sommità è stata realizzata una statua raffigurante  una grossa balena di 60 metri.

I monoliti sono stati inseriti tra i  Luoghi del cuore Fai, ovvero i beni censiti dal Fondo ambiente italiano che possono essere “salvati” e salvaguardati.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. The Butcher ha detto:

    Questo è uno dei luoghi che più mi interessavano della Calabria e un giorno vorrei veramente visitarlo. Ha un fascino incredibile.

    Piace a 1 persona

    1. Enrica Tancioni ha detto:

      E’ molto bello e particolare…

      "Mi piace"

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