E la musica della mia infanzia…

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Sono cresciuta a pane, latte, letteratura e rock. Da bambina io e mia sorella ascoltavamo le compilation per bimbi, con le canzoni di Heather Parisi e le sigle dei cartoni animati. Ma mia madre, amante della musica e del rock, ogni tanto alternava le canzoni per bambini con i Queen. La cassetta arancione veniva messa nel mangianastri ed era grande festa. Sono cresciuta ascoltando la musica di mia madre: Pink Floyd, Queen, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Rolling Stones e David Bowie. Ma la cassetta che più ho amato è stata quella del Greatest Hits dei Queen. Sono rimasta legatissima alla cassettina arancione che spesso io e Manu infilavamo nel mangianastri. Perché è il racconto in musica della mia infanzia.

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Il giorno che mia madre è morta, ho ascoltato all’infinito Bohemian Rhapsody, una delle mie canzoni preferite. Dopo qualche giorno ho infilato nel lettore cd The wall dei Pink Floyd. Album che ho consumato al liceo. E che ascoltavo con mia madre, anche se entrambe abbiamo amato alla follia Dark side of the moon. Sarà per la presenza di Money, o per la copertina dell’album. Ma quando lavoravo sul letto e mia madre era al pc, mettevamo spesso il cd e i nostri piedi andavano a ritmo di musica. Money è stata inoltre la colonna sonora del mio lavoro come cameriera. Una delle canzoni più richieste, in particolar modo quando la stanchezza prendeva il sopravvento per le ore passate in piedi.

Ogni momento della mia vita ha una colonna sonora dedicata. Al liceo c’erano gli Oasis e Wonderwall, all’università Jeff Buckley, Black Sabbath e Sepultura. Quando le storie d’amore finivano passavo da Jeff alle canzoni strappalacrime degli Aerosmith e dei Gun’s and Roses. In fondo era necessario fare uscire la sofferenza per la storia finita. Esiste una sorta di protocollo che prevede di: ascoltare canzoni strappalacrime, vedere film che fanno piangere, mangiare cioccolato senza fine e ubriacarsi. Quello che io e un gruppo di amiche abbiamo ribattezzato kit da pronto soccorso per la fine di una storia.

Quando una storia finiva, accorrevamo con il kit che aveva le canzoni di Masini, Mariah Carey e la Houston. E film sentimentali, come My life, Papà ho trovato un amico, Fievel sbarca in America, Bambi… film con cui abbiamo pianto. E quanto abbiamo pianto. All’epoca pensavamo che un sano pianto provocato da un film o una canzone avrebbe alleviato la sofferenza per la fine della storia. Da allora ogni momento triste della mia vita è legato a una canzone che ho definito paracadute. Perché la musica o il testo riescono a fare dimenticare, anche solo per pochi secondi, la sofferenza. Come quella per la morte di mia madre.

Quando è morta mia madre le canzoni paracadute erano: Welcome Home, The power of love, Fix you, e tante altre come Who wants to live forever e Thinking of you. Il pezzo di Lenny Kravitz e dei Frankie goes to Hollywood sono stati ascoltati centinaia di volte. The power of love è addirittura la canzone mia e di mamma. Il grande pezzo dedicato all’amore capace di far dimenticare la paura. Ma non il dolore. Ecco perché quando spesso sono triste l’ascolto. E mi ricordo il suo sorriso quando la mettevo e quando diceva: “è bellissima”. Aveva ragione è veramente bella. Anche il video. Nonostante il mio ateismo amo il video che ritrae la nascita di Gesù. Mi ricorda l’amore di mamma verso me, Manu e Flavio.

Una canzone che mi ricorda quanto io e mamma fossimo simili, per non dire uguali. Aspetto che ho rifiutato per anni, ma che ho accettato il giorno della sua morte, quando pensavo che lei, Anna, era ed è sempre stata l’esempio da seguire. Perché se pensavo a chi avrei voluto somigliare, mi veniva in mente lei. Forte e indipendente. Devo la mia indipendenza a lei, alle sue cazziate quando facevo una marachella. Non è stata una madre convenzionale, non ricordo di aver mai portato un dolce fatto da lei come merenda a scuola. Ma mi ha insegnato altro. A non aver paura dei giudizi altrui, quando le cattiverie hanno consumato la mia infanzia, mi ha insegnato a non aver paura di nulla, ma a combattere strenuamente le ingiustizie e dire sempre la verità. A costo di essere sincera da far star male. Grazie ai suoi insegnamenti ho detto di no a lavori che non mi convincevano. Solo per potermi guardare allo specchio. Devo a lei la mia forza di volontà grazie alla quale ho inseguito a raggiunto le cose che volevo. Sono come lei. Mi spezzo ma non piego.

Photo by Mink Mingle on Unsplash

Mamma mi ha insegnato ad amare il prossimo e a non aver paura di quello che non conosco. Perché era convinta che proprio dall’ignoto sarebbe arrivato il grande insegnamento. E aveva ragione.

Siamo simili, anche per i gusti musicali. Ecco perché a sei mesi dalla sua morte, ho deciso di fare il programma con i brani scelti da lei. Il giorno prima del programma, scavando in auto per cercare un cd, ne ho beccato uno fatto da lei. Dentro Janis, Jimi, Pink Floyd, Phil Collins e Queen. Uno dei pezzi che mi ha fatto commuovere è stata proprio la nostra canzone. Poi ho messo i Pink e la loro Money. Insomma tutta la musica della mia infanzia. La stessa che amo riascoltare quando si avvicina il 7 di ogni mese…

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