In giro per Civita di Bagnoregio, alla scoperta della “città che muore”

Muore Civita di Bagnoregio. Perché il piccolo borgo laziale ai confini con l’Umbria, che conta 3.394 abitanti, sta svanendo a causa dell’erosione e dei lenti franamenti della roccia di tufo. A causa di questi fenomeni che  stanno consumando e scavando l’antico villaggio, Civita si è guadagnata il nome “la città che muore”. Ogni anno, le pareti si riducono di circa 5-6 centimetri, e il borgo sembra condannato a vivere in bilico tra un presente instabile e un futuro incerto.

Collegata alla terra ferma da un ponte, Civita si trova in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia. Le sue radici affondano in piena epica etrusca, quando la posizione isolata e la possibilità di difendere l’area hanno indotto gli etruschi a fondare un villaggio. Questo sorgeva lungo una delle vie  più antiche dell’Italia che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena. E si deve agli etruschi l’impianto urbanistico ancora visibile fatto di decumani e cardi. Una vita etrusca, quella di Civita, molto breve a causa dei continui terremoti e degli smottamenti che nel corso del tempo hanno finito per far sparire le antiche sepolture etrusche.

Solo in un secondo momento i romani hanno acquisito il controllo del borgo, tanto da sistemarne la  canalizzazione dell’acqua piovana e di contenimento dei torrenti iniziate dagli etruschi. Passarono in seguito anche i barbari, Carlo Magno e la Santa Sede. Tuttavia il declino della cittadina parte nel 1695 che ha distrutto gran parte del paese e ha fatto crollare l’unica strada di accesso al borgo.

Oggi l’antico passato di Civita rivive grazie alla presenza di diverse testimonianze etrusche, come quella della necropoli al di sotto del Belvedere di San Francesco Vecchio, oppure la Grotta di San Bonaventura, e il Bucaione, un profondo tunnel scavato ai piedi dello sperone di tufo su cui poggia il borgo.

Oggi l’antico passato di Civita rivive grazie alla presenza di diverse testimonianze etrusche, come quella della necropoli al di sotto del Belvedere di San Francesco Vecchio, oppure la Grotta di San Bonaventura, e il Bucaione, un profondo tunnel scavato ai piedi dello sperone di tufo su cui poggia il borgo.

Una volta entrati nel piccolo borgo, ci si può, anzi ci si deve perdere tra le vie e i vicoli capaci di richiamare atmosfere lontane e sospese nel tempo.  Qui è possibile incrociare diverse botteghe, frantoi e palazzi medievali, come quelli dei Colesanti e dei Bocca.

Si raggiunge poi la piazza principale di Civita di Bagnoregio, sulla quale si affaccia la cattedrale di San Donato. Qui si affaccia inoltre il palazzo Alemanni, oggi sede del Museo Geologico e delle Frane. La fine del borgo è caratterizzata da un belvedere che, posto in una proprietà privata, permette di raggiungere con lo sguardo i calanchi.

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