Nel silenzio della Certosa di Pavia

È immersa nelle campagne di Pavia la famosa Certosa. Nata  a pochi chilometri dal centro cittadino, la struttura è stata dichiarata monumento nazionale italiano diventando così di proprietà del Regno d’Italia prima e dello stato italiano in un secondo momento. Era il 7 luglio del 1866, quando sono stati posti a vincolo demaniale tutti i beni artistici ed ecclesiastici al suo interno.

Il monumento, che risale al XIV secolo, è stato edificato nel periodo tardo-gotico italiano ed è diventato poi monastero cistercense e Santuario della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie.  Il nome deriva dalla Grande Certosa (Grande Chartreuse), il primo e principale insediamento monastico certosino, fondato da San Bruno nel 1084. Da quel momento la Regola prevede che tutti i monasteri di quest’ordine si chiamino Certosa e rispettino, anche se in scala, la stessa pianta.

La sua costruzione di deve a Gian Galeazzo Visconti che nel 1.396 ha deciso di fare costruire ad appena 8 chilometri da Pavia una Certosa da usare come cappella di famiglia. Struttura che è stata collegata poi al castello tramite il Parco Visconteo.

Dopo circa 100 anni dalla sua costruzione, Francesco Sforza nel 1462 ha deciso di far ricoprire la chiesa, mentre il chiostro grande, costituito da arcate in cotto sostenute da colonne in marmo, è stato finito nel 1472.

Ancora oggi, quello che la Certosa tramanda è la sua facciata, sulla quale sono state realizzate decorazioni fatte di medaglioni che ritraggono personaggi storici o leggendari del mondo antico. Nella parte alta invece dominano gli episodi della storia di Cristo e dell’antico testamento. Qui si trovano figure di santi e profeti che ancora oggi tramandano le sacre scritture e i fasti dell’epoca passata.

In chiesa la struttura gotica, tipica del luogo e del tempo, si mostra con le sue tre navate coperte da volte a crociera con decorazione di cieli stellati e figure di santi e certosini. Gli affreschi, realizzati sul transetto di sinistra, sono invece dedicati alle famiglie degli Sforza e dei Visconti.

In un primo momento il complesso è stato affidato alla comunità certosina, poi a quella cistercense e, per un breve periodo, anche quella benedettina. Tuttavia dopo l’unificazione del Regno d’Italia, la Certosa è stata  dichiarata nel 1866 monumento nazionale ed è stata quindi acquisita  tra le proprietà del demanio dello Stato italiana. Dal  1968 ospita una piccola comunità monastica cistercense, la stessa tipologia di comunità che in Italia si può trovare nella Certosa di Serra San Bruno, in Calabria.

Per ammirare la bellezza della Certosa potete fare una visita con un monaco. Nonostante il voto del silenzio aleggi tra i muri della struttura, il voto sembra infranto mentre calpestate le pietre antiche. Tra un’area e l’altra potrete conservare con la guida che vi illustrerà la storia della Certosa.

La Certosa è infatti un luogo di culto dove oggi risiedono i monaci cistercensi. I certosini sono andati via  nel 1782 a causa dell’editto dell’imperatore Giuseppe II, sono poi ritornati nel 1930, per volontà di papa Pio XI. Sono nel 1947 i certosini hanno abbandonato la Certosa, a seguito del ritrovamento della salma di Benito Mussolini al suo interno. Da allora e fino al 1960 l’abbazia è rimasta ai Carmelitani, da quella data in poi si sono insediati i Cistercensi.

Nel corso della visita, oltre ad ammirare le bellezze all’interno della chiesa, potrete vedere il  chiostro grande sul quale si affacciano le celle dei monaci. Potrete inoltre conoscere lo stile di vita dei certosini e visitare una cella, dove ogni singolo monaco risiede in modo del tutto indipendente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.