Non c’è spazio per la tristezza a Borgo Croce, frazione di Fiumara in provincia di Reggio Calabria. Qui, dove la terra arida si sposa con il vento, il borgo è rinato.
E l’ha fatto grazie a Mariagrazia Chirico che, dopo aver deciso di ritornare, insieme a un gruppo di amici ha iniziato a “colorare” le porte e le mura delle case del piccolo centro.

Il progetto
È quello stesso amore grazie al quale è nato il progetto Borgo Croce. L’idea si affaccia nel 2020 quando i residenti e le persone innamorate della piccola frazione, destinata allo spopolamento, hanno deciso di armarsi di vernice e pennelli per realizzare murales con il solo intento di rivitalizzare il villaggio.
Nel 2023, dopo la nascita dell’omonima associazione che sostiene le attività locali, il concetto di restanza si è fatto ancora più vivo.

La restanza come scelta di vita
Così, in pochi anni, il borgo è diventato uno dei simboli della “restanza”. Per quel gruppo di amici, nati e cresciuti insieme, la restanza — come scrive l’antropologo Vito Teti — è diventata “una scelta etica, un diritto, un nuovo modo di stare al mondo, un senso dell’abitare, una ricerca di appaesamento”.
Il ritorno e la ricerca di appaesamento
Quella ricerca che per l’antropologo “riguarda anche, se non soprattutto, quelli che sono andati via e che tornano”, le persone che rimangono sospese e che “hanno il cuore in mezzo a due pensieri”, e che quindi “vanno e vengono, camminano, cercano”.

Restare come atto rivoluzionario
Per Teti restare è un atto rivoluzionario, dal momento che il solo fatto di rimanere non basta, ma deve essere affiancato da “una cultura e una pratica oppositiva, se non ci si appropria dei valori, dei paesaggi, del vuoto, delle bellezze in cui viviamo. Restare significa essere teneri, garbati, amorevoli, senza però cedere e fare compromessi con il potere”.
Amare la propria terra e immaginare il futuro
Ma restare significa anche “amare la propria terra, far rivivere la Terra (Gaia), essere orgogliosi della propria ‘tradizione’ mobile, aperta, dinamica; rifuggire da un ‘noi’ che esclude sempre gli altri, che dà la colpa al forestiero e allo straniero, che ci autoassolve e assolve un ceto politico dirigente, un’élite, anche intellettuale, sempre pronta a percorrere la via della lamentela e della rivendicazione gratuita, senza avere in mente un progetto, un’idea di cambiamento, una visione di futuro”.

Un borgo trasformato dall’arte
E oggi il borgo è una delle mete più amate della provincia e della regione. Perché pareti, porte, finestre, muri scrostati e vicoli ciechi si sono riempiti di murales, citazioni poetiche, installazioni colorate, fiori e oggetti della tradizione rurale.
Le strade non sono più luoghi di passaggio, ma sono diventati salotti aperti in cui i visitatori possono essere accolti con sorrisi e racconti.
I luoghi da scoprire
Dalla Piazzetta dei Papaveri al vicolo del bacio, passando per i detti popolari e le scalinate ricche di aforismi.























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