In giro per il Marchesato, alla scoperta di Acheronthia

Oggi è un ammasso di ruderi, ma il borgo nel 1800 era un centro ricco e florido, per poi essere abbandonato. Il motivo? I continui cedimenti dei muri, le difficoltà di approvvigionamenti di acqua potabile, la malaria e i terremoti hanno costretto gli abitanti ad un esodo progressivo, che intorno alla metà del 1800 è poi culminato con l’abbandono definitivo ed il trasferimento nel sito attuale.

Così la visita alla vecchia Cerenzia, Geruntia o Acheronthia è un vero e proprio viaggio nel passato. Lungo il crinale che si affaccia sulla valle sono ancora presenti le tracce di un grande edificio religioso, di un enorme palazzo (probabilmente il “vescovato”) e di alcune case sopravvissute al tempo.

Foto di Gabriele Mauro

Il paesaggio e l’atmosfera che si respira sull’alto della rupe sembra catapultare i visitatori. che hanno il coraggio di affrontare la strada che collega il nuovo centro alla vecchia Cerenzia, in un tempo ormai lontano, ricco di storie e di leggende. Come quella che parla di un drago con sette teste che viveva in un grotta sotto la collina. Il mistero avvolge ancora oggi l’origine sia del nome che della cittadina.

Fondata secondo alcuni studiosi dagli Enotri, secondo Filottete l’urbe era cinta da altissime mura naturali e dominava, così come domina tuttora, la vallata del fiume Lese, un tempo forse chiamato Acheronte, da cui ne deriverebbe l’etimologia.

Sede vescovile per nove secoli (dall’VIII al XVII secolo), Cerenzia è stata la sede di sette chiese per settemila abitanti e città natia di ben sei vescovi, alcuni dei quali discepoli o amici personali di Gioacchino, che intrattennero stretti rapporti con l’Abazia Florense.

Nonostante l’abbandono, il rapporto dei cerentinesi con la loro antica città non si è mai interrotto. Anche se il sito e la stessa strada di collegamento sono abbandonati. Nel sito mancano le targhe esplicative che raccontino la storia e la strada per arrivare è invasa da erbacce. Tuttavia, i cerentinesi in  occasione della festa dell’Ecce Homo, ogni anno fanno un piccolo pellegrinaggio per visitare il sito.

Attaccamento al luogo che è testimoniato inoltre dai numerosi componimenti, poetici o canori. Tra questi  Acherunthia, di Salvatore Lista, maestro, sindaco del paese negli anni ’60 e autore di vari scritti. Il secondo, Ruderi, del poeta Teodoro Torchia, maestro, cantore e cultore della storia delle popolazioni.

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