In giro per Clanezzo, il borgo dei tre ponti

Tre ponti e una passeggiata lungo il fiume grazie alla quale si può viaggiare nel tempo ed entrare in una scena teatrale ambientata nel Medioevo. È Clanezzo, il borgo dei tre ponti in provincia di Bergamo.

Qui il rumore dell’acqua che scorre, il fruscio degli alberi, il suono delle scarpe sui ciottoli e sugli scalini in pietra accompagnano ogni singolo passo. Così ai piedi del ponte Ubione, il torrente Imagna si  tuffa nel Brembo e le Valli Imagna, Brembana e Brembilla si incontrano per regalare uno spettacolo unico.

Clanezzo, frazione del più ampio comune di Ubiale Clanezzo, è infatti un borgo di poche anime che tuttavia conserva ancora le antiche atmosfere del tardo medioevo.

Il borgo racchiude ancora le tracce degli antichi Romani che hanno governato nell’area per quattro secoli. Secondo gli studiosi nell’area in cui sorge la chiesa di San Gottardo ci fosse una necropoli, dato che nella parte posteriore del coro sono state trovate tombe quadrate che contenevano ossa e una borchia metallica. Inoltre lungo le rive del Brembo sono state trovate monete del basso Impero e in località Castello alcuni frammenti di terracotta.

Lungo la mulattiera che unisce Clanezzo ad Ubiale -nei pressi del “Ponte della Sposa” – è stata poi scoperta una sepoltura, tanto che per i studiosi gli insediamenti romani si sarebbero spinti fino a Zogno e che una strada, passando per Ubiale, li collegasse ad Almenno.

Visitare il borgo è come fare un viaggio nel tempo grazie al paesaggio naturalistico e archeologico che riesce a regalare. Dell’antico castello che si ergeva sulla rupe del monte Ubione sono rimaste poche tracce, così come dell’antico ponte sul fiume, di cui è rimasto solo un pilone.

Il castello, dove secondo la storia che si confonde con la leggenda avrebbero abitato i ghibellini, è ammantato di mistero. Sembra che chiunque si trovasse a passare dall’antico maniero durante le ore notturne venisse circondato da fantasmi insanguinati in cerca di vendetta. Nel 1300 nel castello si è insediato un signorotto Ghibellino, Enguerrando Dalmasano. L’uomo, solito a ordinare diversi saccheggi, è stato fronteggiato da Pinamonte da Capizzone, un frate del monastero di Pontida. Il frate a capo di un gruppo di stoici ha sconfitto i soldati del signorotto e ha tentato di assalire il maniero per uccidere Dalmsano. Tuttavia il figlio Beltramo ha intercettato la manovra e ha quindi fatto imprigionare il frate,  che è stato imprigionato nelle segrete di una delle torri, dove è morto. La leggenda vuole che le sua grida si possano sentire nelle notti di luna piena.

Sulla sponda del fiume è possibile lasciarsi incantare del rumore dell’acqua che scorre e degli uccelli presenti nella zona. Seguendo la scalinata in pietra che conduce al porto, si trova il Ponte di Attone. Costruita per volere del conte di Lecco Attone di Guiberto, la struttura è realizzata in pietra grezza e collega Clanezzo ad Almenno. Una volta oltrepassato  il ponte si incontra  un piccolo complesso in pietra, che compone l’antica Dogana e il Porto. In parte abbandonate, le costruzioni sono la testimonianza del tempo ormai passato, quando coloro che raggiungevano il fiume dovevano pagare dazio.  

Il porto per millenni era l’unico punto di collegamento tra le due valli e l’unica possibilità per i mercanti di attraversare il Brembo su piccole barche con le loro mercanzie. La casa era la dimora del barcaiolo che trasportava merci e persone da una sponda all’altra del Brembo. Un lavoro che è proseguito fino alla fine dell’Ottocento, quando tra le due sponde è stata costruita la passerella.

Oggi per attraversare il fiume si può imboccare il “ponte sospeso” oppure “Ponte che balla”. È uno dei primi esempi ottocenteschi di struttura realizzata con la tecnica delle funi portanti sulla riva. La struttura, realizzata intorno al 1878 per volere di Vincenzo Beltrami, il proprietario del castello di Clanezzo, si ispira ai famosi tibetani ed è lungo 75 metri.

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