Le scuderie de Montel, ecco il gioiello liberty abbandonato al degrado

Dell’atmosfera di Bella Epoque non è rimasto nulla. Così come è svanita la suggestione di quella Milano d’inizio Novecento fatta di architettura liberty. Solo muri e tetti pericolanti che oramai anche il più costoso dei piani di riqualificazione farebbe molta fatica a far tornare agli antichi fasti. Una sola cosa in mezzo a quel mucchio di macerie e rifiuti riesce ad aprire uno squarcio sul passato: l’orologio su una delle due torrette, con le lancette ferme a mezzogiorno (o forse mezzanotte). Sono le Scuderie de Montel, gli spazi dedicati all’ippica finiti nel dimenticatoio quando, nel dopoguerra lo sport ha dovuto fare spazio al calcio nei cuori dell’imprenditoria meneghina.

Oggi lo spazio tra via Fetonte, angolo via Achilli, proprio di fronte allo stadio di San Siro, è diventato la casa per le persone senza fissa dimora che, incuranti del pericolo di crollo, hanno deciso di usare l’area. Le scuderie sono state costruite dal banchiere ebreo Giuseppe De Montel nel 1915. Dopo tre anni i lavori sono terminati e le scuderie sono diventate le più prestigiose e famose del paese, entrando fin da subito in concorrenza con quelle leggendarie di Federico Tesio. San Siro all’epoca non era stato ancora costruito, e l’area era invasa da campi e prati in cui correvano i purosangue e i cavalieri del Savoia di via Vincenzo Monti.

L’arrivo del fascismo e delle leggi razziali ha cambiato tuttavia la situazione. De Montel è stato costretto a vendere tutto e fuggire, così la struttura è passata alle Pie opere missionarie che alla fine del conflitto ha deciso di affittare l’intera struttura ad altri allevatori, ma la totale mancanza di manutenzione ha finito per comprometterne la competitività.

Da allora è iniziato il declino, l’abbandono fino al degrado iniziato con il passaggo di proprietà al Comune di Milano nell’ambito di una grossa lottizzazione. Oggi sgattaiolare all’interno dell’area è semplice, ma il rischio di crolli improvvisi è così alto che è preferibile rimanerne alla larga. Nei box dei cavalli sono rimasti materassi, scarpe, vestiti, bottiglie di vino e birra a mucchi e topi. Le volte in legno sotto gli uffici, oramai marce, sono state puntellate e il prato è ridotto a un intrico di rovi ed erbacce così alte da impedire ogni passaggio agli umani, ma non alle colonie di conigli.

Camminando lungo via Fetonte colpisce il contrasto fra il vecchio gioiello liberty ridotto a discarica e il grande palazzo residenziale costruito proprio lì accanto, che ha inglobato parte del vecchio muro perimetrale e il vecchio portale d’ingresso. Fra il 2006 e il 2012 l’amministrazione comunale ha annunciato due diversi piani di riqualificazione. Il primo prevedeva la trasformazione in un polo termale (sotto terra è stata trovata una fonte d’acqua con proprietà curative), il secondo invece prevedeva la creazione di un centro per anziani. Ma entrambi sono rimasti fermi al palo per mancanza di soldi.

 

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