Zaino in spalla alla scoperta dei boschi di Canzo

Ciclabili che si inerpicano per il bosco, un sentiero che accoglie le persone con statue in legno che schiacciano l’occhio alle creazioni di Hayao Miyazaki. E ancora sentieri che salgono tra gli alberi seguendo il corso d’acqua che scava da migliaia di anni forre e vasche. Sono gli ambienti della foresta di Canzo, una delle mete di montagna più battute dagli amanti delle camminate lente e i trekker più esperti. Sì, perché da questo piccolo borgo in provincia di Como partono diversi sentieri, da quelli turistici a quelli per escursionisti esperti.

Uno dei più semplici, da fare anche e soprattutto con i bambini è il Sentiero dello spirito del bosco che da Canzo porta a Terz’Alpe. Una volta arrivati nel piccolo borgo seguite le indicazioni per raggiungere la Fonte Gajum, iniziate quindi a camminare lungo la comoda mulattiera che porta fino a Prim’Alpe a quota 725 metri. Qui, se avete del tempo, potrete visitare il centro di accoglienza del parco. Ed è  proprio qui che inizia il sentiero dello spirito del bosco dove, lungo l’intero percorso, troverete gnomi, folletti, un asino ubriaco, ma anche passerelle, ponticelli e addirittura un piccolo labirinto.  Una volta terminato il sentiero vi troverete a Terz’Alpe dove potrete degustare gli ottimi piatti del rifugio, oppure sdraiarvi sul manto erboso per consumare il pranzo a sacco.

Per il ritorno potrete seguire il sentiero della carrareccia, oppure se siete amanti della geologia potete seguire il sentiero geologico che vi riporterà alla Fonte Gajum. Il sentiero nasce intorno agli anni Sessanta quando, Gruppo Naturalistico della Brianza, con la collaborazione del Comune di Canzo, della Comunità Montana e dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, per far conoscere alcuni aspetti geologici del Triangolo Lariano hanno realizzato un sentiero didattico lungo la mulattiera che dalle fonti di Gajum, poco sopra Canzo, si inoltra nella valle del torrente Ravella, affluente di sinistra del Lambro all’altezza del paese di Canzo.

Per spiegare le formazioni geologiche del territorio, le associazioni hanno posto cartelli lungo il sentiero in cui spiegare  le manifestazioni geologiche. Tra queste le rocce calcaree stratificate di origine marina che caratterizzano il Triangolo Lariano; i massi erratici di serpentino, granito e gneiss trasportati dai ghiacciai e abbandonati al loro ritiro; una macina di ceppo e la “Marmitta dei Giganti”, curiosa cavità scavata nelle rocce del letto del torrente Ravella dal moto rotatorio vorticoso di sabbie e ghiaie trasportate dalle acque.

Il sentiero geologico è diviso in due tratti: A e B. Il primo tratto inizia alle Fonti di Gajum (485 m) e termina sotto il Santuario di San Miro al Monte (600 m; ore 0,40).Il secondo tratto invece prosegue verso la parte alta della valle e termina all’azienda agrituristica Corni di Canzo (ex Rifugio Terz’Alpe), un antico edificio tra prati e pascoli che un tempo era la terza località di alpeggio della Val Ravella (800 m; ore 1,40).

Il sentiero geologico è diviso in due tratti: A e B. Il primo tratto inizia alle Fonti di Gajum (485 m) e termina sotto il Santuario di San Miro al Monte (600 m; ore 0,40).Il secondo tratto invece prosegue verso la parte alta della valle e termina all’azienda agrituristica Corni di Canzo (ex Rifugio Terz’Alpe), un antico edificio tra prati e pascoli che un tempo era la terza località di alpeggio della Val Ravella (800 m; ore 1,40).

Ma l’intera area è dominata dai Corni di Canzo. Secondo la leggenda questi sarebbero nati da una battaglia tra arcangeli e diavoli. Secondo il mito, Canzio, il generale dei demoni, è stato “beffato” da un furbo angioletto che, approfittando di un momento di debolezza dell’avversario, ha soffiato polvere di elleboro, dal potere starnutatorio. Il diavolo ha quindi starnutito  così forte che la sua testa si è conficcata per terra e le sue enormi corna si sono staccate di netto dalla fronte, dando così origine alle nostre montagne.

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