Al lago di Sorapis, tra catene, rocce e vertigini

Ghiacciai in ritiro, biodiversità in via d’estinzione e un colore che non ha nulla a che fare con il turchese. Si è presentato così il lago di Sorapis lo scorso 9 settembre, dopo una difficile escursione tra catene e rocce leggermente scivolose, e decine di persone lungo il percorso.

Il lago, definito uno dei più belli del Veneto, è un osservato speciale dal Museo delle Scienze di Trento,  dall’Università degli Studi di Milano che, in collaborazione con il Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, hanno pubblicato uno studio.

Nello studio è scritto che il lago di Sorapis, definito “lago vulnerabile” dalla Fondazione Dolomiti Unesco, è  “un ambiente estremamente delicato”. Intorno a questo lago turchino, molto fotografato e preso d’assalto nei mesi estivi da migliaia di persone (circa 2mila al giorno), “sopravvivono comunità vegetali e animali, alcune a rischio estinzione, che vanno studiate, protette e monitorate”.

I ghiacciai, come sostengono gli enti che hanno avviato lo studio,  sono in continuo ritiro e la biodiversità è a rischio estinzione. “Fino a pochi anni fa il Sorapis era una delle tante mete turistiche”, ha spiegato Michele Da Pozzo, direttore Parco delle Dolomiti d’Ampezzo. “Da qualche tempo il turismo è andato aumentando. I cambiamenti climatici e la sempre maggior frequentazione di certi ambienti dolomitici hanno investito in maniera accelerata questo territorio, ponendoci di fronte a problemi seri di conservazione e dubbi sulla sostenibilità della frequentazione turistica”.

Da una parte dunque il cambiamento climatico che sta riducendo i ghiacciai che “nutrono” il lago, dall’altra l’inciviltà dei turisti che si “arrampicano” fino al rifugio per fare uno scatto e per poi abbandonare rifiuti e non rispettare l’intera area. Da qui la decisione di riportare la discussione sul turismo di massa che si è sviluppato negli ultimi anni e che sta andando a impattare sull’area.

Da Pozzo parla dunque dei turisti che si “tuffano nel Sorapis e fanno fare il bagno ai loro cani, con il rischio di alterare l’equilibrio delle acque. Dubito si arriverà a chiudere i sentieri che conducono al lago, ma di certo occorre frenare l’afflusso turistico. Lo stiamo facendo sia attraverso i divieti di balneazione e i controlli da parte della Forestale, sia rendendo meno comodo raggiungere l’area. Proprio per questo abbiamo accantonato il progetto di allargare il parcheggio sul passo Tre Croci”.

E non solo,  perché nel 2019 il sindaco Giampiero Ghedina ha firmato un’ordinanza con la quale ha vietato di fare il bagno nel lago. Il divieto è stato pensato per preservare il particolarissimo colore azzurro delle acque del lago.

Tuttavia nell’escursione del 9 settembre le tonalità che vanno dall’azzurro al verde erano quasi assenti, e il lago sembrava una grande pozzanghera. Situazione dovuta al caldo dell’estate e al fatto che l’intera area gode di grande salute in primavera, quando la neve inizia a sciogliersi per poi riversarsi nel lago. Tuttavia secondo Emilio Pais, gestore del rifugio Vandelli, il fatto che il lago sia rimasto senza acqua è una buona notizia. In un articolo del ‘Corriere delle Alpi’ Pais ha spiegato che “il lago con poca acqua deve essere ritenuto come una buona notizia”. Perché significa che “il ghiacciaio soprastante gode di ottima salute. Il lago, infatti, vive sulla pelle del ghiacciaio, che quest’anno si presenta decisamente migliore rispetto al recente passato. Significa che il clima è stato buono, con poche piogge e temperature meno alte del solito. Con l’arrivo del freddo il lago inizia inesorabilmente a ritirarsi”.

Sono diversi i sentieri che portano al lago, il 9 settembre abbiamo scelgo il numero 215 che parte dal Passo Tre croci. La prima parte, fatta di diversi saliscendi, si “srotola” nel bosco con vista sul monte Cristallo, Popena, i Cadini di Misurina e le Tre Cime di Lavaredo. Poi il sentiero inizia a inerpicarsi. E qui inizia la parte complicata che, senza una preparazione, può risultare difficile.  Sì, perché il sentiero presenta parti complicate per chi soprattutto soffre di vertigini. Ecco che la scala con il corrimano basso e piena di gente può risultare pericolosa, così come le parti attrezzate di catena ed esposte che si dipanano lungo tratti di roccia spesso scivolosa. È qui che abbiamo potuto toccare con mano, la mancanza di rispetto per la montagna e la natura in particolare da parte di chi ha pensato di affrontare l’escursione indossando sneakers e lasciando incustoditi i cani che spesso hanno intralciato il nostro cammino, finendo spesso tra le nostre gambe.

Per questo il sentiero deve essere “imboccato” da chi ha diverse esperienze su sentieri esposti e da chi è dotato di adeguato abbigliamento, scarpe in primis. E mi raccomando non fatelo a fine estate.

Per una passeggiata più tranquilla consiglio il giro del lago di Misurina. Chiamato la “Perla del Cadore” è la cornice delle Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, il Sorapiss e il Cristallo.

Situato a un’altitudine di 1.756 metri sopra il livello del mare, il lago di Misurina ha un perimetro di 2,6 chilometri e una profondità di circa 5 metri, ed è il bacino d’acqua naturale più grande del Cadore.

La leggenda vuole che il lago abbia preso il nome di Misurina, la figlia graziosa e capricciosa del re Sorapiss, vedovo, che regnava sulle Tofane, l’Antelao, le Marmarole e le Tre Cime di Lavaredo.

Misurina, dopo aver compiuto otto anni, ha scoperto dell’esistenza di una fata che viveva sul monte Cristallo e che aveva uno specchio magico capace di rivelare i pensieri di chi lo guardava. La bambina, che desiderava a ogni costo lo specchio ha pregato il padre che ha ceduto e ha accompagnato la figlia al  cospetto della fata.

La fata, intenerita dalle lacrime di Sorapiss, ha quindi donato lo specchio alla bambina, ma solo a una condizione: che Sorapiss accettasse di essere trasformato in una montagna. La fata voleva solo far desistere il re e la bambina, ma Sorapiss si è sacrificato.  Così mentre si specchiava, ai piedi di Misurina sono cresciute delle rocce,  alberi e prati. E quello che prima era il re ha iniziato a trasformarsi in montagna. La bambina spaventata è caduta nel vuoto, mentre il padre non ha potuto fare altro che assistere impotente alla morte della figlia. Ha quindi riempito la valle di lacrime tanto da far nascere il lago di Misurina.

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