A spasso per Perugia: tra ciottoli, scale e luoghi ricchi di storia

Aveva ragione Henry James. Il primo impegno  che il viaggiatore deve tenere a Perugia è quello di “non avere fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno”. Perché Perugia deve essere “assaporata” lentamente, così come deve essere visitata in slow motion. E lei, che si erge su una collina, riuscirà ad affascinare e accompagnare in un mondo di cultura, sapori e tradizione turisti, viaggiatori e cittadini.

Non a caso la città capoluogo dell’Umbria richiama ogni anno decine di giovani che decidono di frequentare l’università. Proprio qui, nella regione polmone d’Italia che, ricca di natura e storia e quindi pronta a fare il grande salto, sembra tuttavia patire i limiti infrastrutturali dell’intera regione.  Dalle strade alle ferrovie, passando per i collegamenti aerei.

L’Umbria, nonostante risieda nel centro del bel paese, è tuttavia collegata con il resto d’Italia, e quindi con il mondo, da vie di comunicazione quasi obsolete. Per raggiungere Milano servono dalle tre alle sei ore di treno, e la durata inferiore è solo per chi si alza molto presto la mattina. Invece per arrivare a Roma sono necessarie dalle due ore e 47 alle 4. Certo a Perugia c’è un aeroporto, ma le mete da raggiungere sono poche: Milano e Catania in Italia;  Tirana, Malta, Londra, Bruxelles, Rotterdam e Vienna a livello internazionale.

Dal punto di vista stradale Perugia può essere raggiunta attraverso vie di grande comunicazione, la regina tra tutte è la SS3 Tiberina che collega Ravenna a Orte. L’arteria stradale presenta spesso un fondo quasi dissestato e  spesso caratterizzato da continui lavori e deviazioni. Certo, da una parte si ha la possibilità di ammirare la bellezza della natura appenninica, ma dall’altra il viaggio rischia di durare  tanto, tantissimo.

Perugia è senza ombra di dubbio una città da vivere in slow motion, da conoscere facendo lunghe passeggiate e da gustare al ritmo di un lungo valzer. E non solo, perché il capoluogo umbro è anche una cittadina attenta al sociale, tanto da lanciare, in particolare durante l’emergenza Covid 19, decine di iniziative per aiutare e sostenere i cittadini. Dalla raccolta di abiti usati e l’allestimento di veri e propri armadi sociali, alla spesa solidale, per passare poi all’associazionismo che ha posto le basi per far diventare Perugia una città accogliente. Prova ne è l’associazione Fiorivano le viole che, oltre a organizzare un piccolo festival fatto di musica e arte, si definisce una “cellula di resistenza creativa contro il degrado culturale e civile che attanaglia le nostre strade, i nostri luoghi, il nostro sentire”. L’obiettivo è infatti quello di “creare una rete operativa che si opponga alla depressione e alla solitudine della tecnica attraverso la creazione di uno spazio comune, laboratorio di scambio continuo e sincero”. Ecco perché nelle piccole via della Viola e via Cartolari potrete ammirare murales e graffiti, potrete imbattervi in punti di book sharing e ristoranti aderenti all’iniziativa dell’associazione.

In fondo Perugia è una città a misura d’uomo, un centro da visitare in lungo e in largo a piedi, un capoluogo da scegliere per i suoi ritmi lenti e per l’accoglienza dei suoi abitanti. Ma anche per la cultura, non a caso Perugia si è classificata al 37 posto nella graduatoria del Sole24Ore. Ogni anno il quotidiano economico analizza la Qualità della vita dei capoluoghi di provincia e stila  la graduatoria che tiene conto dei seguenti indicatori: “Ricchezza e consumi”, “Affari e lavoro”, “Ambiente e servizi”, “Demografia e società”, “Giustizia e sicurezza”, “Cultura e tempo libero”.

E Perugia nel 2019 è riuscita a ottenere la sua migliore performance nel settore  cultura e tempo libero, dove si è piazzata al 16esimo posto, mentre la peggiore posizione è nel settore  Giustizia e sicurezza e Affari e lavoro, dove si è atetstata al 59esimo. Per Demografia e società è 39esima, mentre in Ricchezza e consumi è al 50esimo posto e in Ambiente e servizi al 40esimo. Rispetto al lontano 1990, anno della prima rilevazione effettuata dal Sole 24 Ore, il capoluogo umbro ha perso sette posizioni, scendendo dal 30esimo al 37esimo posto. Nel corso degli anni, il miglior piazzamento è stato il 15esimo nel 1997, poi un progressivo calo fino al 74esimo del 2004, cui è seguita una risalita che l’ha fatta tornare intorno al 30esimo con migliore performance al 27esimo posto del 2014. Quindi nuova discesa fino al 58esimo dello scorso anno e la nuova risalita. Un andamento altalenante che spesso si riscontra anche in altre cittadine, ma che tuttavia nulla toglie alla bellezza di Perugia.

Così qui, nel centro d’Italia, è possibile perdersi tra le strade, fermarsi  sulle scale che portano nella parte alta della città e ammirare il panorama, ed è facile abbandonarsi tra i giardini e le mura. Aspettando il calare della sera per poter entrare nei ristoranti e degustare le bontà umbre, o anche solo per passeggiare lungo le strada e assaporare le atmosfere rilassanti che solo una piccola cittadina riesce a regalare.

Il giro della città parte dalla sua piazza principale, IV novembre, che custodisce la Fontana Maggiore. È una delle strutture più famose d’Italia, non solo perché le sue formelle sono state disegnate da Nicola e Giovanni Pisano, ma anche perché è l’esempio dell’architettura idrica degli antichi romani che hanno progettato il sistema della zona. L’acqua della fontana proviene infatti dall’Acquedotto del Monte Pacciano. La costruzione circolare e rialzata si deve alla volontà dei fratelli Pisano che hanno chiesto una struttura posizionata su una gradinata circolare e costituita da due vasche di pietra rosa e bianca, sormontate da una conca di bronzo. Da qui spuntano tre ninfe che sorreggono un’anfora dalla quale sgorga l’acqua.

Quando si parla di acqua a Perugia si parla di una delle vie più belle d’Italia: via dell’Acquedotto. Anticamente, infatti, era questa struttura ad alimentare la fontana di piazza IV novembre. L’acquedotto è stato costruito nel 1245, seguendo innovative tecniche, dal momento che portava l’acqua senza usare pompe tra le vie che si inerpicano sul colle.  Dismesso a metà 1800 perché costava troppo, oggi l’acquedotto offre una delle passeggiata più belle d’Italia. La zona superiore, infatti, è ricoperta di scale e difesa da parapetti, rappresentando quindi una strada a tutti gli effetti.  La parte più caratteristica è quella che va da Porta Sant’Angelo (vicino a Cattedrale e Fontana Maggiore) con un ponte sorretto da una decina di campate con grandi archi e case basse e colorate.

In piazza IV novembre si affaccia la cattedrale perugina: San Lorenzo.  I lavori per la costruzione  sono iniziati nel 1345 e sono poi terminati nel 1490. Tanto la fiancata laterale, quanto la facciata principale, sono rimaste incomplete. La facciata laterale, che si affaccia sulla piazza principale,  è stata impreziosita da una trama geometrica di rombi di marmo rosa e bianco, mentre la facciata principale si apre su piazza Dante ed è caratterizzata da continui rimandi architettonici e artistici al barocco.  Le decorazioni più importanti sono state realizzate  da Federico Barocci, Arrigo Fiammingo e Urbano da Cortona.

Se visitate Perugia fate un salto alla Galleria Nazionale dell’Umbria che, nata su corso Vannucci, la via del passeggio della cittadina, si trova agli ultimi piani del Palazzo dei Priori. La Galleria ospita uno dei patrimoni artistici più completi e ricchi di tutta la regione.

I tratti medievali della città sono ancora presenti, in particolare via Maestà delle Volte e via Volte della pace, dove potrete camminare e ammirare naso all’insu le volte del Medioevo.  Fate un salto nella Rocca Paolina, la fortificazione voluta da Papa Paolo III e realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane. Cantata in una poesia da Giosuè Carducci, la rocca è stata edificata per rendere la città sicura. L’obiettivo del pontefice era infatti quello di creare un rifugio efficiente come Castel Sant’Angelo. Tuttavia per edificare la fortezza, il papa ha ordinato la distruzione di un centinaio di case, monasteri e chiese, soprattutto di proprietà della famiglia Baglioni, odiatissima dal Papa.

In pieno centro si trova il pozzo etrusco che, appartenuto alla famiglia Corbello, è ancora oggi uno dei grandi esempi di opera idraulica che testimonia le conoscenze tecniche e il grado di civiltà raggiunto dalle popolazioni di Perugia già 300 anni prima di Cristo.

Nei pressi della torre degli Sciri, si trova l’oratorio di San Bernardino. Voluta dai frati Francescani in onore di Sa n Bernardino da Siena, la cui predicazione aveva infiammato i perugini in diverse occasioni, la costruzione porta sulla facciata la mano di Agostino di Duccio che, utilizzando materiali differenti, ha creato una sorta di mosaico fatto di colori che esplodono insieme per creare un vero e proprio gioco di riflessi.

Nel centro storico della città, in Borgo XX Giugno, si trova la Basilica di San Pietro. Costruita intorno all’anno mille, la chiesa ospita uno dei dipinti più particolari dell’arte italiana: il trionfo dell’Ordine dei Benedettini, opera del pittore Antonio Vassilacchi detto l’Aliense. La tela, dipinta nel 1592, rappresenta al centro San Benedetto da Norcia circondato da vescovi, abati, papi e altre figure di religiosi, realizzate a dimensione naturale, che conferiscono al dipinto grandezza e maestosità.

Ma allontanandosi dal quadro e osservandolo dall’altare salta subito all’occhio la figura nascosta tra le persone che compongono il quadro: il volto del diavolo. San Benedetto diventa infatti la  cavità nasale e il sole e la luna, disposti poco sopra, diventano invece gli occhi del mostro. Le orecchie del demone sono invece le riproduzioni di San Pietro e San Paolo agli estremi alti della tela.

 

DOVE MANGIARE: Perugia è ricca di ristoranti tipici in cui potrete degustare le bontà che la regione offre. Non potendo mangiare glutine abbiamo cercato luoghi celiaci friendly, come Osteria 13, con la sua cucina tipica umbra con sapori romani e siciliani; trattoria Il gufo, un ristorante che è diventato una casa per la cortesia del personale e la simpatia del cuoco. Mi raccomando assaggiate il ragù di lepre.

Se amate la pinsa, andate alla pinseria Torre degli Sciri che realizza ottime pinse con e senza glutine; ristorante della Bianca; Taverna dell’orso nei pressi della cittadina, così come Testone.

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